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Riceviamo questa lettera dal compagno Ruben Rivera Alvarez che nel mese di luglio è stato in Italia per intervenire in diverse assemblee e alla manifestazione di Genova contro il G8. La pubblichiamo volentieri ricordando che stiamo continuando la raccolta di fondi per la rivista marxista Militante con la vendita del documento: "Lo zapatismo e la rivoluzione messicana, un bilancio critico" che può essere richiesto ai numeri della redazione (prezzo 3.000 lire e oltre). I soldi che verranno raccolti saranno interamente devoluti ai compagni messicani. Grazie


Solo la classe lavoratrice può fornire una via d’uscita alla crisi!

"Nessuno ci presta più un soldo". Queste le parole di Domingo Cavallo, superministro dell’economia, davanti all’ennesima crisi finanziaria che ha colpito l’Argentina.

La politica di privatizzazioni iperliberista degli anni novanta che aveva illuso gli argentini con un effimero boom, sta mostrando oggi profondi effetti recessivi. Una recessione economica che dura da tre anni e che continuerà anche per l’intero 2001. Della crisi del modello economico dello scorso decennio non ne stanno pagando le conseguenze solo le masse, ma anche il principale responsabile del disastro, l’ex presidente Menem, arrestato per associazione illecita.

Per fermare le lotte sociali

La nomina di Domingo Cavallo a superministro dell’Economia e la concessione allo stesso di pieni poteri sono i segnali più clamorosi del fatto che l’Argentina è entrata in una crisi drammatica, di cui si possono delineare tre aspetti fondamentali, che si influenzano a vicenda.

Tale crisi è infatti economica, sociale e politica. Dal punto di vista economico, il paese è in recessione da tre anni. Nel ‘99 il Prodotto interno lordo è diminuito del 3,5% e nel 2000 la crescita è stata zero, mentre nei primi due mesi del 2001 la produzione industriale è calata dell’1,9% (a febbraio, -2,9) rispetto allo stesso periodo del 2000. Il deficit fiscale è pari a 120 miliardi di dollari, quello estero 150 miliardi e a dicembre la dichiarazione di insolvenza argentina pareva dietro l’angolo, quando l’Fmi ha concesso un pacchetto di aiuti di 40 miliardi di dollari.

L’inizio della rivolta zapatista, nel gennaio del 1994, ha segnato un punto di svolta in America Latina e sul piano internazionale. Le concezioni del subcomandante Marcos, hanno conquistato grande popolarità nei movimenti contro la globalizzazione, e tra gli intellettuali di sinistra.

L’11 marzo del 2001 si è giunti all’apice di questo processo con l’arrivo della delegazione zapatista a Città del Messico e la manifestazione di massa che ha accolto i dirigenti dell’Ezln, un successo strepitoso dal punto di vista della partecipazione.

Le lotte di massa impongono la ritirata al governo

 Un anno fa una vera e propria insurrezione di massa scuoteva l’Ecuador e inaugurava il nuovo millennio. Solo a causa della fiducia malriposta dai leaders della rivoluzione nei vertici delle Forze Armate la borghesia poté riprendere il controllo della situazione. (per un’analisi più dettagliata vedi FalceMartello 137).

120.000 morti in trent’anni di conflitto; 25 milioni di poveri, i tre quarti della popolazione, dei quali 11 milioni vivono nella miseria più totale; il tasso di disoccupazione più alto di tutto il Sudamerica, il 21%. Una delle più incredibili concentrazioni della proprietà della terra, dove l’1,5 dei proprietari terrieri possiede l’80% delle superfici coltivabili. Queste alcune cifre che facilitano a capire la situazione disperata in cui si dibattono le masse della Colombia.

La classe operaia entra in scena

Gli avvenimenti in America Latina si stanno sviluppando a una velocità vertiginosa. La crisi del capitalismo ha un effetto durissimo sulle masse lavoratrici del subcontinente.

Il problema chiave della situazione non è la mancanza di una risposta combattiva di queste ultime agli attacchi della borghesia, ma l’assenza di un’alternativa politica anticapitalista da parte della direzione del movimento operaio. Uno sguardo alla situazione in diversi paesi sembra confermare queste nostre affermazioni.

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