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Esplode la rivolta in Bolivia

Dopo il tentativo rivoluzionario in Ecuador del gennaio scorso, scioperi e proteste di massa continuano a sconvolgere l’America Latina. In Costa Rica la mobilitazione dei lavoratori ha costretto il governo a rinviare la privatizzazione delle imprese statali dell’elettricità e delle telecomunicazioni. Ancora più importante lo scontro sociale che sta avendo luogo in Bolivia, e che ha portato il Presidente Hugo Banzer, dittatore del paese negli anni ’70, a dichiarare lo stato d’emergenza per la durata di 90 giorni.

La crescita economica che ha investito il continente negli anni ‘90 ha portato

i guru del capitale a parlare di un supposto miracolo economico.

Della crescita però hanno beneficiato solo le multinazionali, l’elite capitalista locale e settori limitati delle classe media.

Il boom non ha migliorato le condizioni di vita dei settori più poveri. Il debito estero dell’America Latina (700 miliardi di dollari) equivale ormai al doppio delle esportazioni del continente e le condizioni di vita delle masse precipitano: con l’eccezione della Colombia, Uruguay, Cile e Costa Rica il reddito pro capite dei paesi dell’America Latina era nel ‘94 inferiore a quello del 1980.

291 giorni di lotta all’università

Il 6 febbraio alle sei del mattino migliaia di poliziotti delle forze speciali messicane sono entrati negli edifici dell’Unam (Università nazionale autonoma del Messico), con le maniere forti hanno arrestato e portato in prigione 637 studenti, membri del Cgh (Comitato generale di sciopero) che per 10 mesi aveva diretto lo sciopero con occupazione di quella che è la maggior università d’America. L’occupazione, che era stata preceduta da tre cortei molto numerosi, da due giornate di sciopero e da una consultazione con la partecipazione di 100mila studenti, ha potuto contare sulla solidarietà di settori importanti della popolazione (tra cui segnaliamo il sindacato degli elettrici), ma non è riuscita a creare le condizioni per un’azione decisiva contro la politica liberista del governo federale.

Un nuovo Bolívar per l’anno Duemila?

Sette mesi fa saliva alla presidenza del Venezuela Hugo Chávez Frías. Sulla base di un appoggio di massa della popolazione, l’ex colonnello sta portando avanti un programma nazional-populista e contro la corruzione che ha attirato l’attenzione, pienamente giustificata, dei mass-media internazionali.

 

Messico

 

Il 20 aprile più di 200 mila studenti dell’UNAM (Università Nazionale Autonoma del Messico) hanno cominciato uno sciopero generale ad oltranza contro il tentativo del governo di aumentare le tasse e eliminare la gratuità dell’insegnamento pubblico. Questo diritto esiste dalla rivoluzione del 1910 ed è stato difeso con enormi mobilitazioni nel 1926, 1968 e 1986.

Crisi economica e mobilitazioni sociali

La crisi economica mondiale sta colpendo duramente il Sudamerica. I governi del subcontinente erano stati in prima linea tra i fautori della "rivoluzione neoliberista", privatizzando in molti paesi la quasi totalità delle imprese pubbliche e aprendo i propri mercati ai capitali esteri. Così si sono trovati indifesi davanti alla crisi finanziaria nell'autunno scorso. Le borse di tutti i paesi sono crollate nel '98, il Prodotto interno lordo (Pil) del Sudamerica è cresciuto solo dell’1,1%, mentre nel 1997 la crescita era stata del 5,3%.

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