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Abbiamo appena ricevuto questo rapporto estremamente importante da parte dei compagni pakistani. Spiega come l’assassino di Benazir Bhutto abbia avuto l’effetto di un catalizzatore che ha spinto le masse verso la strada della rivoluzione. La situazione sta cominciando ad assomigliare a quella della Russia zarista dopo la domenica di sangue del gennaio 1905. I marxisti pakistani di The struggle stanno giocando un ruolo guida nel movimento di massa, come dimostra chiaramente il rapporto. Attraverso la combinazione dell’idea della rivoluzione socialista con rivendicazioni di transizione democratiche stanno guadagnandosi l’ascolto delle masse e preparando il terreno per sviluppi rivoluzionari importanti in questo enorme paese dell’Asia che conta 160 milioni di abitanti.

Le masse vogliono agire contro i cospiratori 
 

L’assassinio di Benazir Bhutto ha generato un’esplosione di rabbia popolare. Il Pakistan è in preda a rivolte ed a proteste di massa. La società è stata scossa fino alle fondamenta. Le strade di ogni città e villaggio hanno assistito allo straripare di emozioni umane nel loro stato più elementare. L’esercito e la polizia sono impotenti e non riescono a fermare la marea di indignazione. Il governo è scosso in profondità.
 

Benazir Bhutto è stata uccisa da un attentatore suicida. La leader del Partito del popolo pakistano (Ppp) aveva appena parlato in un comizio organizzato dal Ppp a Rawalpindi quando è avvenuto l’attacco suicida. Le prime agenzie parlavano di almeno 100 morti ma secondo le ultime notizie le vittime dovrebbero essere una quindicina.

Mentre si avvicina il giorno delle elezioni per l'assemblea nazionale, previste per l'8 gennaio, l'atmosfera in Pakistan si fa sempre più tesa. Il movimento operaio deve fronteggiare non solo lo stato e la dittatura di Musharraf ma anche i fondamentalisti religiosi e formazioni fasciste, come nel caso descritto dal sito In defence of Marxism. Chiediamo ai nostri lettori e sostenitori di seguire il nostro sito nei prossimi giorni, potrebbe essere necessario agire rapidamente per organizzare iniziative di solidarietà con i marxisti pakistani.


Pubblichiamo ampi estratti di un articolo di Alan Woods. Il testo integrale è reperibile in inglese su www.marxist.com

Il ritorno di Benazir Bhutto e di Nawaz Sharif e le formali dimissioni dall’esercito del generale Pervez Musharraf significano l’inizio della fine per la dittatutura, che ha perso ogni spinta e crolla sotto il suo stesso peso. Anche se la legge marziale è ancora in vigore la dittatura ha mostrato di essere una tigre di carta. I suoi giorni sono contati.

Un paese nella morsa dell’imperialismo


Il 3 novembre scorso il dittatore Pervez Musharraf sospende la Costituzione e dichiara la legge marziale. Vengono addotti motivi di sicurezza nazionale in seguito agli attentati-strage del mese precedente contro la leader del Ppp Benazir Bhutto. Nelle settimane successive vengono arrestati migliaia di attivisti politici, avvocati, sindacalisti, attivisti del Ppp, la stessa Bhutto è agli arresti domiciliari. La protesta si diffonde, decine di università diventano punti nevralgici della rivolta; ogni manifestazione viene dispersa violentemente dalla polizia, ma la repressione dà luogo ad altre manifestazioni.

 

Manzoor Ahmed, il deputato marxista pakistano, è stato liberato stamattina, lunedì 19 novembre. Era stato arrestato venerdì scorso poiché era fra i principali organizzatori delle mobilitazioni contro lo stato d'emergenza imposto dal generale Musharraf.

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