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Nello scorso giugno il Brasile si è risvegliato da un lungo torpore: centinaia di migliaia di giovani sono scesi in piazza per protestare contro l’aumento del biglietto dei trasporti pubblici nelle principali città del paese. Quando aumentano i prezzi dei trasporti pubblici, la vita diventa improvvisamente più dura per il 99% della popolazione. La difficoltà si sente in modo evidente perché il sistema capitalista sta già distruggendo l’istruzione, la sanità, la cultura, i diritti sul posto di lavoro.

 

Questo potrebbe essere l’inizio di un movimento di massa con richieste specifiche e un certo livello di coscienza di classe. La lotta è contro l’aumento delle tariffe del trasporto pubblico, ma non necessariamente si manterrà limitata a quest’unico obiettivo.

Per comprendere le manifestazioni che in questi giorni si sono svolte in tutto il paese contro l’incremento delle tariffe del servizio autobus, è d’aiuto ricordarci cosa ha fatto scoppiare la “Primavera araba” nel 2010: il 17 dicembre di quell’anno, Mohamed Bouazizi si è dato fuoco per protesta e questo ha causato l’inizio delle lotte contro l’aumento del costo della vita in Tunisia. Subito dopo il movimento iniziò ad aggiungere altre richieste in risposta alla difficile situazione economica, acquistando così un carattere di massa: molte persone si potevano riconoscere facilmente negli ideali e nelle proposte di quelle battaglie.

Simili fenomeni spontanei sono poi scoppiati in Spagna, Portogallo, Grecia. Un esempio geograficamente vicino al Brasile è la lotta cilena per un’istruzione pubblica gratuita di quest’anno. Un solo retroscena dietro queste mobilitazioni: la crisi economica. Questa stessa crisi collega e unisce le lotte dei giovani e dei lavoratori di tutto il mondo.

La crisi ora arriva fino al Brasile. Il mercato azionario sta fallendo, il dollaro diventa più forte e aumentano i costi dei beni di prima necessità come il cibo. L’inflazione dichiarata è al 6%, ma i prezzi nei negozi di alimentari sono saliti del 20 o 30%, in alcuni casi sono addirittura raddoppiati. La presidentessa Dilma programma un “piano ottimista”, ma quanto danneggia le condizioni di vita dei lavoratori può essere risolto solo adottando pesanti misure contro il padronato nazionale e internazionale; questo governo, però, con il Pt (Partido dos trabalhadores – Partito dei lavoratori) coinvolto in alleanze con la borghesia, non può permettersi queste manovre!

 

Una prima vittoria

 

Quali risultati sta raggiungendo il movimento brasiliano grazie a questa lotta? A São Paulo sono già stati ritirati gli aumenti delle tariffe del trasporto pubblico e subito il sindaco di Rio de Janeiro ha capitolato. Vinta la battaglia in queste due città, anche le altre autorità cederanno presto.

Non siamo gli unici a individuare l’importanza di un movimento di massa: anche i padroni sono consapevoli delle forze in campo. La loro risposta? Sempre la stessa: tentare di spaccare il movimento in ogni modo possibile e uno dei metodi preferiti in ogni parte del mondo è infiltrare fascisti nel movimento. I nostri compagni brasiliani di Esquerda marxista raccontano un evento significativo a questo proposito: durante le proteste del 18 giugno, a São Paulo, hanno ricevuto minacce durante il corteo della manifestazione. Gridando “via i partiti!” e “abbassate quelle bandiere!”, alcuni ceffi mascherati hanno tentato di spingere la folla a cacciare Esquerda marxista e altri gruppi di sinistra dalla piazza, minacciando di strappare gli striscioni.

Il 20 giugno questi infiltrati hanno gettato la maschera: armati di coltelli, spranghe e spray al peperoncino, i fascisti hanno iniziato a introdursi, sotto l’occhio vigile della polizia, negli spezzoni dei partiti di sinistra, sindacati e organizzazioni degli studenti. Dopo due chilometri e mezzo di pressioni, i fascisti sono riusciti nel loro intento: chiunque avesse una posizione anche solo vagamente a sinistra è stato attaccato e cacciato dalla manifestazione. Anche in altre città (Rio, Belo Horizonte, Florianopolis) i fascisti hanno aggredito, minacciato, strappato bandiere. Non ci stupisce affatto. Gli estremisti di destra vengono protetti e finanziati precisamente per questo scopo: attaccare e distruggere l’unità e i contenuti dei movimenti di massa, il più grande terrore dei padroni.

 

Lo spostamento a destra del Pt

 

Il Pt è in parte responsabile: come si può pretendere che il popolo abbia fiducia nei partiti quando il principale riferimento delle masse si allea con i reazionari? Come difendersi dai fascisti quando i dirigenti del Pt votano a favore dell’aumento dei prezzi dell’autobus (come Haddad, sindaco del Pt di São Paulo) o comunque non organizzano quelle manifestazioni che loro stessi convocano? Agire per la libertà di espressione della classe lavoratrice e dei giovani è di vitale importanza: per difenderci dalla repressione e dagli infiltrati fascisti dobbiamo essere organizzati. In risposta a tutto questo è quindi nato il comitato Bandera vermelha (Bandiera rossa): militanti di sinistra di diversi partiti ed aree si sono trovati, il 22 giugno, a creare una struttura di movimento antifascista per proteggere i cortei da questi infiltrati.

Resta comunque la repressione poliziesca: a causa dei gas lacrimogeni e dei proiettili di gomma, centinaia di manifestanti sono rimasti feriti. Nella strada simbolo delle proteste, Avenida Paulista a São Paulo, sono state perfino organizzate delle imboscate contro il corteo. Colpendo senza discriminazione, sono stati feriti anche molti giornalisti incaricati dai media di presentare i manifestanti come vandali e violenti: meravigliose perle d’ironia che la realtà dei fatti ci mette davanti! La solidarietà dei manifestanti in Turchia è giunta in fretta in Sud America ed immediatamente è arrivata la risposta: molti brasiliani hanno portato in piazza bandiere turche, a dimostrare come la propaganda nazionalista non servirà a confinare e limitare la crescente unità di classe dei lavoratori di tutto il mondo.

Quando Lula vinse le elezioni brasiliane nel 2002, queste presero subito un valore simbolico per milioni di lavoratori: un ex-metalmeccanico, “uno di noi”, a guidare il paese! Quel che è accaduto poi, però, è sotto gli occhi di tutti. Lo stesso Lula e oggi l’attuale presidente Dilma Rousseff hanno governato in coalizione con partiti anche conservatori e reazionari: pur garantendo parziali progressi sociali, hanno incrementato le privatizzazioni e attaccato il sistema pensionistico.

I sindacati, negli anni, hanno organizzato qualche manifestazione, ma poi la firma al tavolo delle trattative non è mai mancata. Oggi tutto questo ha iniziato a cambiare: dal 6 marzo il Brasile ha visto svariate manifestazioni di lavoratori nella capitale, Brasilia, mentre miliardi di dollari vengono spesi nella costruzione di stadi per la coppa del mondo del 2014. Chi paga tutto questo? I lavoratori e i giovani, ovviamente. Al danno si aggiunge la beffa: la Fifa ha iniziato a chiedere feroci limiti al diritto di sciopero e di manifestazione a cui il Pt sta rispondendo positivamente!

Il compito più urgente per il movimento è quindi organizzare la difesa del diritto di espressione dei sindacati di classe e dei partiti di sinistra nelle manifestazioni, un diritto ottenuto durante le lotte contro la dittatura militare. Il Brasile in rivolta ha mostrato la bancarotta della politica del Pt: le alleanze con i padroni hanno avuto come effetto solo l’alienazione di tanti giovani dalla sfera politica e il disorientamento dei vecchi militanti. Il ritiro dell’aumento dei biglietti mostra invece quanto la lotta possa pagare in termini di conquiste: quando gli studenti si uniscono ai lavoratori niente può fermarli!

Grecia, Spagna, Portogallo, Cipro, Canada, Stati Uniti, Tunisia, Egitto, Cile e oggi anche il Brasile: la crisi arriva ovunque e in tutto il mondo si sente il bisogno di organizzarsi per battaglie sempre più aspre contro questo sistema.

La sola rabbia infatti non basta: solo organizzando la classe lavoratrice unita potremo rovesciare questo sistema di sfruttamento una volta per tutte.

Viva le lotte dei lavoratori di tutto il mondo!

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