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La provincia di Varese è chiamata anche “provincia con le ali”, deve questa definizione alla nascita, nei primi decenni del secolo scorso, della Caproni, della Marchetti, della Agusta e dell’Aermacchi, aziende che hanno fatto la storia dell’aviazione italiana e mondiale.
Oggi le prime due non esistono più, assorbite dalla Agusta Westland e dalla Alenia Aermacchi che, a loro volta, sono entrate a far parte del gruppo Finmeccanica.
I loro fatturati, nonostante la crisi, continuano ad aumentare grazie alle commesse milionarie che arrivano dai governi di vari paesi, impegnati nelle famose “guerre umanitarie”.
Nel 2008 Alenia Aermacchi presenta il suo ultimo progetto: l’addestratore tecnologicamente avanzato M346 che dovrebbe servire per “formare” i piloti all’uso di cacciabombardieri, in realtà è progettato per poter essere armato con missili aria-terra, missili antinave, bombe ed un cannone da 30mm.
Alla presentazione, tenuta presso la sede di Alenia Aermacchi, erano presenti, oltre a vari politici locali, rappresentanti del governo Berlusconi ed esponenti del centrosinistra.
Da quel giorno, in molti si sono sprecati in complimenti ed apprezzamenti per il risultato del lavoro dei tecnici Aermacchi: da Berlusconi, che si è proposto come “commesso viaggiatore” per proporre la vendita del M346 all’estero, ai ministri La Russa e Maroni, tra i primi a provare l’aereo, fino all’onorevole Marantelli (esponente di punta degli ex-Ds varesini e attuale deputato Pd) che non si è sottratto a commenti entusiasti per “l’ottimo lavoro svolto da un azienda varesina” ed ai ringraziamenti per il “sostegno alla definizione di Varese provincia con le ali”.
È forse per la presenza sul territorio di queste fabbriche belliche, nonché della base operativa di reazione rapida della Nato a Solbiate Olona, che la provincia di Varese, nonostante un dominio politico quasi incontrastato della Lega e del Pdl, ha sempre avuto un forte movimento pacifista che ha visto negli anni, oltre all’adesione alle manifestazioni contro le guerre, la nascita di associazioni locali.
È proprio dalle associazioni pacifiste varesine che è nata, dopo la notizia dell’acquisto da parte dello stato d’Israele di trenta addestratori M346, l’idea di una grande manifestazione di protesta che si terrà sabato 13 ottobre alle 14,00 davanti alla sede Aermacchi a Venegono inferiore.
Come marxisti abbiamo l’obbligo di essere presenti sia perché non possiamo non condividere la protesta contro la vendita di aerei da guerra ad Israele, sia perché dobbiamo spiegare che queste battaglie, seppur condivisibili, non potranno mai modificare le cose se non vengono inserite in un contesto di messa in discussione totale della società.
Se davvero questo movimento avesse la forza d’imporre a Finmeccanica un confronto che mettesse in discussione il contratto con Israele che posizione prenderebbero i lavoratori Aermacchi? Si avrebbe una contrapposizione simile a quella che si sta vivendo oggi a Taranto tra ambientalisti e operai dell’Ilva.
E anche ammettendo che il movimento sia così forte da indurre Finmeccanica a rinunciare alla commessa chi potrebbe impedire ad Israele di acquistare aerei simili da altri fornitori?
È sicuramente positivo che i promotori della manifestazione abbiano pensato ai lavoratori ma non è sufficiente l’appello che si trova nel loro comunicato a “non accettare il ricatto occupazionale e di adoperarsi affinché le fabbriche non producano strumenti di morte ma siano destinati alla produzione di beni socialmente utili ed ecologicamente compatibili”, la soluzione purtroppo non è così semplice e non sta né nella scelta autonoma di un lavoratore di rinunciare al suo stipendio né, tantomeno, nella speranza che un’azienda rinunci volontariamente ai grandi profitti dati dalle costruzioni belliche per riconvertirsi a, meno redditizie produzioni civili.
La soluzione passa esclusivamente per il controllo dei lavoratori e della popolazione dell’Aermacchi, unico modo perché le decisioni su cosa, come, quanto e per chi produrre tengano conto delle reali necessità della società e non degli interessi economici di qualche capitalista “privato” o amministratore delegato “pubblico”.

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