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Con la nostra faccia tra i lavoratori, indipendenti dai due poli del securitarismo e degli affari!



FalceMartello: Dopo una fase di rinnovamento interno, a Modena il partito è uscito dalla giunta di centrosinistra. Perché avete ritenuto necessario farlo a pochi mesi dalle elezioni amministrative?

Francesco Giliani: Avevamo mandato giù troppi rospi. La rottura era necessaria per essere finalmente liberi di agire coerentemente e recuperare la credibilità del partito. Protestare ma restare in una Giunta fatta di privatizzazioni, esternalizzazioni e clericalismo aveva depresso la militanza e rotto tanti legami sociali del partito. La nascita del Pd aveva accelerato l’intero processo, anche nell’arroganza decisionista. Ciliegina sulla torta, nell’agosto del 2008 la Giunta Pighi manda la polizia a sgomberare il centro sociale “Libera”. E cosa deve sorgere in quella zona di campagna? Un autodromo, uno scempio ambientale che potrebbe mettere a rischio le falde acquifere della città ma che costituisce l’ennesima occasione di profitto per i costruttori edili. Insomma, non era certo presto per la rottura.


Qual è stato il percorso che ha portato il partito alla rottura?

Un percorso cristallino. Registrato il giudizio negativo sulla Giunta della quasi totalità dei compagni, abbiamo costruito un documento che ponesse al Pd i punti di una svolta a sinistra senza la quale avremmo rotto subito. Chiedevamo la ripubblicizzazione di Hera, società a capitale misto che gestisce acqua, luce, gas e rifiuti, la non privatizzazione dei trasporti, la stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione, lo stop ai progetti di cementificazione selvaggia ed una presa di posizione per la chiusura del Cie. Punti sui quali aprire una discussione in città per chiarire la nostra rottura. Il Pd non ha risposto. Sd ha accusato il Prc di massimalismo e di “stalinismo di ritorno”. La votazione sul Bilancio è stata l’occasione utile per formalizzare la nostra uscita dal centrosinistra.


Quale clima si respirava nel partito? Come hanno reagito i vendoliani?

Le discussioni nel partito sono state animate. Per la prima volta dopo anni i compagni sono stati messi nelle condizioni di conoscere le politiche della Giunta e di esprimere una valutazione consapevole. Non c’erano più due livelli, il primo proprio degli istituzionali e di una élite dirigente ed il secondo, fatto di una realtà dipinta a tinte rosee, per il resto del partito. I vendoliani non hanno partecipato alla discussione e sono usciti dal partito abbaiando contro il cambiamento che stava avanzando.


Quali sono le ripercussioni sull’attività del circolo di questo mutamento di strategia?

Innanzitutto una vita interna più viva. C’è meno autocensura e più franchezza nel dibattito. Tuttavia, non è facile lavorare su un terreno pieno di macerie frutto di una precedente gestione verticistica e moderata. Spesso incontriamo giovani e lavoratori diffidenti a causa della fase governista. Con una certa dose di ragione ora vogliono vedere se facciamo sul serio. Il circolo interviene davanti ai cancelli delle principali aziende ed ha contribuito attivamente alla lotta contro il licenziamento di 112 precari alla Maserati. Un delegato Fiom iscritto anche al Prc, Eugenio Scognamiglio, è stato ingiustamente licenziato dall’azienda dopo esser stato tra i protagonisti di quella vertenza.

Siamo intervenuti sulle questioni più svariate, dall’aumento delle bollette alle foibe, senza alcuna diplomazia politicante. Diversi operai e delegati sindacali si sono iscritti per la prima volta, alcuni compagni si sono riavvicinati. La prova più incoraggiante è stata la partecipazione di 300 persone allo spezzone del partito al corteo del 25 aprile. Uno spezzone che ha calamitato quasi tutti i giovani, ritmato da un camion-banda da cui dei compagni suonavano canzoni partigiane e comuniste.


Ora siamo entrati in campagna elettorale per le europee e le amministrative. A Modena correte soli candidando te come sindaco. Come navigate in mare aperto?

C’è un forte elemento di spinta dal basso. Le iniziative di campagna elettorale si decidono in assemblea, i compagni producono in prima persona i tazebao che utilizziamo ai banchetti.

Il programma cerca di evidenziare le modalità, spesso nascoste, con cui una Giunta trasferisce risorse pubbliche ai padroni e lancia alcune idee per invertire tale processo. Siamo partiti dall’idea che nemmeno il bilancio di un Comune è neutro dal punto di vista di classe ed abbiamo trovato cose interessanti.


Quali?

Ad esempio che il Comune di Modena stanzia più di 3 milioni di euro all’anno in aiuti diretti alle imprese. Oppure che cifre ancora maggiori, attorno ai 10 milioni di euro, servono ad abbattere gli interessi che le imprese pagano alle banche. Quindi alcune imprese pagano tassi di interesse dell’1,5% mentre i comuni mortali che accendono un mutuo per la casa o l’auto devono pagare interessi 4 o 5 volte maggiori. La lista potrebbe continuare, dalle agevolazioni per comprare terreni a destinazione industriale a prezzi non di mercato alle spese di marketing per promuovere fiere sui marchi locali. Perché quei soldi non si danno ai lavoratori per abbassare rette dei nidi e bollette?

Altrettanto interessante è la parabola delle ex municipalizzate. La gestione di queste aziende è un canale con cui il Pd si integra nel capitalismo. A Modena il colosso è Hera: il 42% delle sue azioni sono in mano di privati, tra i quali banche d’affari come la Lazard e la Pictet. Ormai Hera fa affari al di là delle frontiere locali. Hera ed Acea, ad esempio, si sono messe in affari con la Dyna Network, una società controllata da una finanziaria di diritto lussemburghese. Con quale obiettivo? Beneficiare della liberalizzazione della vendita di gas voluta da Bersani. Per lo stesso motivo Hera, Vng, colosso del gas tedesco, e San Marino hanno firmato una lettera d’intenti per la commercializzazione del gas che la piccola repubblica, detentrice di una quota di Hera, intende acquistare in Libia. Tutto ciò avviene sulla testa della gente. Soltanto la rimunicipalizzazione di Hera consentirebbe di lanciare un piano per lo spegnimento dell’inceneritore tramite la raccolta differenziata porta a porta, il riciclo effettivo ed il trattamento dei rifiuti non riciclabili col trattamento meccanico-biologico. Invece, in piena logica aziendalista, abbiamo un raddoppio dell’inceneritore e si può star sicuri che si cercheranno più rifiuti speciali possibile, maggiormente lucrosi da smaltire e venduti a libero mercato, per accontentare gli azionisti di Hera ma non la salute della popolazione.


A livello nazionale il dibattito sulla sicurezza impazza. A Modena?

Modena non fa eccezione. Pd e Pdl ne fanno il primo tema. Il sindaco ha emanato una vergognosa ordinanza antiaccattonaggio e sdoganato i comitati per la sicurezza, accusando il governo di destra di non fare abbastanza. Recentemente, tre membri dei comitati si sono candidati nella Lega Nord ed un altro in una lista civica di centrodestra. Il Pd rincorre la destra fino a rompersi il collo.

Il Prc combatte la criminalizzazione degli immigrati e la militarizzazione delle città col pretesto della microcriminalità dilagante. Peraltro, i dati forniti dalla Questura parlano di un calo dei reati legati alla microcriminalità e di un aumento delle estorsioni e della penetrazione della mafia nell’edilizia e non solo. Per questo proponiamo il divieto dei sub-appalti e davanti a chi parla di 25 poliziotti in più sosteniamo che ci sarebbe bisogno di 25 ispettori del lavoro in più.

Per rendere più vivibili i quartieri non servono poliziotti ma spazi di aggregazione sociale e soprattutto case popolari per tutti. Però, mentre 1500 famiglie aspettano una casa popolare e circa 10mila alloggi sono sfitti, il Pd ha lanciato un piano di svariati milioni di euro per rifare alcune piazze del centro. Sistemare il salotto buono della città e lasciare alla deriva i quartieri popolari. Noi chiediamo che i soldi dei progetti per le piazze del centro vengano dirottati su un piano di case popolari e che il Comune acquisisca, o se necessario requisisca, le case sfitte.


Quali sono stati i criteri per comporre la lista?

è una lista fatta di operai, insegnanti e lavoratori dipendenti. Contiamo una decina di delegati, dall’industria metalmeccanica (Ferrari, Sirti) al tessile (Simint), attivisti sindacali della Terim, della Maserati, dei servizi sociali. Numerosi sono i precari e gli studenti impegnati nella lotta contro la riforma Gelmini. Siamo il vero schiaffo alla “casta”! Saremo un megafono per la lotta di classe e le idee del comunismo.

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