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Alle elezioni provinciali di Parma il candidato a Presidente della Provincia del Prc, Walter Aiello, si ferma al 2% mentre la lista di Rifondazione comunista raccoglie una percentuale del  2,2%, pari a 4.628 voti assoluti. Il risultato è in linea con l'esito negativo che il Prc registra un pò ovunque.

Il dato significativo sul quale occorre riflettere è invece quello relativo alle migliori performance delle liste della Sinistra e dei Comunisti italiani che, in alleanza con il Partito democratico, raccolgono rispettivamente il 3,9% è il 2,5% dei voti. Il risultato ottenuto da Sinistra e Pdci permetterà loro di avere un consigliere a testa nel caso in cui il candidato del centro-sinistra, Bernazzoli (al 49,1%), dovesse vincere al ballottaggio. Se da un lato l'8,6% complessivo delle 3 liste evidenzia un buon potenziale di critica a sinistra del Pd, il risultato del Prc conferma, invece, le difficoltà che sconta la proposta politica di autonomia dal Partito democratico laddove la svolta a sinistra è stata seriamente declinata, almeno sul terreno di un programma politico-elettorale alternativo a quello del Pd.

Il messaggio del Prc, insomma, anche quando alternativo, non è ancora percepito in modo credibile e così resta la possibilità che l’unità “anti-berlusconiana sia intesa da molti lavoratori e giovani come un “valore in sé”, a prescindere dalle scelte del Pd e dagli interessi sociali che i democratici tutelano. Se la Sinistra e i Comunisti italiani hanno scelto di abbandonare l’opposizione alle scelte filo-padronali del Pd parmense, accettando una proposta programmatica che parla di inceneritore, cementificazione, denaro pubblico alle imprese, tuttavia Rifondazione comunista non è riuscita nell’intento di veicolare un alternativa che parlava di sviluppo occupazionale legato alla difesa dell’ambiente e del diritto alla salute. Con pochi mezzi (anche finanziari) a disposizione, la campagna elettorale ha fatto quindi emergere le ancore tante insufficienze del nostro Partito.

Dopo gli errori del recente passato, la credibilità non la si potrà riguadagnare molto facilmente, se non rimettendo al centro del nostro agire politico quel “tornare fra la nostra gente”, nei luoghi di lavoro e nelle piazze, che dovrà essere il nucleo centrale attorno a cui ricostruire i circoli e le strutture del Partito. Le difficoltà principali sono invece emerse proprio su questo punto. In primo luogo, c’è stato uno scollamento tra il gruppo dirigente della Federazione e parte dei circoli o nuclei di compagni che non condividendo pienamente, o talvolta non comprendendo le motivazioni della rottura con il Pd, non hanno aderito con convinzione alla campagna elettorale.

In secondo luogo, l’iniziativa politica dei circoli sul territorio si è indebolita da molto tempo e se in certe circostanze questa riprende almeno in prossimità della campagna elettorale, nel frattempo qualche attivista è stato perso e i legami con i nostri referenti sociali si sono ulteriormente affievoliti. Infine, troppa influenza è stata ancora attribuita alle comparsate in televisione che, quando ci sono state, non sempre sono state efficaci né hanno rappresentato un valore aggiunto per la nostra campagna.

Davanti a tutte queste difficoltà, la responsabilità del gruppo dirigente dovrà essere quella di riprendere a tutto campo la discussione con gli iscritti e i militanti riguardo al programma e alla strategia politica necessari per contrastare quelle politiche di privatizzazione e di mercificazione delle risorse naturali condivise dagli amministratori del Pd e della destra, che vedono nelle conseguenze sociali e ambientali di queste scelte il prezzo da far pagare ai lavoratori per fuoriuscire dalla crisi economica. Da qui si riparte, a cominciare dal conflitto popolare da organizzare contro quella fabbrica di morte che potrebbe essere il mega-inceneritore voluto da Pd e Pdl, entrambi proni agli interessi dei soci privati di Enia.

In questo senso l’ 11% ottenuto da Antonio Varatta, candidato sindaco del Prc a Torrile, centro alle cui porte dovrebbe sorgere l’eco-mostro, è significativo e rivela che c’è una mobilitazione da organizzare e sulla quale investire le nostre energie. Oggi, solo un piccolo, ma importante, settore di lavoratori si rivolge al nostro Partito. Solo se riusciremo a dare loro una risposta sul terreno della lotta, rompendo la loro “solitudine”, potremo aspettarci di recuperare credibilità, così come torneranno anche i voti e i consensi.

* Segreteria Prc Federazione di Parma

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