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Come in più occasioni riportato anche dalle colonne di questo giornale, non si contano i tentativi dei gruppi dirigenti locali di nascondere dietro ad un millantato accoglimento ed un dichiarato supporto attivo della svolta politica di Chianciano una sostanziale continuità con le pratiche politiche istituzionaliste e burocratiche che hanno condotto il nostro Partito sull’orlo del fallimento e del disfacimento.

Fino a poco tempo fa questo è esattamente ciò che accadeva anche nella federazione reggiana del Prc.

Per almeno due mesi i compagni e le compagne del Comitato Politico Federale hanno dovuto assistere ad una discussione su una bozza di programma scritta, tanto erano blande ed annacquate le posizioni politiche in essa contenute, con lo scopo implicito di addivenire al più presto all’alleanza con il Pd sia nel Comune capoluogo che in Provincia che si sarebbero tradotte in posti da assessori e consiglieri assicurati.

Sembrava che a nulla valessero le bordate di critiche piovute su quel documento nel corso delle discussioni.

Tutto questo ha avuto un epilogo per molti inaspettato durante il Comitato politico federale (Cpf) del Prc del 20/04/09.

Un documento alternativo e fortemente caratterizzato a sinistra, uscito da una assemblea tra diverse sensibilità nel partito, ha avuto la meglio con 31 voti a 24 su quanto proposto dal segretario.

Il documento approvato ha posto 6 punti irrinunciabili sul tavolo delle trattative con il Pd: scorporo dell’intero ciclo idrico da Enia e suo affidamento ad una società totalmente pubblica, no alla costruzione di inceneritori, blocco delle esternalizzazioni e privatizzazioni, potenziamento del welfare da gestire direttamente dagli enti pubblici con proprio personale, assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari che lavorano nella e per la pubblica amministrazione, tagli alle scuole paritarie e confessionali e risorse aggiuntive alla scuola pubblica. A tali richieste, durante i tavoli di trattativa, non sono corrisposti impegni programmatici chiari da parte del Pd, solo belle parole e dichiarazioni di intenti.

Il voto espresso dai compagni e dalle compagne nel successivo Cpf del 29/04/09 è risultato quindi contrario all’accordo col Pd con 31 voti a 19. Tale risultato si inserisce pienamente nella linea uscita dall’ultimo congresso nazionale di Chianciano che ha sancito la svolta a sinistra e la fine delle alleanze organiche con il centro sinistra, sottoponendo le eventuali alleanze alla precisa valutazione dei programmi nei vari territori.

La stessa sera l’area “Ferrero” (o meglio, come in molti ormai la definiscono, l’area “Ferrari” dal cognome dell’uscente assessore provinciale in ragione delle modalità di gestione di tale area) una volta verificato che la propria linea favorevole all’accordo con il Pd è risultata minoritaria è uscita dall’aula con l’intenzione di far mancare il numero legale, ma il tentativo questa volta è fallito e il numero legale è stato raggiunto.

Il giorno seguente, lo stesso Ferrari ed il Segretario Provinciale Tasselli hanno tenuto una conferenza stampa. Dalla federazione provinciale del Prc (e con alle spalle i ritratti di Marx e di Lenin, poveretti!) hanno inveito contro la svolta che “non condividono” e che denunciano come “eterodiretta”.

Gravissimo è il fatto che il segretario non si sottometta alla linea uscita democraticamente e non lavori per il bene di tutto il partito, ma si renda disponibile a giochetti che non fanno altro che gettare cattiva luce sul Prc. Ora ci sono le elezioni, dobbiamo raccogliere le firme, anche contro il boicottaggio di una parte del Partito, e fare una buona campagna elettorale. Poi chiederemo conto di questo comportamento.

Il documento programmatico contrario all’accordo è stato sostenuto da un fronte eterogeneo.

È innegabile la positività dello smarcamento dei compagni dell’area Essere Comunisti. A loro, abbiamo chiarito sin da subito che non siamo ostaggi di nessuno e che tale svolta a sinistra, oltre ai risultati già ottenuti, deve rispecchiarsi anche nelle pratiche politiche e organizzative quotidiane del Prc. Questo è l’unico collante per la tenuta di questo composito fronte: rompere con il Pd, ma anche e soprattutto con le pratiche istituzionali, burocratiche, familistiche e clientelari, a favore di una svolta dal basso rivolta ai lavoratori, gli studenti e tutti gli sfruttati.


* Presidente Cpf Prc Reggio Emilia

 

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