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Lunedì sera è cominciata a Firenze una consultazione sulle future elezioni regionali. Questa consultazione è stata chiesta e fortemente voluta dalla sinistra del partito.

La segreteria di Firenze ha presentato un documento in cui esprime una valutazione positiva sull'operato della giunta regionale toscana e chiede il mandato per giungere a una nuova alleanza elettorale con il Pd per le prossime elezioni regionali sulla base di una serie di paletti programmatici.

L'attivo della zona della Piana fiorentina ha bocciato il documento della segreteria con 20 voti contrari, 2 favorevoli e 1 astenuto. Ieri sera l'attivo dei circoli della città di Firenze ha bocciato nuovamente tale documento con 48 contrari, 25 favorevoli e 0 astenuti. Quella che segue è la trascrizione degli appunti dell'intervento svolto ad uno di questi attivi.

 

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Infine il futuro è adesso. Abbiamo chiesto per due anni una valutazione sulla giunta regionale toscana e da mesi una discussione sulle future alleanze regionali. A questa richiesta ci ha sempre fatto eco una cantilena saccente da parte del gruppo dirigente: “anche noi siamo interessati ad una verifica...ma la linea di Chianciano non era quella di rompere tutte le alleanze con il Pd”.

No, certamente. La linea di Chianciano si “limitava” a sancire che il Prc è strategicamente alternativo al Pd e su questa base poneva a verifica le nostre collocazioni istituzionali. Una verifica rimasta lettera morta, nonostante le nostre continue sollecitazioni.

Nel gennaio scorso abbiamo posto ai voti nel Comitato Politico Regionale (Cpr) la richiesta di una verifica e di un'ampia discussione nel partito sulle future alleanze regionali da svolgersi entro il mese di marzo. Risposta? “Certo che la faremo entro la primavera, quindi è inutile votare a favore della vostra richiesta...”. La nostra richiesta è stata bocciata e siamo alle porte dell'inverno.

Questo non ha impedito nel corso di questi mesi a diversi dirigenti, compreso il compagno Ferrero, di spendersi in dichiarazioni pubbliche sulla “positività” dell'azione della giunta toscana del Pd. Sulla base di quali dati? Di quali provvedimenti?

Il segreto di pulcinella è stato quindi svelato nell'ultimo Cpr: il Prc lavorerà per giungere ad un accordo programmatico con il Pd toscano per le prossime elezioni. Anche in quel caso abbiamo preteso un documento scritto, che esplicitasse quanto meno le famose “linee programmatiche” su cui giungere ad un accordo. Niente di niente...

Ora finalmente ci giunge in mano un testo scritto da parte della segreteria provinciale di Firenze che affronta questi temi. Questo documento dovrebbe essere la base per una consultazione degli iscritti che avverrà tra stasera e giovedì. Anche questo misero atto democratico e di serietà, in ogni caso, non è il risultato di un moto proprio della direzione del partito.

Siamo dovuti intervenire in due diversi Comitati Politici Federali chiedendo un referendum e una discussione tra gli iscritti. La verità è che niente viene ottenuto fuori dai rapporti di forza che è in grado di costruire la sinistra del partito o in generale la base degli iscritti. E questa è una risposta a chiunque si rammarica dell'esistenza di una lotta politica interna a Rifondazione. Questa lotta cessa o diminuisce con lo sviluppo di una linea che aderisce ai bisogni della nostra base. Viceversa si rafforza e si approfondisce.

Super eroi dell'amministrazione

Il documento della segreteria di Firenze effettua una valutazione positiva dell'operato della giunta Toscana e ovviamente delle “conquiste” ottenute dal Prc nella maggioranza di Governo. Prima di prendere in considerazione tali argomentazioni, vogliamo sviluppare simile posizione fino alle sue ultime e intime conseguenze.

Rifondazione ha quindi ottenuto significative conquiste all'interno della maggioranza regionale del Pd toscano? Questo contraddice perfino le più ottimistiche teorie dei nostri dirigenti “centrosinistri”. Il Pd non è stato permeato dai movimenti, infatti, perché da quando siamo entrati nella maggioranza toscana due ani fa non ci sono stati movimenti di massa significativi in regione. Non è stato piegato grazie ai nostri paletti programmatici perché siamo entrati in giunta sulla base di un documento generico, definito dall'allora segretario regionale Pecorini pieno di “fertili ambiguità”. Non siamo numericamente determinanti per la vita della maggioranza, né siamo entrati ad inizio legislatura. Né infine il gruppo consiliare ha avuto alle spalle un grande partito comunista, perché gli ultimi due anni sono stati di continua crisi per il Prc. Quindi? Da dove sorgono tali conquiste?

Non esiste altra risposta: dalla bravura dei nostri amministratori, in grado con la loro bravura di “fare su” Martini e la sua giunta. E' giunto tra noi quindi un nuovo tipo di super eroe: non piega l'acciaio con lo sguardo, ma il Pd con i suoi emendamenti.

Se questo fosse vero, che senso avrebbe costruire un partito comunista, stimolare movimenti di massa, stabilire un programma, radicarsi nei luoghi di lavoro, intervenire nelle vertenze territoriali ecc? Sarebbe solo necessario un buon corso di formazione per gli amministratori. Se questo fosse vero, insomma, avrebbe ragione la segreteria di Firenze, ma avrebbe torto tutta Rifondazione Comunista.

Ai nostri iscritti il compito di dimostrare che ha ragione Rifondazione Comunista e ha torto la sua direzione: non abbiamo ottenuto significative conquiste in alleanza con il Pd e dobbiamo scegliere una collocazione istituzionale compatibile con la nostra collocazione sociale.

Il Pd è l'espressione politica dei poteri forti, in Toscana più che mai. L'idea che simili poteri possano concederci significative conquiste per una pressione “parlamentare” contraddice qualsiasi evidenza della lotta di classe e della nostra storia. Siamo opposizione al ceto politico del Pd in ogni vertenza sociale o territoriale. La nostra collocazione istituzionale deve aderire a questa realtà, non il contrario.

Una valutazione positiva?

Vediamo quindi a cosa si riducono le sorti progressive della nostra alleanza con il Pd. I risultati enunciati dal documento della segreteria fiorentina sono i seguenti:

Tutela ambientale; il documento recita “rispetto ai dodici nuovi inceneritori previsti, ad oggi nemmeno uno è stato realizzato e che, al contrario, la Regione ha aderito all’obiettivo rifiuti zero entro il 2020 stabilendo le strategie per raggiungere gradualmente il 65% di raccolta differenziata entro 2012,  con la contestuale diminuzione della produzione dei rifiuti e la destinazione degli introiti derivanti dalla ecotassa al finanziamento dello sviluppo della raccolta differenziata”.

Quindi, la regione Toscana ha previsto dodici nuovi inceneritori ma – conquista, conquista! – ancora non sono stati realizzati. In effetti per il momento si sta procedendo rapidamente ai piani di ampliamento di quelli esistenti.

Le denunce riguardo ai livelli di diossina riscontrati nelle aree dove esistono gli attuali inceneritori, e sulla falsa mitizzazione degli inceneritori di nuova generazione sono attualmente monopolio dei comitati “no inceneritore”.

Possiamo fare una previsione? Quando si tratterà di impedire la costruzione di questi nuovi inceneritori, assisteremo a nuovi movimenti di massa contro tali provvedimenti. Movimenti in cui il partito avrà grossa difficoltà ad inserirsi, finendo per gettarli nelle braccia del grillismo. Difficile infatti allearsi elettoralmente con il Pd e orientare politicamente movimenti che hanno nel Pd la propria controparte. Il partito di lotta e di Governo non ha funzionato, non funziona e non funzionerà.

Riguardo alla raccolta differenziata: il documento della segreteria presenta come una vittoria la destinazione degli introiti dell'ecotassa allo sviluppo della raccolta differenziata. L'ecotassa colpisce i comuni che non raggiungono le percentuali di raccolta differenziata stabilita per legge, finendo per scaricare indirettamente sui cittadini le mancanze delle stesse amministrazioni in mano al Pd.

Vista l'esistenza di un legame tra l'alto numero di inceneritori previsti e le basse percentuali di raccolta differenziata, l'ecotassa scarica di fatto sulle nostre tasche i costi della stessa politica del Pd. Non si tratta né di una forma di tassazione progressiva né socialmente redistributiva. Non capiamo cosa ci sia da rivendicare in simile tassazione.

Qual è poi il livello di raccolta differenziata della regione? Diciamo subito che se si misurasse la politica progressiva di una regione in base a tale criterio, potremmo allearci con la destra di Formigoni. I livelli proposti per la Toscana sono estremamente vicini a quelli raggiunti da tempo nel nord. In compenso tra il 2007 e il 2008 l'aumento della raccolta differenziata è stato in Toscana abbastanza modesto: la regione è al 14° posto in quanto ad aumento di differenziata.

Diritto alla casa. Continua il documento della segreteria: “la nostra azione in Giunta sul diritto alla casa, infine, ha portato al recupero di risorse, ben 347 milioni di euro, destinate all’edilizia popolare, alla sospensione della vendita delle case popolari e  ai provvedimenti di edilizia ecosostenibile”.

La storia della “nostra azione in Giunta” è tristemente nota. Il “nostro” assessore ha dato indicazione di voto alle ultime europee per Sinistra e Libertà. Nel comune del “nostro” assessore, il partito non ha presentato nemmeno il proprio simbolo alle elezioni amministrative. Il “nostro” assessore non ha la tessera di Rifondazione, per quel che ne sappiamo. Il “nostro” assessore ha partorito una “nostra” legge sulla casa che il nostro gruppo consiliare ha dichiarato a più riprese non sostenibile.

Nel bilancio presentato dal gruppo consiliare nel marzo scorso esiste una lunga lista di ragioni per ritenere negativa la proposta Baronti. Sempre per quel poco che possiamo saperne noi mortali, l'azione del compagno Baronti è da tempo fuori qualsiasi controllo collettivo del partito. A settembre il Sunia e l'Unione Inquilini hanno reiterato la loro contrarietà al suo progetto di legge.

Sulla posizione di Baronti, non è mai stata fatta chiarezza dalla segreteria regionale. I nostri dirigenti preferiscono continuare a bilanciarsi tra due contendenti come arbitri, un giorno elogiando la “nostra azione in giunta” e un giorno sposando le tesi dell'Unione Inquilini.

Infine, quello che non viene detto è che la Regione Toscana è stata la prima in Italia a riprendere e a votare il piano casa Berlusconi, pur modificato da alcuni ritocchi cosmetici.

Sanità; è considerata una vittoria “la costituzione del Fondo per la non autosufficienza finanziato dalla Regione con un ingente sforzo dopo il ritiro dello stanziamento nazionale”.

Il Fondo per la non autosufficienza non esiste solo in Toscana. Per quel che ne sappiamo è previsto anche nel bianco Veneto.

Si dice, però, che il Fondo toscano sia tra i più ingenti (80 milioni di euro) e che sia l'unico a non essere finanziato con tasse di scopo aggiuntive. Il comunicato della regione Toscana spiega a riguardo che “il finanziamento del progetto, senza ricorrere alla leva fiscale, è stato possibile grazie ai tagli alla spesa regionale apportati altrove e alle somme recuperate dall’evasione fiscale.”

Di quali tagli si sta parlando? E soprattutto: ha senso sbandierare ai venti simile “vittoria”, quando dall'altro lato abbiamo votato a favore di un piano sanitario regionale che attraverso le società della salute mette a rischio l'universalità del sistema sanitario?

Ma che cos'è il Fondo per la non autosufficienza? In realtà non si tratta nient'altro di un meccanismo di sussidiarietà a cui Rifondazione dovrebbe essere in generale contraria. Invece di garantire un diritto universalistico alla salute, con il Fondo è possibile ad esempio ottenere un contributo di 120 euro per prendere una badante privata. Quindi gli 80 milioni di euro vanno ad alimentare il business della cura dell'anziano – tema chiave in Toscana – mentre la sanità pubblica viene smantellata pezzo a pezzo da misure della destra e del Pd.

Riguardo al Fondo di non autosufficienza scrive a marzo lo stesso gruppo consiliare regionale del Prc: “Non nascondiamo che nella legge regionale permane un punto di criticità nel continuare a prevedere la compartecipazione della spesa sociale nelle Rsa da parte dei familiari in linea diretta, anche se si sta lavorando per un regolamento che preveda fasce di esenzione totale e parziale”.

Ma questo è esattamente il meccanismo della sussidiarietà: il pubblico appalta al privato, i soldi pubblici alleviano i costi del privato in maniera tale da favorire il mercato del sociale, il pubblico interviene solo quando uno è talmente povero che non può costituire un cliente per il mercato sociale.

Lavoro; qua le grandi conquiste sarebbero costituite dal Fondo anticrisi e dal fatto che esiste una proposta di legge del Prc con alcuni punti di avanzamento.

Facciamo ordine: il Fondo Anticrisi tanto sbandierato è in verità una goccia d'acqua su una piastra rovente. Si tratta di 5 milioni di euro che andranno a dare una una tantum di 1650 euro a 3000 nuovi disoccupati in condizioni di quasi totale povertà. Si potrebbe dire: meglio che niente. Ma tra questo e sostenere che tale Fondo cambia sostanzialmente la natura della politica di classe della giunta Pd passa un mondo:

I Fondi anticrisi sono misure adottate dall'inizio della crisi da molte amministrazioni, di destra e del Pd, indipendentemente dalla nostra presenza in maggioranza. I Fondi anticrisi rientrano nella classica tipologia di interventi “spot” adottati dall'inizio della crisi dalle amministrazioni e in quanto tali sono stati sottoposti ad una nostra critica

Se il Fondo anticrisi della Toscana non cambia in termini qualitativi da quelli proposti da altre amministrazioni, non spicca nemmeno sul terreno quantitativo. 5 milioni di euro sono una cifra irrisoria nel bilancio della Regione. In termini relativi altre amministrazioni, di cui siamo all'opposizione, hanno destinato di più.

Arriviamo poi alla Legge regionale sul lavoro. Questa legge ci trova critici su alcuni punti. Rimane comunque un fatto che se essa fosse applicata nei punti salienti - pensiamo al blocco dei licenziamenti - saremmo di fronte ad una situazione prerivoluzionaria in Toscana.

Ma il nostro gruppo dirigente “centrosinistro” non si rende nemmeno conto che già di per sé presentare una legge senza passare dalla giunta e da una trattativa di maggioranza è un comportamento da partito che sta all'opposizione...E' l'ammissione implicita che simili temi non potrebbero mai essere accettati dal Pd.

Vogliamo fare anche qua una previsione. Se faremo un accordo elettorale con il Pd, accetteranno a parole di cogliere alcuni temi di questa legge. Quali? L'uso dei Fondi europei per dare incentivi alle aziende. Una linea su cui Tremonti non avrebbe nulla da eccepire. Ovviamente la nostra presenza li costringerebbe a ritoccare cosmeticamente la destinazione ufficiale di questi fondi i quali, una volta concessi alle aziende, seguirebbero il corso di qualsiasi fondo dato ai privati in un sistema di mercato privo per sua natura di reali controlli: dalle nostre tasche a quelle dei padroni e da lì nei circuiti della speculazione.

Democrazia; Pd e Pdl toscani hanno appena partorito una legge elettorale che pone lo sbarramento al 4% contro il nostro partito. La legge elettorale toscana è stata ed è all'avanguardia di una serie di peggioramenti del quadro elettorale nazionale.

I paletti programmatici: il ritorno del sempre uguale mascherato da diverso

Il documento della segreteria provinciale di Firenze continua proponendo i famosi paletti programmatici su cui giungere ad un'alleanza con il Pd. A questo non dedicheremo molto. Come si potrebbe infatti contestare un libro dei sogni, scritto nel linguaggio dell'ambiguità, iscritto all'albo del già visto e stampato sulla carta del disastro annunciato?

Chiediamo ai compagni di fare un esercizio. Prendete la “griglia programmatica” (responsabile, realista, pragmatica ecc. ecc.) presentata dalla segreteria provinciale e confrontatela con il programma dell'Unione del 2006, cercate delle differenze e poi chiedetevi: perché allora non ha funzionato e dovrebbe funzionare oggi?

Alcuni esempi?

Proposte per la trattativa con il Pd toscano 2009: “generalizzazione del contratto a tempo indeterminato; stabilizzazione del precariato anche attraverso fondi regionali; (...) condizionamento  e finalizzazione dei contributi alle imprese all’effettivo mantenimento dei livelli occupazionali e alla loro estensione, alla stabilizzazione del lavoro precario”.

Programma Unione 2006: “Proponiamo la reintroduzione del credito di imposta a favore delle imprese che assumono a tempo indeterminato. (...) Per noi la forma normale di occupazione è il lavoro a tempo indeterminato, perché riteniamo che tutte le persone devono potersi costruirsi una prospettiva di vita e di lavoro serena.”

Dobbiamo continuare?

Trattativa Pd toscano 2009: “estensione dei servizi sociosanitari di servizio all’handicap e potenziamento delle iniziative per l’abbattimento di barriere architettoniche e urbanistiche, (....) innalzare il livello di tutela degli anziani non autosufficienti sia attraverso l’implementazione dei servizi domiciliari medici e infermieristici che con l’aumento delle risorse del Fondo per la non autosufficienza a tutela delle famiglie.”

Programma Unione 2006: “Crediamo che in questo contesto debba essere riconosciuto dall'ordinamento e concretamente difeso anche il diritto alla mobilità delle persone disabili, attraverso il rifinanziamento della legge n. 13 del 1989 per l'eliminazione delle barriere architettoniche nelle abitazioni private e il rilancio dei Piani regionali per l'accesso collettivo alla mobilità urbana ed extraurbana.”

E poi bla, e ancora bla e infine.... bla. Viene proprio da chiedersi dove sorga tanta cosiddetta antipolitica.

Per concludere

La nostra convinzione è che l'intera storia dimostri che l'unico ruolo riservato a Rifondazione Comunista all'interno di un'alleanza di centrosinistra è quella di coprire a sinistra una politica antipopolare.

Il Pd non è subordinato ai poteri forti: è una delle espressioni politiche dei poteri forti.

Il Pd non è uguale alla destra. Infatti: ha una capacità tutta propria di azzerare l'opposizione sociale alla destra,  alimentando la crescita della destra e di una destra sempre più autoritaria e xenofoba.

Collocare Rifondazione all'opposizione del Pd e della destra non è una misura salvifica. E' una misura necessaria anche se di per sé non sufficiente per ricostruire un legame tra il nostro partito e le classi che vogliamo organizzare.

Siamo opposizione al Pd e alla destra in ogni vertenza sociale, economica, ambientale e democratica. Chiediamo che la nostra collocazione istituzionale si adegui a questa realtà.

Proponendo un'alleanza con il Pd alle prossime regionali il nostro gruppo dirigente, oltre a commettere un errore politico, dà prova di totale irresponsabilità. Come potremo sottrarci a un'alleanza sul piano nazionale con il Pd quando ci presentiamo potenzialmente alleati di fronte all'82% dell'elettorato coinvolto nelle regionali? Così facendo, alimentiamo quella stessa logica da voto utile e bipolare che tornerà a schiacciarci in futuro.

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