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La Val di Susa, si sa, è un territorio difficilmente governabile con le logiche consuete; si concede il lusso di argomentare in modo differente da quello che le segreterie dei partiti vorrebbero, e questo spiega la diffidenza che il movimento contro la linea ad alta velocità incontra fra le burocrazie di ogni tipo.

La settimana scorsa la valle ha nuovamente fatto parlare di sé, in occasione della presentazione delle liste per l'elezione del nuovo consiglio della Comunità Montana. Questo organismo, è utile ricordarlo, ha giocato un ruolo importantissimo in tutta la vicenda NoTav, sia nel bene (all'epoca della tanto reclamizzata "democrazia partecipata" che vedeva assemblee sempre pubbliche con un confronto continuo e serrato tra l'amministrazione e il movimento) sia nel male (con lo sdoganamento dell'Osservatorio Virano e la successiva -e conseguente- blindatura delle riunioni). Il consiglio di Comunità Montana è un'elezione di secondo livello che fino alla scorsa tornata avveniva per nomina diretta da parte delle amministrazioni comunali dei consiglieri (due di maggioranza e uno di minoranza); fino ad allora, inoltre, il territorio della Valle era spartito in due Comunità Montane (Bassa e Alta Valle di Susa).

Ora, forse per meglio domare la riottosità della valle  all'idea di vedersi trafiggere da un'altra infrastruttura oltre alle quattro che già la attraversano, è stato legiferato che la nuova comunità montana sarà unica e -per di più- ad essa verrà accorpata anche quella della Val Sangone che vede l'annoso e incontrastato dominio del PdL; inoltre le modificate regole per l'elezione prevedono un'elezione sempre di secondo livello ma su liste votate dall'intero corpo dei consiglieri comunali. Nelle elezioni del giugno scorso erano presenti in valle un buon numero di liste civiche ispirate al movimento NoTav che però ha deciso di non sancire una sua entrata in campo diretta, per il timore che una sua sconfitta lo decretasse come ininfluente sulla volontà popolare; questo ha fatto sì che il movimento -pur controllando direttamente solo tre comuni- possa contare su un discreto numero di consiglieri. Fatte un po' di addizioni, gli eletti delle liste civiche hanno cominciato a preparare il listone per presentarsi da soli.

I partiti, intanto, non erano stati con le mani in mano, ed avevano escogitato la proposta di due liste "territoriali", una legata alla Bassa Valle e l'altra che vedeva unite Alta Valle e Val Sangone: "in Comunità Montana non si parlerà più di Tav" poteva gioire ad agosto Antonio Ferrentino, ex SD in odore di Sinistra e Libertà oltre che ex presidente della Comunità Bassa Valle. I sindaci PD, con qualche mugugno, hanno fatto finta di crederci fino a che la sindaca super PdL di Giaveno (il centro più grande della Val Sangone) ha esagerato in dichiarazioni troppo di parte e alcuni sindaci dell'Alta Valle hanno dichiarato di volersi smarcare da quella che alla fine si era svelata per quella che era sempre stata, cioè una lista legata al PdL. A questo punto cominciava la trattativa tra liste civiche e PD che faceva immediatamente -e pesantemente- scendere in campo i big del PD torinese: Chiamparino (sindaco di Torino), Saitta (presidente della Provincia) e tre fra deputati e senatori in un comunicato stampa, invitavano gli organi del partito "a verificare la possibilità di riaprire un confronto con le forze politiche 'pro Tav', ovvero con il PdL, chiedendo all'onorevole Osvaldo Napoli (ex sindaco di Giaveno, ndr) di pronunciarsi sulla disponibilità ad un accordo di questo tipo" ricordando che "il PD da tempo ha assunto una posizione chiara e consolidata sulla necessità di realizzare la nuova linea ferroviaria Torino-Lione"; insomma la prima presentazione pubblica di quello che in Valle viene da sempre chiamato "il partito trasversale degli affari e della corruzione". Ma i consiglieri PD proseguivano sulla loro strada, e le liste civiche -inizialmente diffidenti- non hanno potuto che accettare il confronto pretendendo un accordo su un programma che contemplasse il no all'osservatorio, il mantenimento dell'acqua pubblica ecc., e una posizione di relativa forza all'interno degli organismi della Comunità. In cambio hanno dovuto ingoiare la pillola amara di votare come presidente Sandro Plano, ex sindaco di Susa e mai pentito DC andreottiano, da sempre sconfitto -e rabbioso- candidato alla presidenza della Comunità Montana. Alla notizia che l'accordo era stato siglato, la reazione dei vertici PD è stata furibonda, con la richiesta di espulsione da parte di Morgando e Romeo, rispettivamente segretari provinciale e regionale dei "democratici", di tutti i consiglieri iscritti al PD che avevano sottoscritto l'accordo.

Ancora una volta si conferma quale sia la vera natura del Partito democratico: quando alcuni suoi dirigenti o quadri intermedi si spostano a sinistra non "contaminano il partito" ma ne vengono allontanati come un corpo estraneo.

La posizione del PRC provinciale, invece, è stata esemplare dell'opportunismo che governa la federazione: "l'accordo dimostra che sinistra e centrosinistra possono dialogare ben al di là delle chiusure e dei tatticismi torinesi" commenta Renato Patrito, segretario della federazione. Certo, in presenza di un programma condiviso e alternativo alla situazione esistente e di rapporti di forza favorevoli le possibilità si aprono... Ma nel percorso che porterà alla scelta delle alleanze per la prossima tornata elettorale regionale, il segretario provinciale ha già fatto ricorso ai propri tatticismi ricordando, a chi all'ultimo CPF gli chiedeva maggiore democrazia nella gestione della delicata partita delle alleanze, come la decisione sia di esclusiva competenza del CPR, ed esautorando di fatto il CPF. Certo c'è una tournée in corso per i circoli torinesi che, a quanto è dato di sapere, non sta producendo cori entusiastici per la proposta di accordo con il PD. Vedremo quanto chiusure il PRC torinese dovrà operare per continuare a perorare accordi scellerati.

E siamo ad oggi: entro il 7 novembre, data dell'elezione del consiglio della Comunità Montana, la maggior parte delle amministrazioni PD/civiche (nell'accordo sono state escluse solo quelle di stretta osservanza ferrentiniana) approverà una delibera contro la costruzione della nuova linea e contro la permanenza nell'Osservatorio Virano; ma a novembre, assicura il governo, partiranno anche i sondaggi: sapremo subito se quello che è nato come un accordo elettorale terrà anche alla prova dello scontro diretto. Noi lavoreremo per questo.

 

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