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del diritto all’aborto

Con l’elezione del nuovo governo si è avuta nelle "alte sfere" una innegabile ripresa dello spirito religioso e della devozione. Il neopresidente della Camera, Casini, non ha saputo trattenersi dall’invocare la Madonna di San Luca al termine del suo discorso di insediamento. Fortunatamente non è mancata una forte risposta da sinistra: l’ex ministro Livia Turco (Ds), ha rimproverato Casini, aggiungendo con sussiego: "Anch’io ho il mio santo protettore, ma non vado a sbandierarlo in giro". Confortato da questo clima, il neoministro Buttiglione scende in lizza, presentandosi come il più deciso a "esaudire i desideri del Papa".


E prontamente il nostro ministro va all’attacco della 194, la legge che garantisce il diritto delle donne a decidere autonomamente l’interruzione della gravidanza e ad essere assistite gratuitamente dalle strutture sanitarie pubbliche.

La campagna della chiesa contro la 194 è sempre stata disgustosa e ipocrita. Ha dipinto e tuttora dipinge le donne che scelgono di abortire come delle assassine irresponsabili. Il cosiddetto "movimento per la vita" ha infarcito la sua propaganda di foto di feti morti sanguinanti abbandonati nella spazzatura e quant’altro, pur di dimostrare quanto siano sciagurate queste donne.

Proprio loro sarebbero i difensori del diritto alla vita! I sostenitori delle dittature più atroci, dal fascismo italiano alla dittatura di Pinochet in Cile responsabile di migliaia di morti. Per non parlare di Radio Vaticana, le cui "sante" emissioni elettromagnetiche avrebbero fatto esplodere i casi di leucemia infantile. Questa è la loro ipocrisia.

Ma il signor Buttiglione non ci fa vedere i feti morti, è più raffinato. Ci dice che lui vuole prevenire l’aborto, vuole insegnare alle donne ad essere delle "madri responsabili". E dunque propone un milione al mese alle donne che ci ripensano, dalla data del concepimento fino al primo anno di vita del bambino, anno in cui dovrebbe essere rinchiuso in un istituto, garantendo una velocizzazione delle pratiche per la futura adozione. Oltre a questo, siccome anche i padri devono essere responsabili, diventerebbe obbligatorio il parere del padre per procedere con l’interruzione di gravidanza.

La prima domanda sorge spontanea: che razza di prevenzione è pagare le donne dopo la scelta dell’aborto? Ma soprattutto perché tanto odio contro la 194 e tante risorse a disposizione (ben un milione al mese) pur di distruggerla?

La realtà è che a questi signori della prevenzione non interessa assolutamente nulla. Quello che interessa è ricacciare le donne dentro casa a curare i figli e la famiglia, e quel poco di diritti che sono stati ottenuti vanno tolti immediatamente. Se poi qualcuna deve lavorare c’è sempre il lavoro nero, il finto part time o il lavoro interinale e a curare i figli ci possono pensare altre donne, sempre in nero ovviamente.

Brandelli di stato sociale

Innanzitutto è falso che la 194 non ha prevenuto gli aborti, essendo questi in netto calo negli ultimi vent’anni (si è passati da circa 234.801 nel 1982 a 139.386 nel 1999). Inoltre bisogna aggiungere che in questi anni è stato fatto tutto il possibile per impedire la prevenzione in tutti gli ambiti della sanità. Tutte le strutture territoriali dai poliambulatori, ai consultori pediatrici ai consultori familiari sono stati sotto attacco: alcuni chiusi, altri hanno visto la pesante riduzione dell’orario di apertura, altri ancora non hanno il personale sanitario che li gestisce. Un vero sfacelo.

Addirittura in Lombardia il cattolicissimo Formigoni ha tolto i pediatri ai bambini nati dal maggio del 2000. O si fanno curare dal medico di famiglia, o vanno da un pediatra privato (150-200mila a visita) oppure… fanno la coda al pronto soccorso.

I consultori familiari che dovrebbero fare educazione sessuale nelle scuole superiori, intervenire fra gli adolescenti per promuovere la contraccezione sicura, aiutare le donne in gravidanza e seguirle regolarmente (pap test, controlli ginecologici, prevenzione tumori mammari, ecc.) non hanno mai ricevuto i finanziamenti per garantire questo servizio in modo capillare sul territorio nazionale.

Questa politica di distruzione dello stato sociale si approfondisce e cerca di nascondersi dietro una demagogia di bassa lega. Non altro sono infatti tutte le proposte degli ultimi anni, fatte sia dalla destra che dalla sinistra, di dare soldi alle famiglie in cambio di meno asili nidi e strutture pubbliche in genere.

Le signore deputate Carlucci (Forza Italia) e Beccalossi (An) ci raccontano che mai e poi mai abortirebbero e che sarebbero pronte ad andare oltre la proposta di Buttiglione per permettere alle donne di tenersi il bambino. Facile per queste signore fare queste roboanti dichiarazioni di principio, con quindici milioni al mese di stipendio!

Queste signore e questi signori preferiscono fare belle dichiarazioni e condirle con un bell’assegno e poi appropriarsi del grosso della torta. Infatti è molto meno costoso dare un milione al mese alle famiglie con figli per un tempo definito, piuttosto che tenere aperte delle strutture come gli asili nidi con personale qualificato o i consultori pediatrici presenti capillarmente sul territorio.

L’autonomia delle donne

Con questa politica si raggiunge un duplice obiettivo: ridurre la spesa per lo stato sociale e rinchiudere le donne nel ruolo dell’"angelo del focolare", far pesare su di loro tutto il lavoro non pagato della cura dei figli e della famiglia, togliere loro ogni autonomia decisionale, in ultima analisi formare uno settore di manodopera disponibile e sfruttabile a condizioni peggiori rispetto a quelle degli uomini.

Anche in questo senso vanno lette le proposte di modifica della 194 che tolgono alle donne la facoltà di scelta sull’aborto e che le sottopongono obbligatoriamente alla volontà del padre.

Come se per una donna fosse piacevole dover ricorrere all’aborto e rinunciare alla gravidanza. Solo la mente ottusa e accecata dall’odio di classe della signora Beccalossi può pensare che le donne usano l’aborto come forma di contraccezione. L’ipocrisia di questa gente è senza fondo, del futuro dei bambini non interessa nulla, della qualità della vita ancora meno, tanto è vero che i bambini dopo un anno di sostegno economico verrebbero rinchiusi in un istituto: avere le chiese piene di indigenti e che possibilmente ringrazino loro per l’elemosina ricevuta, ecco la loro difesa della vita!

Diritti delle donne uguale più stato sociale

Complice di questa offensiva ideologica della destra è sicuramente anche la sinistra, che negli ultimi anni ha avallato la distruzione dello stato sociale e le cosiddette politiche familiste.

È necessario invertire la rotta. La sinistra deve fare autocritica, perché non è sufficiente, come fa la ex ministra Turco, criticare Buttiglione di sostenere solo la sua bandiera ideologica, perché anche la Turco ha sostenuto la stessa logica promulgando una legge che vara finanziamenti diretti alle famiglie con reddito basso. Ed è proprio questa logica che va battuta, una logica demagogica che apparentemente soddisfa chi riceve i soldi, ma non risolve alcun problema perché le donne, dopo l’una tantum ricevuto, vengono lasciate sole nel lavoro di cura della famiglia.

L’unico modo reale per sostenere la famiglia è riconoscere il ruolo che giocano le donne all’interno di essa e avanzare un programma di ricostruzione dello stato sociale, unico modo per sollevare realmente le donne dal lavoro di cura che oggi svolgono.

La 194 quindi non si tocca, anzi è necessario aumentare i finanziamenti e le risorse per garantirne la reale applicazione, attraverso una rete capillare di consultori familiari pubblici, che possano dunque diventare reali punti di riferimento per le donne a cui si rivolgono.

Analogo impegno dovrebbe essere riposto nella cura dei bambini: a Milano le liste di attesa per i nidi contano ogni anno 2500 famiglie. Il Comune si guarda bene dall’ampliare i nidi che ci sono o di costruirne di nuovi, ovviamente preferisce fare convenzioni con i privati, dove le rette sfiorano il milione di lire al mese e, oltre tutto, per un servizio nettamente peggiore. Questo significa costringere le donne a rinunciare al proprio lavoro o a non fare figli. Lo stato sociale invece dovrebbe intervenire in tutti i campi, partendo da una sanità pubblica, gratuita e di buon livello, alla cura dei bambini attraverso asili nidi aperti anche dopo l’orario di lavoro, alla cura più generale della famiglia, per esempio istituendo un servizio di lavanderie pubbliche e di ristoranti pubblici per quartiere o per condominio a prezzi popolari.

Tutto questo significa ingenti investimenti nello stato sociale e dirottare lì il fiume di denaro che oggi finisce nelle tasche dei privati attraverso le convenzioni (ospedali, sanità in genere, asili, ecc.). Questo è l’unico modo reale per iniziare a parlare seriamente e non in modo demagogico di difesa dei diritti delle donne.

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