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Lavoro notturno

Con la legge comunitaria del 1998 sono state apportate delle modifiche al nostro ordinamento per quanto riguarda il lavoro notturno.

Gli attacchi della commissione europea sul divieto italiano (e francese) di far lavorare le donne la notte sono cominciati nel 1996 quando l’Italia è stata deferita alla corte di giustizia del Lussemburgo proprio per quella legge 903 che non consentirebbe alle donne di lavorare la notte "in palese contrasto con l’esigenza di offrire ai disoccupati, indipendentemente dal loro sesso, tutte le possibili opportunità di lavoro".

Nel 1997 con la sentenza del 4 dicembre, si dichiarava apertamente che queste misure restrittive portavano ad una vera e propria discriminazione delle donne e quindi andavano eliminate, con grande soddisfazione della Confindustria. Dopo un anno è stato effettuato l’adeguamento della legge nazionale con quelle comunitarie, con progetto di legge approvato alla Camera in data 27 Gennaio 1999.

Fino a questa data, il lavoro notturno per le donne impiegate nella aziende manifatturiere, anche artigianali, era proibito, oggi, grazie al sopracitato provvedimento europeo, questa "discriminazione sessista" è stata eliminata e l’adesione ai turni lavorativi, compresi in una fascia oraria che va dalle 24 alle 6 del mattino, è una "libera scelta" dei lavoratori interessati.

La nuova legge prevede, e questo è l’unico aspetto migliorativo, il divieto di adibire le donne al lavoro, dalle ore 24 alle ore 6, dall’accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino. Il miglioramento c’è su due fronti: 1) prima il divieto era valido solo fino al settimo mese di età del bambino, 2) riguardava unicamente le lavoratrici del settore manifatturiero.

Non bisogna però farsi ingannare da queste, che sono solo concessioni di facciata. In realtà la nuova legge nasconde il bisogno delle aziende di avere mano d’opera sempre più flessibile e ricattabile per ottenere il massimo della produzione al costo minore.

Solo attraverso accordi sindacali che prevedevano la deroga di tale legge, era concesso all’azienda di far lavorare le donne la notte, d’ora in poi il fare o no il turno dalle 24 alle 6 sarà automaticamente concesso a tutti quei lavoratori e quelle lavoratrici che ne faranno richiesta. Naturalmente le minacce dell’azienda, di chiudere lo stabilimento e spostare la produzione altrove, le pressioni fatte attraverso l’assunzione di lavoratori "pipistrello" per il turno notturno, "weekendisti", "terministi" (che per la maggior parte sono donne e giovani), saranno un ottimo strumento per dividere i lavoratori e far si che un numero sempre più grande di operai e operaie faccia richiesta di lavorare su turni che comprendano la notte. Da un’intervista a una lavoratrice della Zanussi di Mel comparsa su Liberazione il 24.04.1996, dopo che è passata la notte in quello stabilimento, possiamo capire quanto sia libera la scelta di fare o no il turno dalle 24 alle 6: "Sono entrata in fabbrica 16 anni fa e non so quanto ancora riuscirò a resistere. Quando è passato l’accordo per il lavoro notturno, io e altre due donne del mio reparto, abbiamo detto no, non eravamo obbligate a farlo. Il giorno dopo ci hanno cambiato reparto, anzi da allora io vengo sbattuta da una lavorazione all’altra. Al nostro posto ci hanno messo giovani lavoratrici volenterose al primo impiego."

Questo succedeva nel 1996 prima che entrasse in vigore la legge comunitaria, immaginatevi ora cosa potrà accadere a quanti si rifiuteranno di accettare il turno di notte.

La battaglia per l’abolizione del turno dalle 24 alle 6 per le donne, deve essere una battaglia portata avanti da tutti i lavoratori, una rivendicazione inserita in una piattaforma che mira a difendere gli interessi degli uomini e delle donne che vengono sfruttati per i profitti delle aziende.

Diciamo no al turno di notte per le donne e per tutti i lavoratori, lottiamo per un salario più alto che ci potrà rendere meno ricattabili, lottiamo uniti per difendere e migliorare le condizioni di vita e di lavoro.

I turni e la salute

‘Lavorare di notte comporta disagi non solo per la propria vita sociale e famigliare, ma anche per il benessere del proprio corpo. Gli studi eseguiti sui gruppi di lavoratori addetti ad attività che comportano turni su 24 ore giornaliere hanno rilevato la comparsa o l’accentuazione di alcuni problemi di salute, in primo luogo altera il ritmo sonno-veglia con difficoltà ad addormentarsi, facili risvegli e insonnia. Il ritmo che regola il nostro organismo è proprio basato sull’alternanza giorno-notte.

Per le donne usualmente il problema è ancora più importante perché alle alterazioni del ritmo sonno veglia seguono alterazioni del ciclo mestruale, il lavoro a turni può peggiorare i disturbi digestivi e le ulcere gastroduodenali, alterare i livelli di pressione arteriosa dei soggetti in terapia o predisposti, per tutti resta il problema dell’alterazione sonno-veglia, con conseguenti ricadute sul tono dell’umore e nel rapporto con gli altri’

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