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Questo Ordine del giorno è stato presentato per la discussione dalle compagne della sinistra del Prc di Udine alla Conferenza provinciale delle donne comuniste tenutasi nel mese di luglio.

La conferenza delle donne comuniste di Udine esprime la più decisa opposizione alle proposte recentemente formulate dal Ministro per la solidarietà sociale Livia Turco in materia di prostituzione. Tali proposte, verniciate di ambiguo progressismo, non fanno altro che riproporre alcune delle convinzioni più reazionarie che la destra in Italia ha alimentato a partire dall’approvazione della legge Merlin.

La filosofia che sta alla base di tali proposte presuppone in termini astratti, la possibilità di una prostituzione esercitata liberamente e all’interno di un quadro normativo che ne escluda il carattere degradante. La Turco inoltre si dice convinta che una prostituzione sottratta all’illegalità liberi coloro che la esercitano dai meccanismi dello sfruttamento: il Ministro d’altra parte si limita a considerare il problema prostituzione come una questione di ordine pubblico e di conseguenza aspira ad eliminare ogni genere di disturbo presunto arrecato alla sicurezza dei cittadini, senza porsi come obiettivo quello di eliminare una piaga sociale che tormenta innanzitutto coloro che la prostituzione sono costrette a praticarla.

Per queste ragioni intendiamo contrastare il progetto che evidentemente le attuali forze di governo pensano di realizzare, un progetto che, se normativizzato, condurrà direttamente ad un modello che già conosciamo: in Olanda infatti la compravendita del sesso è legale, e ciò ha comportato la proliferazione dei quartieri "a luci rosse" che ha reso l’umiliazione della prostituzione un affare colossale. In quel contesto non solo le prostitute non sono state emancipate dal degrado, ma sono costrette dalle leggi del mercato ad essere catalogate in base ai servizi che garantiscono e a proporre offerte speciali per "conquistarsi" i clienti.

In base a queste considerazioni le donne comuniste invitano tutto il partito a mobilitarsi e ad affermare che:

- La prostituzione rappresenta l’esempio più drammatico della degradazione nella quale spesso affondano i rapporti fra soggetti solo apparentemente liberi all’interno della società capitalistica;

- La disumanità di tale pratica, che riduce ad un meschino accordo commerciale il più naturale dei rapporti fra esseri umani, chiarisce in forma esplicita la mercificazione generale che domina nelle società di mercato;

- È inaccettabile la legalizzazione in qualsiasi forma di tale pratica così come è impensabile una sua accettazione sociale, merito indiscutibile della legge Merlin è stato quello di sradicare la convinzione, presente all’interno della società, della naturalità della prostituzione;

- Non si deve perciò rinunciare alla prospettiva di abolire una forma così devastante di sessualità, nella convinzione, per noi irrinunciabile, che tali pratiche degradanti scompariranno definitivamente solo con l’abolizione della società divisa in classi, la quale è fondata sulla sottrazione sistematica della dignità per lavoratrici e lavoratori costretti a vendersi regolarmente e abitualmente per garantirsi la sopravvivenza.

Come misure transitorie, capaci di aiutare le donne ad uscire dalla prostituzione, la forma più brutalizzante di schiavitù, e a garantirsi condizioni di esistenza che consentano loro di lottare liberamente contro ogni forma di sfruttamento, le donne comuniste propongono al partito di lottare per questi diritti:

- concessione di permessi di soggiorno a tutte le immigrate e gli immigrati senza condizione alcune;

- salario minimo garantito a tutte le disoccupate e i disoccupati, per sottrarli ai ricatti della criminalità;

- elaborazione di programmi seri di edilizia popolare per garantire la casa a prezzo politico a tutti;

- istruzione e formazione professionale gratuite, assieme a corsi di italiano, per tutte le immigrate e gli immigrati che arrivano in Italia, oltre all’immediato riconoscimento del loro titolo di studio;

- depenalizzazione completa del reato di adescamento;

- moltiplicazione dei presidi sanitari sul territorio e degli sportelli assistenziali e informativi per donne in difficoltà, gestiti dallo Stato e controllati dalle organizzazioni sindacali delle lavoratrici e dei lavoratori;

- costituzione all’interno delle organizzazioni sindacali, di gruppi di lavoro che seguano le problematiche connesse alla prostituzione, che sottraggano le prostitute dalla criminalità, che le difendano dalle aggressioni e dalle persecuzioni, e che favoriscano il loro inserimento nel mondo del lavoro.

Udine 13.7.2000

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