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La crisi dei fondi speculativi

"Doveva essere il fondo della prudenza… una combinazione dei migliori cervelli della finanza teorica e pratica, persone equilibrate, ingegnose, garbate" (Il Sole 23/10/98)

"Il LTCM era ritenuto inaffondabile come il Titanic" (The Economist 3/10/98)

"C’è stata una fatale imprudenza globale, un equivoco generale" (La Repubblica, 19/10/98)

Questi sono alcuni dei commenti della stampa borghese sul naufragio dell’hedge fund Long term capital management (Ltcm). L’anno scorso avevano trattato un po’ diversamente gli albanesi che avevano messo i loro miseri risparmi nelle finanziarie a piramide e li avevano ben presto persi. Che ingenui! Che sprovveduti! Possibile che nel 2000 ancora qualcuno creda alla favole? Chiedetelo a chi assegna i premi Nobel: hanno premiato chi raccontando queste favole si è costruito una carriera e una fortuna.

Potremmo prendere in giro ancora a lungo questi rispettabili buffoni, ma è meglio lasciar parlare i fatti.

Gli hedge fund, ce ne sono circa 3000 negli Usa, sono nati come consorzi di miliardari che speculavano sulle borse di tutto il mondo attaccando le valute, scommettendo sui crolli, sulla variazione dei prezzi delle materie prime e così via, guadagnando miliardi in pochi giorni. In particolare, questi fondi utilizzavano i derivati. Questi strumenti sono stati creati per ridurre il rischio, suddividendolo tra più operatori, ma come sempre succede nel mondo della finanza, si sono subito trasformati nel contrario, moltiplicando questi stessi rischi per dieci e per venti. Infatti, chi compra un contratto in derivati ne paga solo una percentuale, detto “margine”, pari al 10% o anche meno del suo valore nominale; ma se le cose vanno male, dovrà poi sborsare il 100%. Il Ltcm per esempio, aveva contratti aperti per un valore nominale di un trilione di dollari, circa il Pil italiano. Confidando nei modelli matematici per cui avevano pure vinto il Nobel, i gestori del Ltcm si ritenevano invincibili. Ma la crisi asiatica e la bancarotta russa gli hanno fatto perdere in pochi giorni migliaia di miliardi. Altri fondi, più piccoli, hanno perso cifre simili, in proporzione.

La Federal Reserve, per evitare il crollo totale, ha costretto le più grandi banche americane ed estere, che poi sono quelle che hanno perso i soldi prestati per le speculazioni, a iniettare subito 7000 miliardi per tamponare le falle. Questi soldi in un mese si sono dimezzati e il salvataggio richiederà altri soldi.

Nati come sfizio per ricconi, gli hedge fund sono ora una componente importante dei profitti delle banche e degli investitori istituzionali americani ed europei. Perfino L’Ufficio Italiano Cambi, che gestisce le riserve valutarie della Banca d’Italia, ci aveva messo circa 400 miliardi.

Negli anni scorsi si è detto che i cosiddetti “investitori istituzionali” (fondi d’investimento, fondi pensione, ecc.) che gestiscono il risparmio di milioni di persone, sarebbero stati un fattore di stabilità nei mercati finanziari. Oggi vediamo l’esatto contrario: i fondi sono diventati un’enorme massa incontrollabile che, spostandosi di qua e di là per i mercati, ne accentua in modo rovinoso le oscillazioni. A differenza del passato, attraverso i fondi le Borse hanno drenato i risparmi non solo dei ricchi, ma anche di milioni di lavoratori, in particolare in Usa, dove in mancanza di un vero sistema pensionistico, la ricerca di una pensione decente porta inevitabilmente a rivolgersi ai fondi. Se a questo si aggiungono pratiche come il pagamento della liquidazione o di aumenti salariali attraverso la distribuzione di azioni, si capisce come si è potuti arrivare ad avere forse un 40% della popolazione Usa collegata in un modo o nell’altro a Wall Street.

Che fine faranno questi risparmi nella turbolenza dei mercati mondiali? Un esempio “minore” viene dal Cile, dove nel 1997 i fondi pensione hanno avuto un rendimento negativo del 4%. È ovvio chi pagherà: o saranno i risparmiatori, o sarà lo Stato, il ché è esattamente lo stesso.

E ora? Ora i governatori di tutto il mondo pregano che le turbolenze si allentino almeno per qualche settimana in modo che gli hedge fund possano riequilibrare le proprie posizioni. Ma loro stessi sanno che questo è solo l’inizio.

Il Ltcm non sarà l’unico hedge fund a crollare e le banche saranno costrette a usare sempre più soldi per salvarli. Le turbolenze dei mercati aumenteranno con l’avvicinarsi della recessione mondiale. Gli hedge fund non ne sono i responsabili, hanno semplicemente portato alle massime conseguenze la direzione in cui si muoveva l’economia capitalistica mondiale. Il loro crollo è la conseguenza dell’arrivo della recessione mondiale. Gli “esperti” più rinomati della finanza hanno fallito nel prevedere quello che sarebbe successo e hanno perso miliardi, ma non ne pagheranno il conto. In un modo o nell’altro le banche e i governi scaricheranno questi salvataggi sulle nostre spalle, aumentando le tasse, riducendo i salari, devastando lo stato sociale.

A differenza dei riformisti, non chiederemo che questi hedge fund vengano posti sotto controllo, che si “moderi” la speculazione e così via. Non si può chiedere a uno squalo di aggredire “con moderazione”. Non si può curare il cancro con le preghiere. Essi sono la logica risultante di un sistema malato che si cura spremendo i lavoratori. Gli hedge fund non vanno posti sotto controllo, ma buttati nella spazzatura assieme al sistema che li ha generati.

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