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Sono passati ormai quasi due anni da quel marzo del 2000 nel quale le Borse di tutto il mondo toccarono l’apice del boom. L’euforia dei portavoce del capitale e dei teorici della New economy si è da allora sgonfiata assieme ai titoli quotati nel Nasdaq e ai profitti delle multinazionali. L’economia mondiale è entrata in una crisi economica di vasta portata, la prima crisi realmente sincronizzata, dal 1973-74. Secondo gli ultimi dati, l’insieme delle economie Ocse (i 32 paesi più sviluppati) nel terzo trimestre del 2001 si è fermato a crescita zero; in Giappone, Usa, Canada e Germania il Pil è in calo (nel secondo trimestre solo il Giappone era in calo).

Alcuni dati sulla crisi in corso

La profondità della recessione non si può desumere esclusivamente dal dato del Pil (che spesso è soggetto a manipolazioni statistiche). Ad ogni modo, giova ricordare che, per la prima volta da otto anni, nel secondo semestre del 2001 il Pil americano sarà negativo. Ma guardando i dati singoli, la situazione appare molto peggiore.

Appunti sulle prospettive

economiche internazionali

 

I dati più recenti provenienti dagli Usa, dalla Germania e dal Giappone, fanno pensare che il lungo ciclo di boom economico iniziato negli Usa nel 1991 sia ormai giunto al termine.

Sugli scaffali delle librerie e sulla stampa economica si affacciano titoli inequivocabili: "La fine dell’euforia", "Verso la recessione, ma senza panico", e via di seguito. La domanda ricorrente non è se si entrerà in recessione, ma quanto questa potrà durare e che effetti avrà.

Un saccheggio inarrestabile

Il dibattito suscitato dal movimento di Seattle sui temi della globalizzazione e dello sviluppo economico più in generale ha riportato l’interesse sul tema del debito dei paesi del terzo mondo. E’ indubbio che la cancellazione del debito dei paesi poveri rappresenterebbe un sollievo per i popoli di questi paesi. Poco però si dice sulle cause di questa piaga

Sogni e realtà dell’economia italiana

"Nei decenni successivi al secondo conflitto mondiale, l’impegno dei lavoratori e delle forze sociali, degli imprenditori, degli uomini delle istituzioni permise all’Italia di trasformarsi in una moderna economia industriale. (…) Dobbiamo ritrovare, con l’apporto di tutti, in un contesto economico internazionale più difficile, ma carico di opportunità, un nuovo slancio. Quel miracolo economico può essere ripetuto.

Possiamo e dobbiamo realizzarlo."

Queste le conclusioni del governatore Antonio Fazio all’assemblea annuale della Banca d’Italia.

I veri interessi delle multinazionali del farmaco

La maggioranza della popolazione del Sudafrica così come di altri paesi sottosviluppati oggi non ha accesso alle cure necessarie per le malattie che la affliggono perché i farmaci sono commercializzati a prezzi elevatissimi dalle aziende occidentali. In realtà il processo e le materie prime per realizzare il medicinale potrebbero essere gestiti a prezzi assai più bassi con i fondi e con il controllo pubblici, ma le aziende private impediscono che ciò avvenga rivendicando i loro diritti di monopolio sui farmaci di cui posseggono il brevetto.

Lacrime di coccodrillo dei soliti predoni

Negli ultimi mesi ha preso piede un movimento di opinione che chiede ai paesi avanzati di eliminare almeno una parte del debito dei paesi più poveri. Sebbene molti sostenitori di questo movimento siano in buona fede, occorre stare attenti, perché quando presidenti, pescecani della finanza e cardinali fanno finta di commuoversi e di mettere mano al portafoglio è perché hanno già calcolato che ci andranno a guadagnare, e molto.

Bisogna dunque spiegare che cosa si nasconde dietro questa inattesa generosità e cosa prepara. In particolare, cercheremo di soffermarci sul ruolo di Fondo monetario e Banca Mondiale, contro cui, giustamente, si scatena un particolare odio da parte del "popolo di Seattle".

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