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La ripresa economica internazionale, trascinata dagli Usa e dall’esplosione dei mercati borsistici, continua a suscitare l’entusiasmo della gran parte dei commentatori economici. Il mito di una nuova età dell’oro, trainata da internet, dalle nuove tecnologie e dal boom della speculazione borsistica viene venduto a piene mani da giornali e Tv. I segnali di allarme che cominciano a farsi sentire in questi mesi (primi fallimenti di aziende "new economy", bruschi sobbalzi delle Borse, crescita dei tassi d’interesse) vengono per lo più ignorati, sommersi da nuove, entusiasiamanti notizie sulle performances dei mercati azionari.

Cresce sempre più la concentrazione dei capitali

La corsa alle fusioni e alla concentrazione dei capitali pare ormai inarrestabile. Solo nell’ultimo periodo abbiamo visto accordi a catena fra i colossi dell’auto (fusione Daimler-Chrysler, accordi Nissan-Renault, Fiat-General Motors, Mercedes-Mitsubishi), delle telecomunicazioni (Aol-Time Warner), nelle banche (Fuji, Ibj e Djb in Giappone, Deutsche e Dresdner in Germania), nella chimica e farmaceutica, nelle assicurazioni, e la lista potrebbe continuare.

Boom economico o bolla speculativa

Secondo l’osservatorio internet della Sda Bocconi gli utenti in Italia erano oltre 5 milioni nel maggio ’99 mentre solo nel ’98 si stimava fossero circa 2,6-2,8 milioni e nel ’96 non più di 500.000. Con le nuove offerte di collegamento gratuite il trend di crescita delle connessioni non potrà che essere confermato.

Era stato presentato come il momento in cui grandi e piccoli paesi si sarebbero messi attorno a un tavolo per decidere, pacificamente, democraticamente, il futuro dell’economia mondiale. Siamo nell’epoca della vittoria del libero scambio. Non c’è un solo paese, una sola impresa che si può isolare dal mercato mondiale (non a caso ben 135 paesi partecipavano alla conferenza). Flussi di capitali sempre più enormi fanno e disfano governi. In tutto il mondo i dirigenti della sinistra si gettano ai piedi dei mercati. Eppure l’organizzazione che dovrebbe rappresentare il trionfo del mercato mondiale, il Wto (organizzazione mondiale per il commercio) è a pezzi. Le ragioni di questo crollo non sono casuali. Certo, il governo americano ha commesso ogni possibile errore diplomatico. Ma il crollo era necessario, gli errori di Clinton e dei suoi negoziatori casuali.

Con la crisi economica arrivano nuovi attacchi

L’industria italiana è sulle soglie di una nuova crisi. Le cifre dell’Istat indicano che nei primi due mesi dell’anno il fatturato è calato del 5,6% rispetto allo stesso periodo del 1998, e che gli ordinativi scendono del 7%. Particolarmente significative sono le difficoltà sui mercati esteri, dove il calo delle vendite raggiunge il 7,7% e quello degli ordinativi l’11%

Sulla base di queste cifre le previsioni del governo di una crescita del Pil attorno all’1,5% nel 1999 potrebbero rivelarsi fin troppo ottimiste. La Confcommercio, per esempio, rivede la stima attorno allo 0,7%.

Il ministro dell’Industria Bersani (Ds) fà gli scongiuri e afferma che non si tratta né di recessione, né di pre-recessione, ma di “affaticamento”. La realtà è che l’economia italiana è l’anello debole di un’Europa che a sua volta è in forti difficoltà.

L’economia italiana ristagna già da anni

Il 1998 si è chiuso con un ridicolo aumento del Pil dell’1,4%, mentre la disoccupazione non accenna a scendere. L’Euro, come abbiamo spiegato più volte, non ha risolto nessun problema, la recessione e la deflazione in Asia e non solo stanno danneggiando pesantemente le esportazioni italiane. Che cosa comporterà tutto questo per i lavoratori?

L'euro

Il primo gennaio 1999 gli undici paesi che aderiscono all'euro hanno bloccato i cambi tra le loro monete iniziando un processo che nel 2002 dovrebbe portare alla moneta unica: l'Euro. Lo scopo del seguente articolo è analizzare le ragioni che sono state alla base di questo processo, le conseguenze per il movimento operaio europeo e le prospettive future.

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