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Il ritorno a Keynes
non fermerà la recessione

 

“Come si può non essere keynesiani oggi?” così concludeva un’economista borghese di fama, quale Jean Paul Fitoussi, in un editoriale su Repubblica del 17 novembre.

Dopo il crollo delle borse di questa estate, il capitalismo ha temuto di finire nel precipizio di una crisi di sistema che potesse culminare in un vero e proprio crack finanziario, con un’onda lunga di depressione e deflazione.

Far pagare la crisi a chi ha fatto i profitti

Le banche europee hanno portato i tassi d’interesse al 3,5%, dimostrando di non credere a chi parla di ripresa economica.

Come ha affermato lo stesso Presidente del Consiglio, Massimo D’Alema il ‘99 sarà un anno di recessione, nel quale presumibilmente si distruggerà altra forza lavoro aggravando il problema della disoccupazione.

Guarda caso un pò ovunque i governi preparano nuove leggi antisciopero: in Italia ad avanzare la proposta è nientemeno che il segretario della Cgil: Sergio Cofferati. Lo scopo è quello di intimidire chiunque decida di scioperare contro le ristrutturazioni aziendali, l’intensificazione dei ritmi, il blocco dei salari.

La crisi dei fondi speculativi

"Doveva essere il fondo della prudenza… una combinazione dei migliori cervelli della finanza teorica e pratica, persone equilibrate, ingegnose, garbate" (Il Sole 23/10/98)

"Il LTCM era ritenuto inaffondabile come il Titanic" (The Economist 3/10/98)

"C’è stata una fatale imprudenza globale, un equivoco generale" (La Repubblica, 19/10/98)

Cosa prepara il crollo delle borse?
La crisi mondiale è solo all’inizio

 Nel 1996 i profitti delle aziende dei paesi fino ad allora chiamati "tigri asiatiche" calarono bruscamente. Nessuno, nelle agenzie di "rating" e meno ancora nel Fmi e nella Banca Mondiale, batté ciglio. Neanche quando nell’aprile ’97 crollò la borsa tailandese si parlò di crisi. Nel luglio di quell’anno, mentre infuriava la crisi nelle borse asiatiche, l’Fmi si riuniva a Hong-Kong per sottolineare "il ruolo propulsore di quell’area nell’economia mondiale"!!.

L’economia mondiale sulla rotta del Titanic

 

La crisi delle economie asiatiche cominciata un anno fa segna uno spartiacque nella storia del capitalismo. Il vortice della crisi, partita da paesi apparentemente periferici nello scenario mondiale, sta ormai coinvolgendo i punti nevralgici del meccanismo finanziario mondiale, e cioè la finanza giapponese e i suoi rapporti con gli Usa. In Corea, Malesia, Indonesia la crisi economica diventa crisi sociale e politica. Da questa crisi il mondo intero uscirà trasformato.

 

L’Euro infiamma le borse…

 

L’ambiente creato ad arte nelle ultime settimane attorno alla nascita dell’Euro ricorda quello di una campagna pubblicitaria per il lancio di un nuovo prodotto.

Dopo la crisi valutaria dello Sme nel 1992 le borghesie europee si sono convinte che non c’erano alternative alla moneta unica. In un mercato mondiale sempre più globale sarebbe stato molto difficile per loro difendersi in ordine sparso dall’attacco commerciale del blocco nord americano e quello giapponese.

 

L’Italia entra nell’Euro:
continua la rapina contro i lavoratori

 

 

L’obiettivo tanto sospirato è stato raggiunto, l’Italia è tra gli undici paesi che daranno vita da maggio all’Unione monetaria (ne restano fuori la Grecia perché non rispetta i parametri e Svezia, Gran Bretagna, Danimarca che hanno deciso di aderire all’Euro solo dalla seconda fase).

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