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I lavoratori passano alla riscossa!

Il ritorno della lotta di classe non è un fenomeno solo italiano. Sta scuotendo tutta l’Europa, toccando le nazioni più insospettabili, come la Gran Bretagna. La magnifica manifestazione di 400mila persone contro la guerra in Iraq il 28 settembre ha ricevuto giustamente le prime pagine dei giornali, ma assistiamo anche ad un risveglio della combattività della classe lavoratrice che merita tutta la nostra attenzione.a

Lo sciopero di luglio dei dipendenti pubblici che è riuscito a strappare una vittoria, seppur parziale, è subito stato seguito da quello della metropolitana di Londra, i cui lavoratori sono ancora in lotta. A ruota i 50mila vigili del fuoco, che hanno votato per scendere in sciopero (sarebbe il primo da 25 anni) con una piattaforma che punta a un aumento dei salari del 40%! All’inizio di settembre cinquemila di loro hanno manifestato davanti a Westminster per protestare contro le loro scandalose condizioni lavorative: i loro salari sono del 20% al di sotto della media nazionale.

La sconfitta dello sciopero dei minatori nell’84-85 ha rappresentato uno spartiacque per il movimento operaio britannico. Da allora la ritirata sembrava inarrestabile, grazie alle leggi antisindacali della Thatcher solo il 19% degli impiegati nel settore privato è iscritto ai sindacati. Lo spostamento a destra dei vertici sindacali e del partito laburista è avvenuto all’insegna del "nuovo realismo" e della concertazione. Ed infatti, come in Italia, le politiche di collaborazione di classe sono state portate avanti tutte alle spese della classe lavoratrice, in termini di diminuzione del salario, aumento della precarietà e dello sfruttamento, ecc. I lavoratori britannici lavorano più ore con meno diritti e meno ferie rispetto al resto dell’Europa.

Cambiamenti nei sindacati

Nel 1997 il Partito Laburista ha vinto le elezioni dopo quasi vent’anni di dominio conservatore e tanti lavoratori aspettavano con fiducia importanti riforme da parte di Blair. Ma dopo cinque anni, ben poco è cambiato, e la base rivolge il proprio scontento e la propria rabbia verso i leaders sindacali.

Un settore dopo l’altro ha intrapreso azioni di lotta e ha spinto i propri sindacati più a sinistra. Un primo risultato è stato l’elezione nei congressi dei sindacati di categoria di segretari generali di sinistra, che hanno sconfitto uno dopo l’altro i candidati "blairiani". I congressi del sindacato, come quelli del partito laburista, sono annuali e questo processo è partito dai sindacati più piccoli, come quello dei macchinisti, Aslef, e quello dei ferrovieri, Rmt, per propagarsi ai vigili del fuoco e al sindacato dei giornalisti (Nuj) dove un marxista, Jeremy Dear, ha assunto la guida della categoria. Questo processo ha coinvolto successivamente il sindacato delle Comunicazioni e un paio di sindacati del settore pubblico.

Il salto qualitativo si è però visto nella scelta di Tony Woodley come vice segretario del Tgwu, il sindacato dei trasporti e di altri settori dei servizi, il più grande della Gran Bretagna, e nella sconfitta di Sir Ken Jackson, uno dei principali sostenitori di Blair, da parte del candidato della sinistra Derek Simpson per la guida del sindacato dei metalmeccanici, Aeeu Amicus.

L’Aeeu è stata la roccaforte della destra nei sindacati per oltre due decenni. Addirittura alla metà degli anni ottanta rischiò l’espulsione dalla confederazione generale dei sindacati (Tuc) per aver accettato finanziamenti dal governo conservatore. "La sconfitta (di Jackson) era ritenuta probabile come la perdita di Baghdad da parte di Saddam" ha commentato stupito il quotidiano Guardian.

Dopo la perdita di 176mila posti di lavoro nel settore nei soli primi mesi di quest anno, i lavoratori hanno pensato che le politiche concertative avessero fatto il loro tempo. Questi avvenimenti dimostrano che anche il sindacato più burocratico e moderato può spostarsi a sinistra col cambiamento della situazione oggettiva con la comparsa e la pressione esercitata da un nuovo strato di lavoratori combattivi.

I nuovi segretari di sinistra possono diventare un punto di riferimento per tutta l’opposizione di sinistra nel Tuc, come si è verificato all’ultimo congresso.

Blair sconfitto sulle privatizzazioni

L’opposizione totale della stragrande maggioranza dei delegati alle privatizzazioni, il voto per la rinazionalizzazione delle ferrovie, il 40% dei delegati che si oppongono alla guerra all’Iraq chiunque la convochi, costituiscono chiari segnali che il vento sta cambiando. I no alla guerra sarebbero potuti essere più numerosi, se le delegazioni fossero state più rappresentative. Il voto di "blocco" (il diritto dei vari sindacati ad esercitare un voto il cui peso è pari a quello degli iscritti) dell’Aeeu-Amicus favorevole a un intervento dell’Onu è stato decisivo. L’esecutivo di questo sindacato infatti è ancora in mano alla destra in quanto da più di due anni non viene rieletto.

I risultati della recente tornata di congressi sindacali hanno creato il panico fra il padronato e a Downing Street, residenza del Primo Ministro. Una fonte ulteriore di preoccupazione per Blair è stato il congresso del Partito Laburista. Nel paese l’opposizione alle privatizzazioni promosse dal governo è generalizzata. Un ordine del giorno molto critico rispetto alle Private Finance Initiatives, la partecipazione e la gestione da parte di capitali privati di servizi pubblici, è passato col voto favorevole di più di due terzi dei delegati.

Sulla guerra all’Iraq il governo ha preferito non sottoporre la propria posizione al voto ma una mozione che subordinava l’intervento al parere favorevole dell’Onu. Solo così si sono salvati da una nuova sconfitta. Una posizione senza condizioni contraria alla guerra ha conquistato un considerevole appoggio, anche se non la maggioranza.

La borghesia fa sentire tutto il suo peso e chiede a gran voce la rottura del legame del Partito coi sindacati, che hanno un peso ancora decisivo nei congressi del Labour e lo finanziano. Nel passato il sindacato era alla destra del partito: la burocrazia sindacale ostacolava ogni posizione un po’ più radicale che veniva dalla base del partito. Oggi avviene il contrario, e ciò si può spiegare solo tramite la ritrovata combattività della classe operaia britannica, che trova la sua prima espressione all’interno dei sindacati tradizionali.

Nel 2003 la destra si potrà trovare in minoranza nel sindacato e in grosse difficoltà nel Partito. Molti commentatori borghesi propongono di introdurre il finanziamento statale ai partiti, con la chiara intenzione di impedire che la radicalizzazione nei sindacati si trasferisca al Partito laburista.

È piuttosto improbabile che riescano nel loro intento. Blair sta affrontando un’opposizione di massa rispetto alla guerra in Medio Oriente. La recessione sta colpendo e colpirà duro l’economia dell’isola. La destra laburista avrà ben poco da offrire ai lavoratori e alle loro famiglie ed entrerà sempre più in conflitto con i sindacati e la base del partito.

La classe operaia britannica sta ritrovando il suo posto in prima linea insieme ai lavoratori del resto d’Europa nella battaglia per la trasformazione socialista del continente.

Lo sviluppo della lotta di classe anche in questo paese conferma la necessità per gli attivisti più coscienti di intervenire con un programma rivoluzionario nelle organizzazioni tradizionali del movimento operaio.

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