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E' stato firmato il tanto atteso accordo sul nucleare tra l'Iran e le sei maggiori potenze mondiali. Dopo 18 giorni continui di trattative le parti hanno annunciato un accordo di 100 pagine, con il quale si avvia il ridimensionamento del nucleare iraniano e la revoca delle dure sanzioni contro l'Iran. Questo porta a termine più di tre decenni di dure sanzioni economiche imposte all'Iran dall'imperialismo statunitense e segna una sconfitta completa della strategia degli Stati Uniti di intimidazione, ricatto e la coercizione dell'Iran.

Prossimo obiettivo: Iran

Tutti, a Washington come a Gerusalemme, sono d’accordo: il punto non è se, ma quando avverrà. Stiamo parlando dell’attacco di Israele all’Iran, che Netanyahu considera una “minaccia all’esistenza stessa di Israele”.

Lo scorso anno è esploso in Iran un imponente movimento che ha scosso l’odiato regime fondamentalista islamico fin nelle sue fondamenta. C’erano tutte le condizioni per riuscire nel rovesciamento rivoluzionario del regime. È mancata tuttavia la partecipazione attiva della classe operaia come forza organizzata e ancora più decisiva è stata la mancanza di una cosciente direzione rivoluzionaria del movimento.

Nel febbraio scorso cadeva il trentesimo anniversario della rivoluzione iraniana. I mezzi di comunicazione di tutto il mondo hanno dato grande risalto al ruolo di Khomeini e del clero islamico durante la rivoluzione: raccontata così sembrerebbe proprio che durante i tumultuosi eventi del febbraio 1979 la classe operaia iraniana abbia giocato un ruolo quasi marginale.

La Rete di solidarietà con i lavoratori iraniani (Iranian Workers’ Solidarity Network, Iwsn) è nata nel maggio 2001. Dall’inizio del decennio infatti si è aperta, dopo un lungo letargo dovuto alla repressione spietata del regime dei mullah, una nuova fase di scioperi e di lotte da parte della classe operaia iraniana.
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