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MILANO – 10mila persone in piazza il 31 ottobre, questi i numeri dello sciopero dei lavoratori del settore del turismo. Una manifestazione bellissima, quando la testa del corteo è arrivata davanti a Confcommercio a Palestro un bel pezzo di corteo doveva ancora entrare in San Babila.

Un bellissimo corteo perché c’erano tantissimi giovani, tantissime lavoratrici, moltissimi slogan arrabbiati gridati a gran voce, cori, slogan e tanta determinazione.

Una vera e propria boccata d’aria fresca, la miglior risposta agli scettici sempre pronti a deprimersi e deprimere, sinceramente o per fini poco nobili, quanti pazientemente spiegano che sotto le ceneri cova la rabbia e la volontà di lottare tra la maggioranza dei lavoratori.

Le associazioni padronali hanno provocato in tutti i modi, con richieste indegne durante la contrattazione per il rinnovo del Ccnl, raggiungendo l’apice alla vigilia dello sciopero con la disdetta da parte della Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) del contratto nazionale. Seguendo l’esempio di Angem (associazione che raggruppa aziende della ristorazione collettiva) che aveva già quest’estate fatto la stessa manovra.

Vogliono lavoratori di serie A e B, vogliono ancora più mano libera sugli appalti, aumenti salariali ridicoli e tante altre porcherie.

Ma le lavoratrici e i lavoratori non son stati a guardare, hanno risposto e hanno risposto bene. Questa risposta non deve che essere l’inizio, fino a bloccare i propri negozi se necessario.

Hanno risposto quelle lavoratrici e quei lavoratori che stanno negli Autogrill, nei McDonald’s, My Chef, quei lavoratori che spesso vedete fermandovi a bere un caffè, che devono stare alla cassa ma contemporaneamente scaldare un panino, spremere un’arancia e dare un colpo di straccio al pavimento, che sono in due a fare il turno di notte, che non sanno dove mettere il bambino dopo l’asilo o la scuola a causa dei turni spezzati, che devono andare a lavorare anche se ammalati perché se no il collega non ce la fa.

Certo molti tra questi lavoratori sanno che il sindacato non è adeguato, sanno che se siamo arrivati a questo, a difendere un contratto comunque pessimo, è anche per le gravi responsabilità dei dirigenti sindacali, ma oggi gli hanno voluto dare credito, e vogliono vedere se proseguiranno coerentemente su questa strada o se la giornata di oggi per i dirigenti sindacali è stata solo una semplice passeggiata per poi passare oltre.

I lavoratori devono avere risposte adeguate e devono averle dai vertici sindacali. Il settore del terziario, caratterizzato in questi anni dall’avere assorbito le fuoriuscite di licenziati dall’industria, oggi conta solo nel turismo quasi un milione di addetti. Lottare contro l’arroganza dei padroni è l’unico modo per fermarli. Serve sicuramente l’unità di tutti i lavoratori e le lavoratrici, ma anche una piattaforma adeguata e un percorso di mobilitazione credibile. Perché se è vero che in particolare nel terziario è più difficile scioperare che in altre categorie, a causa dei continui cedimenti nei contratti nazionali e di secondo livello di questi anni, è anche vero che se c’è una piattaforma adeguata e un percorso chiaro sarà più facile coinvolgere il più alto numero di lavoratori. Ne è l’esempio questa giornata di lotta e rivendicazione dove i lavoratori senza timore hanno espresso chiaramente il loro dissenso.

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