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Nella prima settimana di novembre è esplosa la protesta degli autisti del servizio di trasporto pubblico su gomma dell’Atac di Roma.

 

L’ennesima notizia di sperpero unita alla malgestione, il carico di lavoro eccessivo e mal retribuito ed una normativa che nei fatti esclude la possibilità dello sciopero hanno fatto da detonatore ad una situazione che da troppi anni andava trascinandosi. L’azienda, il cui proprietario è il comune di Roma, versa in condizioni pessime: un indebitamento strutturale stimato intorno a 1,6 miliardi di euro, aggravato dal pagamento di 20 milioni di euro per il trasferimento della sede di via Prenestina (mai avvenuto) e, dulcis in fundo, lo scandalo dei biglietti falsi messi in circolazione dall’azienda per poi finire nelle tasche dei vari amministratori che si sono succeduti (questa l’ipotesi su cui indaga la procura di Roma), per un importo di circa 70 milioni di euro.

Sembra che tutto sia partito dal “bunker” di via Sondrio dove circa una ventina di dipendenti avevano la possibilità, coperti dal silenzio più totale e lontano da occhi indiscreti, di non registrare l’avvenuta convalida dei biglietti emessi generando così un business milionario. A fronte di questa situazione, ai lavoratori sono stati chiesti straordinari obbligatori giornalieri a fine turno, viaggiando su mezzi sempre più precari che non possono essere riparati a causa della scarsità di pezzi di ricambio, mentre non possono più godere di più di dieci giorni di ferie l’anno e il premio di produzione di 300 euro che attendono da quattro mesi non viene pagato. A questa situazione i lavoratori hanno risposto autoconvocandosi, scavalcando le burocrazie sindacali che da troppo tempo non riescono a mettere in campo una risposta adeguata agli attacchi dell’azienda. Alla fine i sindacati confederali sottoscrivono un accordo che sa di beffa: la sospensione della spending review fino a dicembre (!), un generico riequilibrio di organico tra i lavoratori amministrativi e gli autisti ed il rinnovo fino al 2019 dell’attuale contratto di servizio in scadenza a dicembre.

Non può essere sufficiente un tale accordo che nei fatti non esclude la possibilità in futuro della privatizzazione dell’azienda e il suo ulteriore smembramento (vista l’attuale situazione debitoria e la retorica sulla malgestione del pubblico che già torniamo a sentire). Una privatizzazione alla quale tutti gli amministratori lavorano da tempo, proprio per questo la soluzione non può venire da fantomatiche agenzie regionali del trasporto il cui unico interesse è svendere e smembrare l’azienda.

L’unica speranza è legata alla capacità dei lavoratori del trasporto locale, e di Atac in particolare, nell’organizzare una risposta all’altezza, come hanno già dimostrato nei giorni passati. è necessario che in ogni deposito si convochino assemblee e si discuta della situazione, che ogni assemblea elegga delegati che coordinino la lotta a livello cittadino e che si eleggano delegati di trattativa che affianchino e incalzino il sindacato. è necessario rivendicare: l’azzeramento del debito dell’azienda; il rinnovo immediato del contratto; l’abolizione degli straordinari obbligatori e delle fasce orarie antisciopero; l’abbassamento immediato del prezzo del biglietto e la totale gratuità del servizio per studenti, disoccupati e lavoratori. L’azienda di trasporti deve essere completamente in mani pubbliche e gestita dai lavoratori stessi: solo così potremo garantire un servizio adeguato e condizioni di lavoro degne.

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