Breadcrumbs

Come contrastare il veleno leghista?

La manifestazione nazionale che si terrà a Milano il 6 marzo contro il razzismo, la xenofobia e l’omofobia è un’iniziativa importante per rompere il clima opprimente di odio etnico e religioso che viene fomentato ogni giorno dalle forze di governo all’interno del paese.

È anche l’occasione per riflettere su quali siano le cause della forza della Lega e su quale politica sia necessaria per combatterla.

Alle elezioni politiche del 2001, la Lega Nord raccoglieva il peggior risultato di tutta la sua storia. Rispetto alle consultazioni di cinque anni prima perdeva oltre il 60% del proprio elettorato passando da 3.776.354 voti a 1.464.301 e crollando in termine percentuali dal 10,07% al 3,94%. Di fatto non raggiungeva la soglia di sbarramento del 4% e riusciva a conquistare una rappresentanza in parlamento solo grazie all’accordo con Forza Italia. Da questa crisi, che ha messo in discussione la sua stessa esistenza, la Lega non solo è riuscita a riprendersi, ma in questi anni ha addirittura compiuto una spettacolare rimonta che l’ha riportata vicino ai fasti dei suoi anni d’oro: alle ultime elezioni europee ha incassato 3.126.915 voti, corrispondenti al 10,20% dell’elettorato, e alle prossime regionali potrebbe conseguire un risultato ancor più significativo.

Quali sono le ragioni di un simile successo? Un punto di svolta decisivo è stato il congresso leghista di Assago del marzo 2002, quando per la prima volta è stata chiaramente tracciata la linea di “opposizione alla società multirazziale”. Da allora il partito di Bossi ha cominciato una campagna martellante contro “l’invasione extracomunitaria e musulmana” e a “difesa della cristianità”. In un contesto come quello degli ultimi anni, in cui le condizioni di vita di milioni di persone sono peggiorate, in cui il numero di poveri e di disoccupati non è mai stato così alto, in cui un’azienda dopo l’altra viene falcidiata dalla crisi, la demagogia razzista della Lega è stata in grado di fornire una risposta alla frustrazione e all’esasperazione di ampi strati di lavoratori e giovani nel nord del paese. Una risposta becera e reazionaria, ma pur sempre una risposta. Le forze di centrosinistra, invece, hanno completamente fallito nel mettere in campo una valida alternativa e proprio nella mancanza di alternative sta la forza principale delle proposte leghiste.

Il Partito Democratico si è distinto più per aver tentato di scimmiottare le posizioni della Lega Nord che per averle contrastate. Basti pensare ad uno dei cavalli di battaglia della Lega più pericolosi sul piano sociale, il federalismo fiscale, che di fatto prevede servizi sociali, assistenza sanitaria e istruzione pubblica differenziati da regione a regione. Si tratta di una ricetta per peggiorare ulteriormente le condizioni di vita nelle aree più depresse del paese e per aumentare ancora la già notevole emigrazione tutta italiana dal Mezzogiorno al Nord. Ebbene su una questione così rilevante il Partito Democratico ha ritenuto bene di astenersi in parlamento! Addirittura alcuni suoi esponenti sono andati oltre, come Filippo Penati, il più fulgido rappresentante del Pd del Nord (ex presidente della provincia di Milano e attuale candidato alla regione Lombardia), che è stato capace di criticare da destra la bozza Calderoli perché conteneva troppe “regalie” alle città del centro-sud! Non meno ipocriti suonano gli appelli di altri dirigenti democratici per la “difesa della Costituzione”, dopo che i passati governi di centrosinistra hanno calpestato i dettami costituzionali finanziando le scuole private e partecipando alla guerra del Kosovo. Se questa è l’opposizione, Bossi, Maroni e Borghezio possono dormire sonni tranquilli…

Il Partito della Rifondazione Comunista, invece, in questi anni ha proposto rivendicazioni in difesa dei diritti degli immigrati e dello stato sociale, rivendicazioni che però sono naufragate nel mare di compromessi cui il suo gruppo dirigente si è piegato per mantenere le proprie posizioni all’interno delle istituzioni, posizioni che si sono trasformate nel fine ultimo cui sacrificare anche la coerenza della propria iniziativa politica.

Così Rifondazione ha dilapidato gran parte del suo patrimonio di elettorato, militanza e credibilità per sostenere le politiche indifendibili delle giunte e dei governi di centrosinistra dei quali ha fatto parte. Proprio nel momento in cui la crisi ha manifestato nel modo più feroce le contraddizioni del capitalismo, il nostro partito ha abbandonato la sua connotazione antagonista e di classe in nome delle compatibilità di sistema e ha annacquato la sua identità in una serie di improbabili coalizioni elettorali dai connotati indefiniti: la Sinistra Arcobaleno, la Lista anticapitalista, la Federazione della Sinistra…

Se Rifondazione Comunista vuole togliere il terreno sotto i piedi alle campagne leghiste contro gli immigrati e i rom, la sua lotta per difendere i posti di lavoro, per rivendicare più case popolari e asili comunali, per garantire diritti uguali per tutti senza discriminazioni razziali o religiose non può essere oggetto di nessuna mediazione e non può che essere diretta tanto contro la Lega Nord che contro i suoi imitatori del Pd del Nord e non solo.

Dobbiamo in un certo senso essere in grado di fare tesoro dell’esperienza leghista di questi anni, in particolare del modo con cui il Carroccio ha recuperato i suoi consensi. Se la Lega ha definito la propria identità attaccando la “società multirazziale”, noi dobbiamo ricostruire la nostra attaccando la “società capitalista”. Se la Lega si richiama ai valori cristiani, noi dobbiamo recuperare i nostri riferimenti rivoluzionari e socialisti. Se la Lega indirizza la rabbia popolare per la mancanza di lavoro, di case e servizi sociali contro gli immigrati, noi dobbiamo saperla incanalare contro i padroni che chiudono le aziende, licenziano e pretendono sempre più tagli allo stato sociale. Solo a queste condizioni avremo davvero un’alternativa di classe in grado di riconquistare quanti in questi anni sono caduti nella trappola della guerra tra poveri propugnata dalla Lega.

Joomla SEF URLs by Artio