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291 giorni di lotta all’università

Il 6 febbraio alle sei del mattino migliaia di poliziotti delle forze speciali messicane sono entrati negli edifici dell’Unam (Università nazionale autonoma del Messico), con le maniere forti hanno arrestato e portato in prigione 637 studenti, membri del Cgh (Comitato generale di sciopero) che per 10 mesi aveva diretto lo sciopero con occupazione di quella che è la maggior università d’America. L’occupazione, che era stata preceduta da tre cortei molto numerosi, da due giornate di sciopero e da una consultazione con la partecipazione di 100mila studenti, ha potuto contare sulla solidarietà di settori importanti della popolazione (tra cui segnaliamo il sindacato degli elettrici), ma non è riuscita a creare le condizioni per un’azione decisiva contro la politica liberista del governo federale.

Le ragioni sono diverse: certo non ha aiutato il comportamento dei dirigenti sindacali che hanno boicottato il movimento, né quello della direzione del Prd, il partito che si propone come alternativa al Pri (al governo da 90 anni), ma che nella capitale (distretto federale) governa da due anni. Infine il movimento studentesco, che per mesi ha espresso una grande capacità di mobilitazione e di lotta, non ha saputo porre fine ad una occupazione che dopo più di sei mesi si trascinava per inerzia.

Per capire le ragioni della lotta abbiamo contattato il Cedep, Comitato Studentesco in Difesa della Scuola Pubblica, una delle organizzazione studentesche più attive nel corso dell’occupazione.

Quali sono le vostre rivendicazioni principali?

Il punto principale è il mantenimento della gratuità dell’insegnamento universitario, una conquista della rivoluzione del 1910, che ha permesso a tanti figli di lavoratori di accedere agli studi. Inoltre rifiutiamo le limitazioni alla possibilità di scegliere gli indirizzi di laurea; chiediamo l’apertura di un tavolo permanente di dialogo tra rettore e studenti sui problemi dell’università e il ritiro delle sanzioni contro gli studenti, i professori e i lavoratori della Unam.

Come avete mantenuto un’occupazione per 10 mesi?

È stato possibile perché la nostra lotta è stata identificata da una parte della popolazione come il simbolo della lotta contro la politica antioperaia del governo. Il 1° maggio 400mila persone hanno partecipato al corteo con due slogan centrali: no alla politica economica e appoggio agli studenti. Nei primi mesi della lotta i lavoratori dell’elettricità, che il governo minacciava di privatizzare, hanno partecipato a molte delle nostre iniziative. Inoltre il movimento studentesco era, ed è, molto deciso a non permettere la fine della gratuità dell’insegnamento universitario.

Cosa significherebbero le nuove tasse accademiche?

I 680 pesos semestrali per l’Università e i 510 pesos per la scuola superiore bisogna considerarli nella cornice di un impoverimento generale della popolazione. Siccome negli ultimi 20 anni abbiamo perso un 70% del potere di acquisto dei salari, introdurre le tasse significa negare l’Università ai figli dei lavoratori. Già oggi dei figli di famiglie che hanno entrate inferiori a due volte e mezza il salario minimo, solo l’11% riesce a entrare. Secondo uno studio della nostra facoltà di economia sono necessari 8 stipendi minimi per coprire i bisogni essenziali di una famiglia. Oggi il 90% degli studenti delle superiori e l’88% di quelli universitari vengono da famiglie le cui entrate sono al di sotto di questa cifra. Come primo passo il governo propone di applicare le tasse alle famiglie che guadagnano almeno l’equivalente a 4 salari minimi, che come abbiamo visto non sono una grande cifra, ma è chiaro che lo scopo è permettere di entrare all’università solo a chi è in grado di pagarla.

Nei primi mesi della lotta era possibile vincere, cosa è successo?

È mancata nel Cgh la capacità di indicare decisamente la strada per legarsi al movimento operaio e agli studenti del resto del paese. Se così fosse stato si poteva vincere in poche settimane. Si è perso tempo prezioso; solo il Cedep ha insistito su questa idea, ma eravamo forti solo nel nord della città e non siamo riusciti a far passare queste posizioni in tutto il movimento. L’occupazione è diventata un fine in sè, il che andava bene al governo che ha lasciato passare il tempo e quando è sopravvenuta una certa stanchezza, ma soprattutto confusione, ha usato la repressione.

Il rettore e il governo hanno preparato accuratamente lo scenario. All’inizio di gennaio hanno offerto delle concessioni parziali, rifiutando il resto delle rivendicazioni. Lo scopo è presentare il movimento come oltranzista, dicendo che gli studenti vogliono solo fare casino. La campagna nei massmedia è impressionante. Goebbels era un apprendista nei loro confronti! A questo punto il rettore convoca una consultazione per dare voce a quegli studenti che non avevano partecipato all’occupazione. Ottiene il risultato contrario: studenti che non venivano nei campus da mesi tornano a discutere con gli occupanti e in più casi sono convinti a rimanere.

A questo punto il governo organizza vere e proprie provocazioni. Giovani sottoproletari vengono pagati 300 dollari per entrare nelle facoltà e dare al governo l’opportunità di dire che gli studenti si scontrano tra di loro. In più occasioni gli studenti riescono a resistere e li espellono dall’università. A quel punto arriva la polizia e mette in prigione gli studenti! La settimana scorsa quasi mille studenti erano in galera. Ciò ha inorridito la popolazione messicana. Ci sono stati diversi cortei che rivendicavano la loro liberazione. Il 9 di febbraio più di 300mila persone sono sfilate per Città del Messico. Ancora una volta gli elettrici costituivano il pezzo più combattivo del corteo. Gli slogan più sentiti sono stati: "Andare oltre! Sciopero generale nazionale!" Il governo ne ha liberati parecchi, ma più di 100 restano in prigione con accuse pesantissime rischiando più di 10 anni di galera!

Il 19 di febbraio il Cgh ha convocato un Fronte Nazionale in difesa dell’educazione pubblica. Ora bisogna lottare per la libertà dei prigionieri politici e trarre tutte le lezioni di questi avvenimenti, la lotta continua!

Solidarietà con gli studenti messicani arrestati!

Facciamo appello a tutti i lettori a scrivere lettere di protesta richiedendo la liberazione degli studenti ancora detenuti ai seguenti indirizzi:

Gobierno de Mexico

S. E. Dr. Ernesto Zedillo Ponce de Leon, Presidente de la Republica,

Palacio Nacional, C. P. 06065, Mexico D. F.

Messico

oppure all’e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

fax: (+52 5) 515 57 29 oppure 547 03 21

Copie dei messaggi si possono mandare al quotidiano La Jornada

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e al CEDEP (Comitato studentesco in difesa dell’istruzione pubblica): Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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