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Come avvertivamo già in articoli sugli scorsi numeri di FalceMartello le lotte in Messico non si arrestano: quelle iniziate come mobilitazioni studentesche stanno ora assumendo un carattere esplosivo, coinvolgendo e portando nel vivo della lotta ampi settori della classe lavoratrice.

Il 20 novembre, anniversario dei 104esimo anniversario dalla Rivoluzione messicana, è stato vissuto in maniera del tutto inusuale, nella consapevolezza che i giorni della rivoluzione non vanno contemplati, ma rivissuti. Le più grandi conquiste della rivoluzione vengono oggi messe in discussione dal governo reazionario di Peña Nieto: non solo l’istruzione pubblica, ma ogni settore è sotto attacco delle politiche neo-liberiste dell’oligarchia, come esemplificato dalla privatizzazione del settore petrolifero. Per questo motivo l’anniversario della rivoluzione si è trasformato in un grande momento di lotta, con tre marce che hanno attraversato il paese, guidate da parenti e compagni degli studenti scomparsi per opera dello Stato ad Ayotzinapa, e si sono ricongiunte a Città del Messico, nonostante le provocazioni e la violenza della polizia, mentre in tutto il paese erano in corso azioni di protesta di varia natura, blocchi delle strade ed occupazioni degli aeroporti. Le mobilitazioni, nate pretendendo la liberazione dei 43 studenti desaparecidos, si sono trasformate in lotte politiche generalizzate.
Le menzogne messe in campo dal governo, continuamente ritrattate, reinventate, riformulate, hanno contribuito ad esacerbare gli animi, facendo divenire le dimissioni del presidente uno dei principali obiettivi politici della mobilitazione.
Nel clima crescente di tensione riprende slancio su un piano più elevato il movimento studentesco. Nel Politecnico di Città del Messico le istituzioni sono state costrette ad aprire un tavolo di trattativa con l’Assemblea generale del politecnico (Agp), l’organo di rappresentanza studentesca. La trattativa dovrebbe definire le condizioni d’avvio del Congresso straordinario del Politecnico, ma i primi segnali istituzionali confermano che ogni conquista sarà ottenuta solo sulla base di una mobilitazione radicale. Il nuovo rettore dell’Ipn si è già mostrato poco incline a concedere più democrazia nella vita interna del Politecnico e sta agendo in ogni modo per dividere gli studenti con manovre burocratiche, cercando di isolare l’area più combattiva, rappresentata dal Comitè de Lucha Estudiantil del Politecnico (Clep). Queste manovre sono solo l’ultimo tassello di una serie indefinita di menzogne e provocazioni ai danni degli studenti marxisti del politecnico, ma si dovranno scontrare con il rinvigorito spirito combattivo di tutta la comunità politecnica.
Assieme allo scontro politico cresce anche il livello di repressione statale. Nell’Università autonoma del Messico (Unam) il 14 novembre alcuni poliziotti infiltrati hanno aperto il fuoco contro gli studenti, ferendone uno. Nella notte squadre di poliziotti in tenuta antisommossa hanno violato l’autonomia universitaria, entrando nel perimetro della scuola e scontrandosi con centinaia di studenti in presidio.
Nel frattempo si innalza il livello dello scontro ad Ayotzinapa in tutto lo stato di Guerrero, così come negli stati di Michoacán e Oaxaca, dove sono presenti forti sezioni della Cnte, forte e combattivo sindacato dei maestri, dove la lotta sta acquisendo natura insurrezionale con l’organizzazione sempre più strutturata di milizie armate di autodifesa. Gli studenti della Scuola normale rurale di Ayotzinapa hanno convocato un congresso nazionale degli studenti, che si terrà nella loro Scuola, “Raúl Isidro Burgos”, il 30 novembre, con l’obiettivo di coordinare e organizzare le mobilitazioni in tutto il paese. A questo congresso parteciperanno anche delegazioni del Clep (principale organizzazione studentesca dell’Ipn) e della neonata Unione degli studenti rivoluzionari.
Successivamente a questa assemblea, il primo dicembre, uno “sciopero civico” generale articolato è stato convocato da alcune organizzazioni sindacali con la rivendicazione di riavere indietro i 43 studenti desaparecidos, e potrebbe rappresentare un fondamentale punto di svolta nella situazione, segno che a entrare nel conflitto non sono più solo studenti e insegnanti, ma tutta la classe lavoratrice organizzata. Lo sciopero sarà accompagnato da altre iniziative di lotta quali occupazioni, picchetti, blocchi stradali...
Altre iniziative sono già programmate, in un crescendo di mobilitazioni che renderà incandescente l’aria che si respira nelle strade del Messico risvegliato dopo un lungo assopimento. Segnaliamo solo le principali. Per il 6 dicembre è programmata una marcia simbolica su Città del Messico, alla cui testa vi saranno organizzazioni contadine, sindacali e studentesche a cavallo, per ricordare la conquista della città da parte delle truppe rivoluzionarie di Villa e Zapata nel 1914. Il giorno dopo la Scuola “Raúl Isidro Burgos” ospiterà un’altra iniziativa, non solo degli studenti, ma una vera e propria Assemblea nazionale popolare: una prima forma di autogoverno rivoluzionario. Lo sbocco naturale di queste iniziative deve essere la definizione di uno sciopero generale politico che abbia come consegna principale la cacciata del governo di Peña Nieto e della sua cricca di oligarchi.
I compagni de La izquierda socialista, sezione messicana della Tendenza marxista internazionale, parteciperanno alle iniziative messe in campo dai giovani e dai lavoratori in tutto lo Stato mettendo a disposizione delle masse il loro chiaro programma rivoluzionario. La Tmi invita simpatizzanti e attivisti sindacali, politici e studenteschi a portare la solidarietà ai marxisti de La izquierda socialista, del Clep, della Union de estudiantes revolucionarios e a tutto il popolo messicano in lotta con attestati di solidarietà, presidi e assemblee informative.
Ulteriori aggiornamenti sulla situazione messicana saranno riportati sul nostro giornale e sul sito www.marxismo.net. Quanto sta avvenendo oggi nelle città e nei villaggi del Messico non è destinato ad arrestarsi, ma aprirà la scena a nuovi conflitti, sempre più accesi. Una parola abita gli incubi della borghesia messicana: Rivoluzione!

Come avvertivamo già in articoli sugli scorsi numeri di FalceMartello le lotte in Messico non si arrestano: quelle iniziate come mobilitazioni studentesche stanno ora assumendo un carattere esplosivo, coinvolgendo e portando nel vivo della lotta ampi settori della classe lavoratrice.

Il 20 novembre, anniversario dei 104esimo anniversario dalla Rivoluzione messicana, è stato vissuto in maniera del tutto inusuale, nella consapevolezza che i giorni della rivoluzione non vanno contemplati, ma rivissuti. Le più grandi conquiste della rivoluzione vengono oggi messe in discussione dal governo reazionario di Peña Nieto: non solo l’istruzione pubblica, ma ogni settore è sotto attacco delle politiche neo-liberiste dell’oligarchia, come esemplificato dalla privatizzazione del settore petrolifero. Per questo motivo l’anniversario della rivoluzione si è trasformato in un grande momento di lotta, con tre marce che hanno attraversato il paese, guidate da parenti e compagni degli studenti scomparsi per opera dello Stato ad Ayotzinapa, e si sono ricongiunte a Città del Messico, nonostante le provocazioni e la violenza della polizia, mentre in tutto il paese erano in corso azioni di protesta di varia natura, blocchi delle strade ed occupazioni degli aeroporti. Le mobilitazioni, nate pretendendo la liberazione dei 43 studenti desaparecidos, si sono trasformate in lotte politiche generalizzate.

Le menzogne messe in campo dal governo, continuamente ritrattate, reinventate, riformulate, hanno contribuito ad esacerbare gli animi, facendo divenire le dimissioni del presidente uno dei principali obiettivi politici della mobilitazione.

Nel clima crescente di tensione riprende slancio su un piano più elevato il movimento studentesco. Nel Politecnico di Città del Messico le istituzioni sono state costrette ad aprire un tavolo di trattativa con l’Assemblea generale del politecnico (Agp), l’organo di rappresentanza studentesca. La trattativa dovrebbe definire le condizioni d’avvio del Congresso straordinario del Politecnico, ma i primi segnali istituzionali confermano che ogni conquista sarà ottenuta solo sulla base di una mobilitazione radicale. Il nuovo rettore dell’Ipn si è già mostrato poco incline a concedere più democrazia nella vita interna del Politecnico e sta agendo in ogni modo per dividere gli studenti con manovre burocratiche, cercando di isolare l’area più combattiva, rappresentata dal Comitè de Lucha Estudiantil del Politecnico (Clep). Queste manovre sono solo l’ultimo tassello di una serie indefinita di menzogne e provocazioni ai danni degli studenti marxisti del politecnico, ma si dovranno scontrare con il rinvigorito spirito combattivo di tutta la comunità politecnica.

Assieme allo scontro politico cresce anche il livello di repressione statale. Nell’Università autonoma del Messico (Unam) il 14 novembre alcuni poliziotti infiltrati hanno aperto il fuoco contro gli studenti, ferendone uno. Nella notte squadre di poliziotti in tenuta antisommossa hanno violato l’autonomia universitaria, entrando nel perimetro della scuola e scontrandosi con centinaia di studenti in presidio.

Nel frattempo si innalza il livello dello scontro ad Ayotzinapa in tutto lo stato di Guerrero, così come negli stati di Michoacán e Oaxaca, dove sono presenti forti sezioni della Cnte, forte e combattivo sindacato dei maestri, dove la lotta sta acquisendo natura insurrezionale con l’organizzazione sempre più strutturata di milizie armate di autodifesa. Gli studenti della Scuola normale rurale di Ayotzinapa hanno convocato un congresso nazionale degli studenti, che si terrà nella loro Scuola, “Raúl Isidro Burgos”, il 30 novembre, con l’obiettivo di coordinare e organizzare le mobilitazioni in tutto il paese. A questo congresso parteciperanno anche delegazioni del Clep (principale organizzazione studentesca dell’Ipn) e della neonata Unione degli studenti rivoluzionari.

Successivamente a questa assemblea, il primo dicembre, uno “sciopero civico” generale articolato è stato convocato da alcune organizzazioni sindacali con la rivendicazione di riavere indietro i 43 studenti desaparecidos, e potrebbe rappresentare un fondamentale punto di svolta nella situazione, segno che a entrare nel conflitto non sono più solo studenti e insegnanti, ma tutta la classe lavoratrice organizzata. Lo sciopero sarà accompagnato da altre iniziative di lotta quali occupazioni, picchetti, blocchi stradali...

Altre iniziative sono già programmate, in un crescendo di mobilitazioni che renderà incandescente l’aria che si respira nelle strade del Messico risvegliato dopo un lungo assopimento. Segnaliamo solo le principali. Per il 6 dicembre è programmata una marcia simbolica su Città del Messico, alla cui testa vi saranno organizzazioni contadine, sindacali e studentesche a cavallo, per ricordare la conquista della città da parte delle truppe rivoluzionarie di Villa e Zapata nel 1914. Il giorno dopo la Scuola “Raúl Isidro Burgos” ospiterà un’altra iniziativa, non solo degli studenti, ma una vera e propria Assemblea nazionale popolare: una prima forma di autogoverno rivoluzionario. Lo sbocco naturale di queste iniziative deve essere la definizione di uno sciopero generale politico che abbia come consegna principale la cacciata del governo di Peña Nieto e della sua cricca di oligarchi.

I compagni de La izquierda socialista, sezione messicana della Tendenza marxista internazionale, parteciperanno alle iniziative messe in campo dai giovani e dai lavoratori in tutto lo Stato mettendo a disposizione delle masse il loro chiaro programma rivoluzionario. La Tmi invita simpatizzanti e attivisti sindacali, politici e studenteschi a portare la solidarietà ai marxisti de La izquierda socialista, del Clep, della Union de estudiantes revolucionarios e a tutto il popolo messicano in lotta con attestati di solidarietà, presidi e assemblee informative.

Ulteriori aggiornamenti sulla situazione messicana saranno riportati sul nostro giornale e sul sito www.marxismo.net. Quanto sta avvenendo oggi nelle città e nei villaggi del Messico non è destinato ad arrestarsi, ma aprirà la scena a nuovi conflitti, sempre più accesi. Una parola abita gli incubi della borghesia messicana: Rivoluzione!

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