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J’accuse! Il parlamento messicano vota l’incriminazione di Lopez Obrador

dal sito In defence of Marxism

Lo stesso giorno che Andres Manuel Lopez Obrador ha ufficialmente annunciato la sua candidatura alla presidenza del Messico, dinanzi ad una platea di mezzo milione di sostenitori, il parlamento gli ha revocato l’immunità parlamentare (desafuero), rendendolo incriminabile per aver ignorato la sentenza contraria di un tribunale che aveva impedito la costruzione di una strada di collegamento per un ospedale. Se il processo non dovesse concludersi per il prossimo gennaio, Lopez Obrador, per legge, non potrà candidarsi.

 

Lopez Obrador, sindaco di Città del Messico ed esponente del PRD (Partido de la Revolucion Democratica, il principale partito della sinistra del paese) ha parlato davanti a centinaia di migliaia di persone accorse in suo sostegno in piazza dello Zocalo poco prima di recarsi in parlamento per difendersi dalle accuse che gli sono mosse. Alla fine, il parlamento ha votato perché sia processato, 360 favorevoli, contro 127 contrari.


La manifestazione a Città del Messico
in appoggio a Lopez Obrador
Il caso Lopez Obrador puzza d’ipocrisia, nessuno dubita che dietro questa questione ci sia, in realtà, una manovra delle classi dominanti messicane. Il governo Fox ripete senza posa che su questo si misura “lo stato di diritto” messicano, mentre è chiaro a tutti come tutto questo non abbia nulla a che fare con lo stato di diritto, e molto a che fare, invece, con le macchinazioni politiche poste in essere da parte delle classi dominanti messicane, per evitare che il popolare sindaco di Città del Messico si candidi. I potenti sono terrorizzati dalla possibilità che Lopez Obrador, uomo di sinistra, molto popolare tra le masse, si trasformi in una sorta di Chavez messicano.

Secondo il Miami Herald (8 aprile 2005): “Almeno un parlamentare del PRI [Partido Revolucionario Institutional, al potere dalla fine degli anni venti al 2000, Ndt], Roberto Campa Cifrian, ha dichiarato come, in realtà, non si tratti tanto del fatto che abbia infranto o meno la legge, quanto piuttosto delle sue idee politiche di sinistra: “il problema non è che López Obrador sia un pericoloso criminale, il problema è che è un pericoloso politico. Quando fu eletto Fox, nel 2000, anch’egli fu salutato come un radicale, un messia, ma nessuno pensò mai di precludergli la corsa alle presidenziali. Il suo governo fu il segnale che in Messico c’era democrazia. Invece, il motivo per il quale oggi ci s’imbarca in tutto questo è che s’intende, così, disfarsi di un avversario politico”.

Per avere un idea più precisa, si confronti il caso Lopez Obrador con le accuse di gigantesche frodi mosse al governo Fox, ad esempio i 140 milioni di dollari dello scandalo Pemexgate, rimasto impunito, in cui gli spiccioli suddetti sono stati dirottati dal monte salari degli operai alle casse del PRI. Va ricordato, inoltre, che gli scandali non riguardano solo il partito, Fox è stato coinvolto in prima persona in un caso di malversazione riguardo alle spese elettorali del 2000, che ancora non è arrivato davanti ad un giudice.

Insomma, in un paese in cui omicidi, traffici di droga e corruzione di massa restano impuniti, è assolutamente scandaloso che Lopez Obrador venga incriminato per aver ignorato l’ordine di un tribunale di fermare la costruzione della strada per un ospedale.

Leonardo Cordova, costituzionalista dell’Università Autonoma Nazionale, ha espresso preoccupazioni sul fatto che il caso sia stato gonfiato così tanto, dato che comunque si tratta di qualcosa di sostanzialmente innocuo, che il processo ha scatenato una protesta di massa e, tanto più, che in Messico nessun amministratore è mai stato inquisito per aver ignorato delle ordinanze dei tribunali. “Sarebbe un precedente, nella storia messicana. - ha dichiarato scuotendo la testa - centinaia, migliaia di ordinanze emesse ogni giorno vengono sistematicamente ignorate dagli amministratori pubblici. L’incriminazione per averne ignorato una è una cosa talmente rara che nemmeno nel codice penale è prevista alcuna misura per un ‘reato’ del genere”. (Los Angeles Times, 8 aprile 2005)

Samuel Gonzalez, noto penalista di Città del Messico, ha parlato del voto per l’impeachment in termini di “abuso” dell’istituto stesso, nella misura in cui gli amministratori con maggiori responsabilità dovrebbero essere inquisiti solo per “reati gravi e malversazioni. E questo non è certo il caso” - ha dichiarato (Los Angeles Times, 8 aprile 2005). Questo per dire dello “stato di diritto”!

J’accuse!

Nella sua autodifesa, Lopez Obrador ha capovolto i capi d’accusa contro di lui rinfacciando a chi lo vorrebbe condannare le vere motivazioni del voto per l’impeachment. Non è Lopez Obrador ad essere colpevole, ma le classi dominanti ed i gruppi di potere interni al PRI ed al PAN [partito del presidente Fox e della destra nazionalista messicana, Ndt]: “Essi non intendono condannarmi per aver violato una legge, ma per le mie idee e per quello che posso rappresentare per il futuro del Messico. La contesa, oggi, è tra due progetti: uno nell’interesse della globalizzazione, l’altro nell’interesse della nazione. Essi non gradiscono che io sostenga i settori popolari più umili e bistrattati, e vedono come fumo negli occhi la prospettiva che questa politica sia applicata a livello nazionale. Ecco qual è il nocciolo della questione!”.

Lopez Obrador ha proseguito attaccando “coloro che pensano di essere i padroni della nazione, i dirigenti del PRI e del PAN, che vogliono svendere il nostro petrolio, le nostre industrie elettriche, che hanno scaraventato nella bancarotta le nostre istituzioni finanziarie, che continuano ad affliggere allo nazione la piaga della disuguaglianza. Costoro hanno consegnato il paese alla più spietata e vorace oligarchia. Costoro vogliono tassare i generi alimentari e le medicine, mentre i loro protettori sono al riparo da nuove tasse, gli stessi che hanno distrutto la capacità produttiva del paese ed obbligato milioni di messicani ad emigrare negli USA per sbarcare il lunario”.

“Io accuso - ha continuato, trasformandosi da accusato in accusatore - il presidente Vicente Fox Quesada di atti vergognosi, perpetrati cercando di legare le istituzioni per combattere una battaglia politica”

“Io accuso il capo della corte suprema, Mariano Azuela, di subordinare la giustizia agli interessi contingenti dei potenti quando intrattiene rapporti privati con il presidente, dimenticando che il suo dovere sta nel proteggere il popolo dagli abusi, e non nel avervi parte attiva.”

“Coloro che mi accusano si giustificano dicendo di farlo nel nome della legge. Tutti gli atti autoritari si nascondono dietro alla legalità. Si stanno rendendo ridicoli…”

“Vogliono mettermi in galera per aver costruito una strada per un ospedale, un crimine gravissimo. E’ questo lo ‘stato di diritto’ di cui vanno parlando? Quale “stato di diritto” esiste per tutti coloro che non si possono comprare l’assoluzione? La maggior parte dei giudici non hanno il coraggio di resistere alle pressioni del governo. Tutto si gioca attorno al denaro e a chi vuole un paese esclusivamente per i ricchi” (da Narcosphere)

Questo tipo di linguaggio mette i brividi alle classi dominanti messicane. Si collega direttamente con la rabbia ed il vissuto di milioni di lavoratori e contadini messicani, che nulla hanno avuto dalla crescita economica di questi ultimi anni.

 

La classe dominante messicana ha clamorosamente sbagliato i suoi calcoli su questo caso e si trova oggi tra l’incudine ed il martello. Non possono infatti consentire a Lopez Obrador di correre per le presidenziali perché sarebbe una minaccia troppo grossa ai loro interessi ed ai loro privilegi. La sua elezione sarebbe l’espressione del risentimento anticapitalista ed antimperialista delle masse, questo potrebbe aprire ad un movimento rivoluzionario come nel caso di Chavez in Venezuela, con il quale spesso la stampa messicana traccia il paragone.

La classe dominante messicana non può permettere una cosa del genere, e dunque cerca di fermare Lopez Obrador. Tuttavia, il tentativo d’incriminarlo ha gettato benzina sul fuoco della rabbia e dell’indignazione delle masse che, avverse al desafuero, si sono mobilitate in difesa di Obrador, garantendogli un sostegno ancor maggiore che in passato. Giovedì c’era mezzo milione di persone allo Zocalo, come in un paio di altre manifestazioni nell’aprile scorso. La manifestazione è durata oltre dieci ore e non sono stati pochi coloro che hanno passato tutta la notte in piazza. Un movimento così forte potrebbe anche costringere le classi dominanti ad abbandonare le accuse e lasciare che Obrador possa competere nelle prossime elezioni. Questo sarebbe un segnale fortissimo che la lotta paga, che si può lottare e vincere, rendendo le masse più fiduciose e radicalizzando il movimento. Lopez Obrador vincerebbe le elezioni con un appoggio ancora maggiore da parte di un movimento di massa rivoluzionario e radicalizzato a sinistra.

La classe dominante messicana millanta la difesa dello ‘stato di diritto’ e della ‘democrazia’. Lopez Obrador, in ogni caso, si sforza di rassicurare la classe dominante messicana e l’imperialismo USA che non intende in alcun caso rovesciare lo stato di diritto, ma sono proprio le classi dominanti che di questo si fanno beffe, cercando di coprire il tutto con un sottile velo di formalismi, di cui le accuse contro Obrador sono parte. Questi, insieme agli altri dirigenti del PRD continuano ad invocare la “calma” e la “pace sociale” chiedendo espressamente che non si facciano blocchi stradali e picchetti. Questo la dice lunga su quanto la situazione sia esplosiva in Messico.

L’idea di Lopez Obrador è quella di mettersi a capo di un movimento di disobbedienza civile, che lo sostenga pur rimanendo sempre nell’ambito della legalità, con la scusa del non cedere alle “provocazioni” ed alla “logica” dei suoi avversari. I dirigenti del PRD hanno indetto una manifestazione per il 24 aprile, un corteo che vorrebbero silenzioso. Terrorizzati dal potenziale rivoluzionario del movimento, i leader del PRD cercheranno, inevitabilmente, di farlo deragliare verso un “vicolo cieco” legalitario, ma il sentimento di rabbia è talmente forte che potrebbe esplodere in ogni momento ed andare ben oltre le loro intenzioni.

La masse sono oggi disposte alla lotta e non si fanno illusioni su che cosa significhino, in Messico, parole vuote come “democrazia” e “stato di diritto”. Dal punto di vista delle classi dominanti la situazione è molto rischiosa. La lotta contro il desafuero ha, dunque, pesanti implicazioni politiche. I lavoratori ed i contadini messicani vogliono una democrazia vera, vogliono vedere miglioramenti concreti nelle loro condizioni di vita e questo non può essere accettato dalle classi dominanti, che non possono permettersi nemmeno le timide riforme che Obrador ha cominciato a fare da sindaco di Città del Messico, per cui non si fermeranno davanti a nulla perché sia fermato. 

La portata di questa crisi la dice lunga sulla debolezza del capitalismo messicano e del governo del PAN, che non è riuscito ad introdurre le riforme liberiste che la classe dominante e l’imperialismo gli hanno chiesto (la privatizzazione del settore petrolifero, la riforma delle leggi sul lavoro e quant’altro). Ogni singola volta che il governo abbia provato a metterci mano è stato fermato dal movimento di massa dei lavoratori: questa è la prova che i rapporti di forza sono, oggi, favorevoli ai lavoratori!

Una direzione forte, e cosciente, da parte di Lopez Obrador ed il PRD potrebbe scatenare l’enorme potenziale rivoluzionario degli operai e dei contadini messicani. Il movimento per la difesa di Lopez Obrador dovrebbe essere collegato alla richiesta di trasformazione sociale. Questo perché la democrazia dei capitalisti non ha nulla da offrire ai lavoratori, e che la sola democrazia che può andare incontro ai loro interessi è quella che si potrà instaurare quando l’economia sarà sotto il controllo della classe lavoratrice. Le masse messicane potrebbero condurre la lotta per la trasformazione della società messicana in una società socialista. Questa è l’unica via d’uscita per i lavoratori messicani, e la loro lotta sarà la luce guida per la rivoluzione in tutta l’America Latina! Non è più tempo di fermarsi ad aspettare o di prender tempo. Il movimento deve continuare a fare pressione, passare all’offensiva, sulla base degli slogan “Contro l’impeachment, cacciamo Fox!”, “se ci sarà l’impeachment, sarà la rivoluzione!”.

8 aprile 2005.

Visita Militante, il sito dei marxisti messicani.

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