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Lo scorso 3 novembre, in una fossa comune nello stato di Guerrero, sarebbero stati ritrovati i corpi dei 43 studenti normalisti dispersi dopo l'azione armata congiunta di polizia e narcos.


La ricostruzione della polizia, che punta a dare tutta la colpa di quanto accaduto alle bande del narcotraffico, non ha placato gli animi dei parenti delle vittime e dei cittadini messicani, così come non sono serviti a molto gli arresti messi in atto nei confronti di alcuni uomini del gruppo armato Guerreros Unidos e del sindaco di Iguala (città in cui sono stati attaccati gli studenti di Ayotzinapa) insieme alla moglie. Il dolore per la tragica notizia si è quasi immediatamente trasformato in rabbia e protesta. Le responsabilità del governo centrale sono evidenti: per attuare le politiche di privatizzazione e saccheggio delle comunità questi servi del liberismo hanno messo in campo una massiccia azione di repressione delle lotte, alleandosi spesso con i gruppi mafiosi locali. Il volto mortale delo governo si mostra ora in tutta la sua brutalità.

Tutti i tentativi di mediazione messi in atto dal governo sono naufragati e e i gruppi armati di autodifesa comunitara, presenti nello stato di Guerrero, hanno annunciato che non hanno alcuna intenzione di abbandonare la lotta. Sanno benissimo che l'alleanza  tra un ampissimo settore dello stato e le bande di narcotrafficanti ha ormai natura strutturale, aumentando le forme di dipendenza reciproca di questi apparati. L'unico modo che la popolazione comune ha di difendersi è nell'auto-organizzazione e nella lotta contro la repressione. Azioni di lotta ogni tipo si stanno tenendo nel momento in cui scriviamo quest'articolo e la situazione diventa di ora in ora più incandescente. Manifestazioni di massa si sono tenute sia nello stato di Guerrero che nella stessa Città del Messico, così come in molte altre regioni del paese e l'aeroporto di Acapulco è stato occupato per ore.

Il movimento studentesco ha ormai travalicato i confini da cui era sorto, diventando ormai un vero e proprio movimento di opposizione politica al governo. Oltre 150 università del Messico sono in agitazione, chiedendo non solo la fine delle politiche di tagli all'istruzione, ma anche verità e giustizia per i fatti di Ayotzinapa, nonché le dimissioni del narco-governo di Pena Nieto. La lotta si estende anche ad altri settori, come gli insegnanti. La loro radicalizzazione si esprime bene in questo video, dove costringono alla ritirata la polizia.
Nel frattempo il governo centrale cerca di dividere il movimento, infiltrando provocatori pagati che giustifichino la repressione violenta da parte dello stato, ma è evidente che la situazione non è più reversibile e lo scontro  deve essere portato fino in fondo.

Ora è il momento che le squadre di autodifesa di Guerrero e di altre regioni rurali, l'assemblea  nazionale di studenti e insegnanti normalisti, le assemblee universitarie e interuniversitarie, così come i sindacati e le strutture di base del Morena  (partito di Lopez Obrador) si uniscano in un unico e coordinato movimento rivoluzionario in grado di scacciare via questo manipolo di politici corrotti e oligarchi assassini, con tutte le loro bande di mafiosi e stragisti.

 

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