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Messico

 

Il 20 aprile più di 200 mila studenti dell’UNAM (Università Nazionale Autonoma del Messico) hanno cominciato uno sciopero generale ad oltranza contro il tentativo del governo di aumentare le tasse e eliminare la gratuità dell’insegnamento pubblico. Questo diritto esiste dalla rivoluzione del 1910 ed è stato difeso con enormi mobilitazioni nel 1926, 1968 e 1986.

Per dimostrare la loro decisione a lottare fino alla fine gli studenti dell’UNAM hanno innalzato una bandiera rossa e nera (i colori degli scioperi dei lavoratori) a mezzanotte del 19 aprile. Lo sciopero è stato votato in assemblee massicce di 26 facoltà e nove scuole propedeutiche all’università. Nella notte del 19 aprile più di mille studenti entusiasti riuniti in assemblea nell’auditorio Che Guevara della facoltà di filosofia si sono costituiti in comitato generale di sciopero approvando la seguente piattaforma:

1. Abolizione delle tasse.

2. Blocco delle riforme che ostacolano il libero accesso alle università.

3. Nessuna sanzione contro studenti, professori o lavoratori che partecipano al movimento.

4. Recupero di tutti i giorni di lezione persi, spostamento delle date di esami e pratiche burocratiche.

La combattività dei giovani è straordinaria. L’intera univesità è stata occupata. Ci sono assemblee permanenti, sono stati distribuiti volantini nei quartieri operai e nelle fabbriche trovando una solidarietà attiva da parte dei lavoratori e delle casalinghe che li appoggiano con denaro e generi alimentari. A migliaia i genitori hanno passato la notte con i loro figli nei primi giorni di occupazione, non solo come dimostrazione di solidarietà, ma anche con l’obiettivo di difendere i giovani dalle bande di sottoproletari pagate dalla polizia per aggredire gli studenti.

Il 23 aprile c’è stato un corteo massiccio con più di 130 mila persone convocato dal comitato generale di sciopero. Oltre agli studenti c’era un presenza massiccia di lavoratori delle aziende energetiche, di poveri della città assieme a molti genitori degli studenti.

Il governo del PRI ha reagito istericamente: spot in Tv per calunniare la lotta, pubblicità su tutti i giornali per denigrare il movimento, minacce di espellere gli studenti più attivi senza dimenticare la repressione pura e semplice come è avvenuto nella Scuola preparatoria n. 2, dove un gruppo di teppisti arruolati dalla polizia ha attaccato un’assemblea ferendo gravemente due studenti.

La borghesia messicana è terrorizzata da un movimento massiccio di giovani studenti e farà tutto il possibile per sconfiggerlo. Vogliono evitare ad ogni costo che una vittoria degli studenti contagi il movimento operaio. Proprio lo scorso 18 marzo mezzo milione di lavoratori, convocati dal Sindacato messicano degli elettrici, ha dimostrato contro la privatizzazione del settore elettrico proposta dal governo e dal Fondo Monetario Internazionale.

Secondo cifre ufficiali il 60% dei lavoratori riceve un salario inferiore a sette dollari al giorno e l’11% non riceve nessuna entrata regolare ed è costretto a vivere di mance o di pagamenti in natura.

Solo il 17% dei giovani frequenta la scuola media o superiore; più di 14 milioni di giovani non ricevono alcun tipo di istruzione. Su 90 milioni di messicani 40 sono poveri, secondo le cifre fornite dal governo.

L’impoverimento crescente della popolazione che va avanti da più di 10 anni, gli attacchi ai diritti storici del movimento operaio messicano, assieme alla minaccia di privatizzare interi settori statali (elettricità, petrolio) sta creando enormi tensioni nel movimento sindacale che storicamente è controllato da burocrati vincolati al partito di governo (PRI).

A causa di queste tensioni la Confederazione dei lavoratori messicani (CTM) ha sofferto una scissione di massa, la UNT (Unione Nazionale dei Lavoratori) il che costituisce un’espressione chiara dei processi in atto nel movimento operaio messicano.

Tutti questi avvenimenti: lo sciopero generale studentesco, lo sciopero di 48 ore del 20 e 21 aprile dei 16.000 lavoratori dell’Istituto Politecnico Nazionale, la manifestazione del 23 aprile, le mobilitazioni dei lavoratori del settore elettrico segnano l’inizio di una radicalizzazione della lotta di classe che si acuirà enormemente appena l’economia USA entrerà in recessione (l’80 % dell’export messicano è diretto negli USA e il 60% degli investimenti esteri viene da questo Paese)

La collera di milioni di poveri, operai, contadini e giovani minaccerà apertamente il sistema capitalista messicano, già oggi in decomposizione, aprendo la prospettiva della lotta per un Messico socialista.

Il PIL del Messico è cresciuto del 4% nel 1998. La Borsa ha macinato record su record superando l’indice 5000. E su questi dati ha speculato la propaganda del governo Pri parlando dell’entrata nel primo mondo. Ma se andiamo a vedere la distribuzione del redito troviamo un’altra realtà: nel 1974 i salari rappresentavano il 44% del PIL, mentre nel 1994 erano solo il 40 e nel 1998 sono calati al 30% secondo le cifre dell’Istituto Nazionale di Statistica messicano.

Una rapina quotidiana dei lavoratori e contadini messicani realizzata attraverso l’aumento della giornata lavorativa, dei ritmi di lavoro e della riduzione salariale.

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