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Sesta dichiarazione della Selva Lacandona
un passo avanti, tre indietro

di Ruben Rivera

 

Pubblichiamo un articolo di Ruben Rivera, redattore del Militante, periodico marxista messicano, scritto nel settembre scorso ma che conserva tutta la sua validità.

Grande spazio è stato dato sui giornali italiani all’ “otra campaña” lanciata dall’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. In vista delle elezioni presidenziali, previste per luglio, il Subcomandante Marcos ha intrapreso un tour che coprirà tutto il paese, con l’obiettivo di sviluppare “un progetto alternativo” a tutti i candidati in lista. Alle prossime elezioni si presenterà tuttavia anche Andres Manuel Lopez Obrador, popolare governatore dello Stato federale di Città del Messico, in rappresentanza del Prd, il partito tradizionale della sinistra messicana. Attorno alla sua candidatura si è sviluppato un movimento di massa, che ha avuto il suo culmine nella manifestazione dell’aprile scorso, con oltre un milione di persone in piazza nella capitale. L’attuale presidente Fox voleva impedire, con accuse false tese a revocare l’immunità parlamentare, che Lopez Obrador si presentasse alle elezioni: tale tentativo è stato fermato dalla mobilitazione popolare. La candidatura di Lopez Obrador, al di là del suo programma e della sua storia personale, si inserisce nella svolta antimperialista ed a sinistra che sta attraversando l’America Latina e l’ “otra campaña”, rischia di aumentare la confusione e dividere le masse messicane, piuttosto che favorire la loro presa di coscienza.

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Con la pubblicazione della sesta dichiarazione della Selva Lacandona, l’Ezln, ed in particolare i suoi dirigenti, ha dato il via ad una serie di dichiarazioni pubbliche tramite le quali intende lanciare una serie di iniziative politiche in vista della prossima campagna elettorale.

Molti attivisti dei differenti settori in lotta hanno sperato, di fronte ad un visibile cambiamento nel discorso zapatista, in una nuova politica di unificazione delle diverse lotte degli sfruttati. Sfortunatamente le successive dichiarazioni hanno progressivamente reso fumosa l’iniziativa zapatista fino a mettere in dubbio l’utilità stessa della sesta dichiarazione.

Tale documento, preceduto da un “allarme rosso” e da una consultazione interna, sottolineava che per far vincere le istanze del movimento è necessario un passo avanti in una direzione che spesso anche noi abbiamo indicato: “un nuovo passo avanti nella lotta indigena è possibile solo con l’unione di tale lotta con quella di operai, contadini, insegnanti, impiegati… ovvero con i lavoratori delle città e delle campagne”.

Nella dichiarazione si procedeva quindi a tracciare una precisa caratterizzazione del sistema che combattiamo: “il capitalismo è un sistema sociale, cioè una delle forme secondo le quali in una società sono organizzate le cose e le persone, chi possiede e chi no, chi comanda e chi obbedisce. Nel capitalismo ci sono alcuni che hanno denaro, vale a dire il capitale, fabbriche, negozi, terre e quant’altro, e chi invece, non ha nulla se non la propria forza e le proprie conoscenze, necessarie per lavorare. Nel capitalismo comandano quelli che hanno denaro e le proprietà ed obbediscono quelli che non possiedono che la propria capacità di lavorare”.

Nel documento si passa poi ad una caratterizzazione della politica elettorale dei differenti partiti, senza però fare distinzioni: “guardate come i parlamentari vivono nelle loro belle case nel lusso e posseggano belle auto. E tuttavia pretendono che li ringraziamo e che torniamo a votare per loro…”

La sesta dichiarazione lancia quindi un dibattito nazionale fra le organizzazioni della sinistra con l’obiettivo di unire gli sforzi in un “Piano su come riusciremo a realizzare questo programma, che si chiama ‘programma nazionale di lotta’”.

Tuttavia, nonostante i punti di vista precedentemente esposti costituiscano un passo avanti, uno dei limiti di tale dichiarazione consiste nel veto posto ai partiti politici che prevedono il tesseramento (organizaciones con registro); in tal modo esclude quelle centinaia di migliaia, forse milioni di lavoratori che pensano di votare per il Prd, non perché appoggino il programma di tale partito, ma perché credono sinceramente che votare per il Prd, in particolare per Lopez Obrador, può essere una forma di lotta contro il sistema.

Ulteriore elemento criticabile della sesta dichiarazione è l’idea, già presente in documenti precedenti, in special modo prima del 1997, secondo la quale le istanze del popolo si concretizzeranno attraverso una nuova costituzione. È chiaro che una nuova costituzione in sé e per sé non mette in dubbio il sistema capitalista, come adesso pretende fare anche l’Ezln, ma al contrario, è sì, un mezzo abbastanza buono per dare nuovo vigore alla democrazia borghese e fornirle nuova legittimità di fronte alle masse, ancor di più se tale misura viene avallata dall’autorità politica dell’Ezln.

Allo stesso modo la proposta di Assemblea Costituente risulta astratta nella misura in cui, nel contesto dell’attuale situazione politica non c’è motivo per cui debba avere una composizione diversa rispetto a quella che attualmente ha la camera dei deputati o dei senatori, elementi che, stando a quanto dice Marcos, sono traditori degli interessi del popolo. Se al contrario si genera un movimento di massa che abbatta le attuali strutture non c’è ragione di battersi per una costituente, potendo dar vita ad un potere rivoluzionario basato su organismi di potere dal basso. Gli zapatisti non hanno avuto bisogno di creare una costituente per far nascere alle loro “giunte di buon governo”.

Nessuno pensa, eccetto qualche sostenitore del Subcomandante particolarmente acceso, che le dichiarazioni dell’EZLN siano un insieme perfetto; nonostante questo la sesta dichiarazione costituisce un passo avanti che va sottolineato.

Ovviamente molti intellettuali filozapatisti si sono affrettati ad elogiare la sesta dichiarazione come uno spartiacque della storia ed altrettanti hanno appoggiato la dichiarazione senza capire molto bene di cosa si trattasse. D’altra parte altri, una minoranza, pur segnalando gli elementi positivi della dichiarazione, cercano di stimolare un dibattito schietto all’interno dello zapatismo e nell’area che si considera di sinistra. In tal senso, Guillermo Almeyra (editorialista de “La Jornada”, quotidiano progressista molto diffuso in Messico, ndt) dichiarava: “ Per questo l’EZLN avrebbe dovuto menzionare e ricordare i propri limiti ed errori precedenti, e mostrare a tutti i suoi alleati ed ex alleati, molto spesso ignorati e maltrattati, che c’è stata una svolta. Però, soprattutto, dovrebbe passare dalla retorica e dalle invettive, che riempivano i comunicati di Marcos e di sicuro non venivano discusse dalla base indigena , ad analisi e discussioni aperte con quanti sono zapatisti (da ancor prima che esistesse l’Ezln o dalla sua nascita), ma non sono fideisti e si permettono un “sì però” che al settario suona come una blasfemia. Non si può costruire un fronte con la propria immagine allo specchio né con cloni” (La Jornada, 3/07/05)

Ezln e Prd

In termini pratici la sesta dichiarazione si sta tramutando in una serie di riunioni con dirigenti di organizzazioni di sinistra, nelle stesse date della Convención Nacional Democratica, rimasta incompiuta, undici anni fa.

Il 6 agosto, durante questa riunione con 32 organizzazioni politiche di sinistra, Marcos ha dichiarato: “qualsiasi intervento che venga da un movimento anticapitalista o contro lo sfruttamento siamo disposti ad ascoltarla”.

Tuttavia, nonostante affermi di essere aperto a diverse posizioni alternative, segnala che “la gente del Partido de la Revolución Democrática (Prd) ci ha disprezzato e lo pagherà; lo faremo a pezzi, anche da soli, perché qualcuno deve pagare questo conto” (La Jornada 7/8/05)

Marcos ha sottolineato che l’EZLN vedeva di buon occhio il cardenismo (Lazaro Cardenas fu presidente del Messico dal 1934 al ’40. Portò avanti una serie di misure progressiste, tra cui la nazionalizzaione delle ferrovie e dell’industria petrolifera, ndt) in seno al Prd, nonostante il contributo all’approvazione della legge della Cocopa (Commissione per la Concordia e la Pacificazione, ndt) abbia segnato un punto di rottura. Alcuni potrebbero pensare che Marcos si riferisca solo ai dirigenti: invece egli stesso, per non dare adito a dubbi di alcun tipo, ha precisato: “È da 12 anni che osserviamo ciò che fa questo partito. Se qualcuno ha dubbi su quanto Lopez Obrador propone, qui ci sono le interviste rilasciate al New York Times o al Financial Times, insieme con i 50 punti (il programma elettorale di Lopez Obrador, ndt), la sua storia come capo di governo del DF (Distretto Federale, la regione di Città del Messico) e la storia del PRD. E se qualcuno dice che nel Prd c’è una base da recuperare, recuperatela, noi non lo faremo”.

Ci chiediamo… quando si è reso conto l’EZLN del tradimento? Perché, se questo è stato nel 2001, ha tardato più di quattro anni nel renderlo pubblico? Se adesso pretende di vendicarsi, perché non lo ha fatto prima? Un tradimento implica il mancato rispetto di accordi presi. Su cosa l’Ezln ha stipulato un accordo con il Prd? Tutte queste questioni, e molte altre, che nascono in seguito alle iraconde dichiarazioni di Marcos, generano molte incertezze rispetto ai rapporti fra i dirigenti zapatisti e quelli del Prd.

La dirigenza del Prd, con le sue tendenze riformiste, è chiaramente incoerente, ma questo lo si sapeva già nel 1990 e nel 1994 e essenzialmente ciò non è cambiato nel 2005. Neanche il cardenismo è storicamente un’ideologia rivoluzionaria, nonostante le masse che appoggiavano Cardenas lo siano state. Confidare nella direzione del Prd e non nella sua base è stato un errore dell’Ezln: è come chiedere pere all’olmo e, essendoci resi conto di come questo sia impossibile, tentare di abbatterlo. Senza dubbio, l’Ezln ha sbagliato ad alimentare false speranze nella direzione del Prd, ma ha sbagliato anche rispetto al suo atteggiamento nei confronti dei milioni di simpatizzanti del Prd che sono lavoratori salariati nelle campagne e nelle città, che appoggiano sinceramente la lotta dell’Ezln e che non sono stati considerati né nel momento in cui la dirigenza zapatista scendeva a patti con i dirigenti del Prd, né lo sono adesso.

La politica di accordi al vertice si riflette anche nel carattere dell’ultima riunione in Chiapas, alla quale hanno partecipato organizzazioni politiche di sinistra come il Partido Revolucionario de Los Trabajadores, la Uniòn Obrera y Socialista, il Partido Obrero Socialista, la Fuerza de Izquierda Revolucionaria del pueblo, la rivista Rebeldía ed altre organizzazioni “di massa”.

Quasi tutti erano schierati contro il PRD e il suo candidato, sebbene alcuni gruppi come Uníos o il POS non avesse esitazioni nel proporre una propria candidatura elettorale, a patto che non venisse registrata.

Conseguenze

In conclusione quello che abbiamo di fronte è l’inizio della campagna elettorale dell’Ezln: lungi dall’esaudire le speranze di molti attivisti riguardo la possibilità di dare inizio ad un’autentica politica di unità d’azione con i diversi settori in lotta, si propone come obiettivo principale boicottare il PRD e la sua candidatura. Non c’è spazio per mezze misure: è una posizione settaria che danneggia in primo luogo l’EZLN. E non perché ci sia una possibilità che i timori dell’EZLN, “mettiamo a rischio le nostre vite”, “corriamo il rischio che ci ammazzino” “ci metteranno in carcere”, si realizzino. In realtà i pericoli non risiedono in una politica repressiva del governo in risposta a questa campagna, ma in un progressivo isolamento dal movimento di massa, che tanto nel sul fronte studentesco come in quello sindacale o ancora nel movimento contadino vede il PRD come un’alternativa nonostante il suo programma, nonostante tutti gli errori e le politiche sbagliate, nonostante la burocrazia.

Imponendo un ultimatum, Marcos, in realtá, facilita il compito a politici come Camacho Solis (deputato della destra del Prd, già Ministro degli esteri nei primi anni novanta quando era nel Pri, ndt), rafforzando le sue posizioni e facilitando le sue manovre per impadronirsi del Prd. È evidente che le dichiarazioni di Marcos non fomentano divisioni o dibattiti di principio nel Prd ma provocano un “serrare le fila” contro gli attacchi esterni, così come non fanno che rafforzare l’immagine che la squadra di Camacho Solis sta tentando di dare di Lopez Obrador, ovvero un’immagine non radicale.

Un altro pericolo che corre l’Ezln è confondersi con la politica dello Stato e della borghesia contro il PRD. L’8 agosto scorso, Rubén Aguilar Valenzuela, portavoce di Fox, ha dichiarato: “per quanto ha fatto sapere l’Ezln, la sua intenzione di entrare in politica non è direttamente sul terreno partitico o elettorale, ma solo per sviluppare la coscienza e l’organizzazione fra i cittadini. Questo è un cammino, un buon cammino che ancora dovranno discutere nelle prossime riunioni che si terranno nelle prossime settimane con diverse organizzazioni della società civile”

L’Ezln non troverà cecchini schierati ad aspettarli, ma un tappeto rosso steso dal governo.

Per quanto riguarda il Prd, gli effetti non saranno significativi. Come abbiamo già osservato, le organizzazioni che hanno partecipato alle riunioni con l’Ezln non rappresentano movimenti di massa, sono sempre state schierate contro il Prd ed anche in assenza della sesta dichiarazione avrebbero mantenuto la stessa linea politica.

Come lo stesso Marcos ha sottolineato, l’Ezln non ha piattaforma né studentesca né sindacale e il suo lavoro fra i contadini si riduce al movimento indigenista del Chiapas, dove le “giunte di buon governo” sopravvivono in territori governati dal Pri.

Ovviamente, tanto il governo come i media cercheranno di dare massimo risalto alla “otra campana”, tentando di estendere l’influenza dell’Ezln il più possibile: tanto il Pri come il Pan (il partito del presidente in carica Vicente Fox, ndt) sono estremamente interessati alla questione.

Ma bisogna sottolineare anche che significativi settori di lavoratori, attivisti del Prd e che guardano con una certa simpatia al movimento zapatista, saranno sottoposti all’attacco della burocrazia del Prd che non si lascerà sfuggire l’opportunità di tentare di contrastare la nascita di vere correnti rivoluzionarie di sinistra.

La cosa più probabile è che lungi dal dare inizio ad una campagna di dialogo, il prossimo viaggio dell’Ezln nelle zone dell’interno sarà esattamente quello che Guillermo Almeyra indica come un inutile “dialogo con cloni, con lo specchio”, cosa che non porterà a nulla di produttivo nella lotta contro la borghesia e lo Stato.

Lopez Obrador non è il redentore del popolo, il programma del PRD non è l’alternativa per i lavoratori nella misura in cui non prospetta la trasformazione della società, ancor meno il Proyecto Alternativo para la Nacion (i 50 punti) può essere considerato progressista , nonostante alcuni dei punti siano sottoscrivibili, ma il cammino lungo il quale Marcos sta conducendo l’Ezln non aiuta né a chiarire alle masse il riformismo senza riforme di Lopez Obrador, né la costruzione di un’alternativa politica migliore. D’altra parte, un’attenta analisi delle proposte programmatiche dell’Ezln mostra come esse non siano realmente anticapitaliste: si tenta di combattere un riformismo traditore con un riformismo, per così dire, “ribelle”.

Il governo nordamericano e la borghesia temono un governo di Lopez Obrador, non per quanto possa dire o non dica in un particolare momento, non per il suo modo di governare , ma perché la sua vittoria potrebbe aprire la porta a scenari di lotta e di mobilitazione sociale come quelli di Bolivia, Ecuador e Venezuela.

L’atteggiamento dei rivoluzionari non può essere quello di farsi da parte per mantenere una supposta purezza, ma cercare all’interno del movimento che si svilupperà intorno al Prd il modo migliore per l’affermazione di un programma rivoluzionario. Questo non implica né la connivenza né l’accettazione di un programma riformista, tutto il contrario: difendere e sostenere un programma socialista in qualsiasi luogo e spazio in cui possa essere appoggiato non solo a parole ma nei fatti contro quanti pretendono di vendere alle masse l’illusione di un mondo diverso senza intraprendere il cammino della rivoluzione sociale.

C’è ancora tempo. Facciamo appello a tutti gli attivisti ed i simpatizzanti dell’Ezln perché non cadano nel settarismo sterile, perché lavorino insieme a noi alla preparazione della lotta per un programma socialista. Il movimento dei lavoratori nelle campagne e nelle cittá, i giovani, tutti coloro che lottano per un futuro diverso da quello cui ci condanna la borghesia con i suoi lacché, sperano di poter contare anche sulla base dell’Ezln. Questo sarà dimostrato palesemente nel prossimo viaggio dell’Ezln. Anche qui chiaramente la voce dei marxisti cercherà di farsi sentire.

Settembre 2005

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