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Unità d’azione Ezln-Prd

per il socialismo

 
(agosto 1997)

 

Salutiamo il congresso di fondazione del Fronte Zapatista di Liberazione Nazionale che si svolgerà tra il 13 e il 16 settembre. Nelle pagine del Militante, da quando é nato l’Ezln, abbiamo sempre appoggiato la giusta causa degli indigeni chiapanechi sollevatisi in armi. (…)

In Messico la tradizione delle guerre contadine viene da lontano, dall’epoca coloniale fino ai nostri giorni. Fino a quando nelle campagne esisterà il capitalismo e si manterranno le odierne condizioni continueranno ad esserci le guerriglie. (...)

 

Bilancio della lotta zapatista

 

È indubbio che la nascita del Ezln nel gennaio 1994 diede vita ad una nuova fase nella società messicana. Tanti lavoratori delle città e della campagna videro con simpatia l’Ezln e i contadini che avevano avuto il coraggio di alzarsi in piede e dire "basta!" alle atrocità del regime del Pri. I tredici punti del programma zapatista che includono terra, pane, lavoro e pace sono un punto di riferimento importante per migliaia di attivisti e riflettono i bisogni di milioni di lavoratori messicani.

Il 1° gennaio 1994 crollò il discorso demagogico della borghesia che presentava il Messico in procinto di entrare nel "primo mondo", tra i paesi sviluppati. Dopo 12 giorni di scontri e cortei di protesta in tutto il paese i militari cessarono il fuoco il che aprì un periodo di crisi profonda nel sistema di potere del Pri.

Oggi, a tre anni e nove mesi della rivolta possiamo dire che gli zapatisti hanno sviluppato una grande esperienza di lotta, ma non hanno ancora ottenuto niente di concreto in termini materiali. I documenti governativi, che promettono autonomia e altre questioni secondarie, anche se diventassero realtà - il che è poco probabile - non risolverebbero il problema di fondo: la proprietà della terra e la commercializzazione dei prodotti agricoli. Il capitalismo ha poco da offrire.

La ritirata dell’esercito dalla zona fu un’inganno. Dopo il ritiro dei contingenti arrivati a ridosso dell’insurrezione e la distruzione delle installazioni militari, che fu presentata come un gesto di distensione, le nuove truppe sono arrivate e le installazioni sono state ricostruite.

Se gli zapatisti lasciassero le armi si metterebbero nelle mani del boia. Gli accordi di San Andrés Larrainzar, non ebbero nessun effetto. Allora spiegammo che il governo avrebbe firmato qualsiasi cosa pur di guadagnare tempo, ma che non avrebbe rispettato gli accordi. Se invece di dedicare energie alla trattativa col governo si fossero indirizzate a coordinare la lotta coi lavoratori delle città, gli zapatisti avrebbero avuto la possibilità di mettere in ginocchio definitivamente il regime del Pri.

 

Lotta di classe

 

È molto significativo che la grande maggioranza degli zapatisti siano anche sostenitori del Prd o quanto meno guardano con simpatia al Prd. Lo stesso succede con la base del Prd; la maggioranza simpatizza con l’Ezln o si considera zapatista, anche se non si integra nei "comitati civili" del Fzln. Dalla base c’è dunque una spinta all’unità tra Ezln e Prd. Allora perché non colpire il regime uniti? Cosa lo impedisce? L’unità d’azione dei sindacati, Prd e Ezln sulla base di un programma socialista farebbe tremare la borghesia messicana e internazionale.

Invece con le trattative il governo prende solo tempo e non cede sulle questioni fondamentali. Il suo obiettivo è liquidare l’organizzazione contadina armata, con la repressione. L’esperienza storica è piena di esempi al riguardo. Si pensi all’assassinio di Villa e Zapata o alla repressione sanguinosa che subì l’M-19 colombiano dopo l’ "accordo" di pace col governo. La "trattativa" ha lo scopo di guadagnare tempo per creare le condizioni che permettano il disarmo dell’Ezln. Fino a quando i contadini restano armati costituiscono un problema per "la sicurezza nazionale".

 

Autonomia per gli indios?

 

La questione indigena non è slegata dalla lotta di classe.

Un’eventuale autonomia per gli indios non risolverebbe nessun problema, non dà da mangiare, né stimola la produzione. Una vita degna per i popoli indigeni ha bisogno di tecnologie, ospedali, scuole. Se vinciamo gli oppressori e instauriamo una società socialista che dia a tutti, incluso ai compagni indios, il rispetto della propria cultura e il benessere materiale, allora che senso avrebbe essere autonomi? L’autonomia da sola non porta all’emancipazione dei compagni indios. Anzi, nel caso che diventasse realtà il giogo capitalista sarebbe ancora più pesante in base all’ isolamento del Chiapas.

 

Qual’é la nostra alternativa?

 

La lotta per il socialismo sarebbe impossibile senza la lotta per obiettivi transitori nel terreno economico e sociale. Nelle campagne lottiamo per:

La terra a chi la lavora. Proprietà collettiva delle terre.

Creazione di Comitati di Controllo contadini con programmi di crediti agevolati e prezzi garantiti. No alla privatizzazione delle terre comunali.

Distribuzione del lavoro esistente tra i braccianti attraverso la riduzione dell’orario giornaliero senza riduzione del salario.

Libertà per i prigionieri politici indios e non.

Rispetto della cultura, lingua e tradizioni di tutti i popoli indios. Nessuna discriminazione o emarginazione culturale.

Diritto ad una reale autonomia per tutti quei popoli indios che lo desiderano.

Unità incondizionata della classe lavoratrice al di sopra della nazionalità, razza, lingua e religione.

 

Lotta con noi per questo programma!

 

L’Fzln, secondo Raul Jardón, uno dei suoi dirigenti, organizza 30 "comitati civili" con 3.600 compagni. Sembra dunque che la grande simpatia verso gli zapatisti non faccia del Fronte una forte organizzazione. Sicuramente non aiuta il fatto che un requisito di adesione sia quello di non appartenere a nessun partito politico, incluso il Prd!

Il Fronte Zapatista di liberazione nazionale non rappresenterà un’alternativa per i lavoratori della campagna e delle città fino a quando non farà fronte con le organizzazioni operaie. Il problema indio è strettamente connesso a quello del movimento operaio. Solo una rivoluzione che annulli il debito estero, sciolga esercito e polizia, nazionalizzi le banche, le principali aziende e la terra, collocandole sotto il diretto controllo dei lavoratori, permetterebbe la costruzione di una società nella quale valga la pena vivere.

 

 

Viva il movimento contadino armato!

Per l’unità d’azione di tutti i settori in lotta!

Per la trasformazione socialista della società!

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