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(brevi note sul 32° congresso dei marxisti pakistani)


Il nostro sito ha già riportato ampiamente i lavori dei nostri compagni pakistani, che hanno celebrato il 9-10 marzo il loro 32° congresso. Esattamente dieci anni fa, ebbi l’occasione di partecipare allo stesso evento. Colpiscono le somiglianze, ma anche le differenze. All’epoca assistettero al congresso diversi “nomi” noti: parlamentari, dirigenti del Ppp (Pakistan People’s Party), ecc. Alcuni di questi (pochi, in verità),dieci anni dopo, li ho visti non nel nostro congresso, ma sulle pagine della stampa borghese: sono ministri o sottosegretari, alle asprezze della lotta di classe hanno preferito le lusinghe del governo di Zardari proprio mentre questo sta conducendo il Ppp a un livello mai visto di discredito, corruzione e degenerazione.

Ma i nostri compagni non solo non si sono piegati a queste pressioni, ma hanno saputo costruire una struttura capace di estendersi dal Kashmir a Karachi, di portare la propria voce fino alle zone più remote, primitive e violente del paese.

Il Pashtunkhwa è una delle zone più martoriate dalla guerra afghana, che da anni ormai si combatte anche in territorio pakistano; attacchi di droni Usa, incursioni dei talebani, controffensive dell’esercito martirizzano la popolazione. A Malakand sono affluite decine di migliaia di profughi dopo la occupazione talebana della valle di Swat. I nostri compagni hanno organizzato l’assistenza per campi profughi di migliaia di persone, fino a quando l’esercito non li ha costretti a passare la gestione ai militari. L’ex sindaco di Malakand è un compagno di The Struggle, un compagno che mi ha colpito al congresso non solo per il suo discorso sferzante contro la cosiddetta “democrazia pakistana”, ma anche perché, in continuità con la sua passata militanza comunista, indossava sull’abito impeccabile una piccola spilla del Partito comunista italiano… È rimasto sul suo territorio, a combattere per la sua gente quando tutti cercavano lidi più tranquilli.

Riaz Lund di Karachi è un leader operaio, aveva vinto le elezioni nel suo collegio già cinque anni fa; ci fu un ritardo di qualche giorno per dare il tempo agli uffici elettorali di “correggere” il risultato. Ma sulle fondamenta di quella campagna si è continuato a costruire il radicamento nella capitale industriale e commerciale del paese, oggi se un sindacalista vuole provare a organizzare una lotta seria sa che può rivolgersi solo alla nostra organizzazione se vuole trovare le indicazioni adeguate. Lo testimoniano le lotte della Telecom, della Coca Cola, della Lever, della sanità, e tante altre.

In maggio dovrebbero tenersi elezioni, se i militari non perdono la pazienza.

Il PPP è più screditato che mai, ma la realtà è che tutte le forze politiche sono in stato di disgregazione.

Se la nostra tendenza riuscirà a presentare dei candidati, saranno compagni selezionati in anni di battaglie in condizioni ostili. Come ha detto al congresso Lal Khan, fondatore e dirigente storico dell’organizzazione, “se qualcuno dovesse venire eletto, sappia che il passo successivo non sarà un ministero ma più probabilmente la galera”.

Gli interventi di alcuni giovani quadri dell’organizzazione mi hanno fatto riflettere non solo per il livello politico, ma anche per la radicale rottura che esprimevano con tutto ciò che rappresenta l’ordine costituito: lo Stato, l’istruzione miserevole e menzognera, la famiglia e i legami tradizionali. Sembravano i rivoluzionari russi che alla fine dell’800 compirono l’“andata al popolo”, solo che oggi non è il populismo, ma l’ideologia marxista e la coscienza di classe che guida il movimento ed è questo che spiega perché ha potuto radicarsi.

Spero che queste poche righe stimolino tutti noi a tenere sempre accesa l’attenzione sulla battaglia dei nostri compagni pakistani, non solo per il loro coraggio, ma per l’importanza che essa può assumere in un paese che rappresenta anche uno dei crocevia delle contraddizioni sempre più esplosive del capitalismo mondiale.

 


Il rapporto del congresso lo trovi qui.

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