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Per gli oppressi devastazione e miseria


La tragedia della popolazione nella regione dello Swat/Malakand in Pakistan ha raggiunto recentemente l’onore delle cronache sui giornali, ed è stata presentata come un nuovo esempio delle atrocità dei Talebani.

La classe dirigente pakistana sta cercando di convincere le masse che il Pakistan sta attraversando la sua peggiore crisi e il periodo più turbolento della sua storia. Questa è una scusa per lanciare attacchi al tenore di vita della popolazione.

È vero che nella situazione attuale, dallo Swat/Malakand a Karachi e al Baluchistan, vi sono elementi crescenti di barbarie. L’ultimo numero della rivista Time definisce la situazione in questi termini: “Stretto tra una classe dirigente inetta e un confuso senso di identità, il Pakistan sta precipitando nel caos.”

Tuttavia, in tutto questo ultimo periodo l’accumulazione della ricchezza, il saccheggio da parte della classe dirigente non ha fatto che crescere, e l’impoverimento delle masse si è ulteriormente aggravato. Per quanto grave possa essere stata la situazione nel paese, non c’è mai stato nessun crollo della ricchezza dei governanti, ma semmai una crescita continua. Oggi venti famiglie della classe dominante posseggono più ricchezza del totale del Pil pakistano.

Durante la dittatura del Generale Zia ulHaq lo Stato pakistano adottò la dottrina della “Profondità Strategica”, che veniva insegnata nelle Accademie militari e nelle altre principali istituzioni di formazione della difesa. Secondo questa dottrina il Pakistan cercò di conquistare la supremazia sul confine occidentale attraverso il controllo dell’Afghanistan. Durante l’intervento in Afghanistan, grandi quantità di denaro sporco penetrarono nell’economia pakistana con il traffico di droga appoggiato dalla CIA per finanziare la Jihad controrivoluzionaria in Afghanistan Questo massiccio flusso di denaro sporco è stata la fonte di profondi scontri all’interno dello Stato pakistano e soprattutto dell’esercito.

Oggi le contraddizioni all’interno dello Stato, fino a pochi anni fa sottotraccia, sono sotto gli occhi di tutti. Attualmente tutti i gruppi terroristici hanno radici all’interno dello Stato ed è lo Stato stesso che sostiene il terrorismo.

Gli intellettuali, senza alcun legame con la società, sono dell’idea che i problemi possano essere risolti attraverso una “buona amministrazione”, o la questione se una tregua con i Talebani sia un bene o un male. I dirigenti del Partito Popolare Pakistano, che hanno sempre accusato l’esercito per le atrocità contro lo stesso Ppp, l’imposizione della Legge marziale e l’omicidio di Zulfiqar Ali Bhutto, adesso sostengono senza riserve l’esercito. Molti liberali di sinistra e organizzazioni non governative hanno una posizione analoga di appoggio all’esercito.

La verità è che in tutta la storia del Pakistan l’esercito è stato coinvolto in campagne molto più aggressive all’interno dello Stato che contro nemici esterni. È stato implicato nel massacro degli oppressi nel Bengal, nel Baluchistan e nel Sindh (nel 1983) e diverse aree della regione di Pashtoonkhwa e nel Punjab. Anche oggi i morti sono già centinaia e milioni sono i senzatetto nello Swat/Malakand e in altre zone.

Il problema è che i Talebani sono una specie di mostro di Frankenstein reazionario creato dagli USA e dallo Stato pakistano. In questo conflitto la stragrande maggioranza delle persone mutilate e uccise nell’area sono contadini poveri e i loro figli.

Il Wall Street Journal ha scritto la scorsa settimana: “Le interferenze americane sono maggiori di prima e le contraddizioni provocate da questo intervento sono chiaramente visibili. Quando Zardari si stava recando in America dai suoi amici, Obama ha pronunciato parole di critica nei confronti del suo governo. I motivi di queste affermazioni sono la crescita delle contraddizioni interne e la crisi economica negli Stati Uniti. Vi sono evidenti contraddizioni tra le politiche e i discorsi pronunciati dal Dipartimento di Stato, il Pentagono, la CIA e la Casa Bianca. Tutti i mass-media stranieri più autorevoli criticano lo Stato pakistano e hanno perso ogni fiducia nei suoi governanti”.

Non dovrebbe esserci alcun dubbio che non solo vada condannata la brutalità dei Talebani e altre bande di fanatici religiosi, ma che sia anche necessario lanciare una guerra armata contro di loro. Ma credere che proprio le stesse istituzioni (la CIA e l’esercito) responsabili della loro creazione possano sconfiggere i Talebani significa vivere nel mondo delle favole. “La guerra attuale è combattuta tra i fanatici creati dallo Stato e un settore dell’esercito. Ricordiamo che in precedenza il governo aveva stipulato una tregua con i Talebani.” (The Down, 13 maggio).

Il fallimento del governo e dello Stato nell’assicurare il sostentamento e i mezzi di trasporto per gli oltre due milioni di rifugiati in fuga dalla zona di guerra ha provocato un disastro umanitario. Ha dato ancora una volta un pretesto alle organizzazioni fondamentaliste islamiche appoggiate dallo Stato come Jamat-ud-Dawa (la nuova organizzazione di facciata del Lashkar a tayaba, solo formalmente dichiarata illegale) e la reazionaria Jamat-e-Islami per allestire campi di accoglienza.

Il fondamentalismo religioso (contro cui si suppone che la guerra venga combattuta!) crescerà sempre di più in questi campi. Come verranno impiegati davvero i soldi raccolti da queste organizzazioni per l’accoglienza? La risposta non è così difficile, se si conosce un minimo la storia recente del fondamentalismo islamico in Pakistan. Anche se l’esercito sta uccidendo alcuni noti mullah fanatici, lo Stato non eliminerà mai quest’arma reazionaria costituita dal fondamentalismo islamico che gli serve per reprimere i movimenti di operai e di contadini. Ha sempre fatto affidamento su queste forza della reazione più nera per distruggere la sinistra in Pakistan.

Si discute molto di quanto durerà questa operazione. Più va avanti e più diviene inutile e fallimentare. Anche se finirà presto la crisi non verrà superata.

Secondo i mezzi di informazione, la differenza tra destra e sinistra avrebbe cessato di esistere. In effetti a causa della crisi del capitalismo la scelta tra politiche riformiste e conservatrici non è più possibile. Ciò che ha cessato di esistere, tuttavia, è la differenza tra riformismo e conservazione, non quella tra politiche realmente di sinistra e di destra. Finché la divisione in classi continuerà ad esistere, la lotta di classe proseguirà.

Allo scopo di alleviare le sofferenze delle masse in queste regioni, il Ptudc (Campagna in difesa dei sindacati pakistani) ha creato i “Comitati Rivoluzionari di Difesa e Accoglienza” (RD&RC) in questa regione martoriata dalla guerra. Il compito principale di questi comitati è difendere le masse lavoratrici dalle brutalità dei Talebani e dalle atrocità dell’esercito. Oltre a questo hanno organizzato dei campi, uno dei quali è il primo grande campo di accoglienza appena fuori dall’area delle ostilità alla periferia di Batkhela.

Questi comitati comprendono studenti, giovani, lavoratori e contadini. Nella regione del Makaland sono stati organizzati più di cinquanta comitati. Parecchi dottori e paramedici sono giunti da diverse parti del Pakistan per prestare assistenza. Questi comitati rivoluzionari hanno anche organizzato circoli di studio marxista che analizzano le cause dello scontro in atto e si discute di una vera soluzione.

I lavoratori comprendono quali siano i veri problemi. In un recente sondaggio condotto da un prestigioso istituto internazionale dopo l’inizio delle operazioni militari, soltanto il 14% pensava che il problema principale in Pakistan fosse il terrorismo, mentre il 62% pensava che fossero inflazione e povertà. Il 72% era contrario a qualsiasi tipo di intervento americano in Pakistan.

I comitati stanno rivitalizzando le tradizioni comuniste degli anni Sessanta e Settanta, quando i movimenti contadini scacciarono i latifondisti proprio da questa regione che ora viene dipinta come la roccaforte del fondamentalismo.

In realtà, se da una parte i fondamentalisti hanno portato violenza e brutalità nelle vite degli oppressi, dall’altra sotto il regime “liberal democratico” le loro sofferenze la povertà, la miseria, le malattie, la disoccupazione e le privazioni si sono ulteriormente aggravate.

Non c’è alcuna soluzione all’interno di questo marcio sistema capitalista. L’unica soluzione può essere trovata nel rovesciamento di questo sistema di sfruttamento attraverso una rivoluzione socialista.

Il Ptudc lancia un appello ai lavoratori, ai giovani, ai sindacati e alle masse in Europa e in tutto il mondo perché portino la loro solidarietà e il loro sostegno in questi tempi di prove molto dure.

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