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Venerdì 27 marzo a Lahore il Congresso del 2009 della Tendenza Marxista Pakistana ha aperto i lavori in un’atmosfera di incredibile entusiasmo. Mentre delegati e ospiti riempivano la sala, si scandivano slogan rivoluzionari come “Inglab! Inglab! Socialist Inglab!” (Rivoluzione! Rivoluzione! Rivoluzione socialista!)

Quest’anno il servizio d’ordine è stato particolarmente rigido, in conseguenza della minaccia di attacchi e attentati suicida da parte dei terroristi reazionari fondamentalisti che, come è noto, operano sotto il controllo dei servizi segreti di Stato Pakistani (il famigerato ISI). Ma la ferrea disciplina rivoluzionaria e l’organizzazione estremamente efficiente dei compagni si è dimostrata all’altezza della situazione ed ha respinto questa minaccia.

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 Una visione d'insieme del congresso di The Struggle

I mezzi di informazione occidentali amano descrivere il Pakistan come un focolaio della reazione islamica. Ma si tratta di un’immagine estremamente distorta. Le forze della reazione fondamentalista rappresentano una piccola minoranza, concentrata in poche aree. I lavoratori e i contadini pakistani sono rimasti per la maggior parte immuni alla loro demagogia reazionaria. Quando Benazir Bhutto è tornata in Pakistan nell’ottobre 2007 due milioni e mezzo di persone (per la stragrande maggioranza poveri) scesero nelle strade per accogliere il leader del PPP. Le prospettive di The Struggle erano quindi del tutto esatte.

Dopo l’assassinio di Benazir, ci fu una sollevazione spontanea di massa, che sfortunatamente rimase priva di direzione e perciò non ottenne alcun risultato. Ma questo dimostrò la natura esplosiva della situazione in questo Paese. Nelle elezioni immediatamente successive, nonostante i consueti brogli, il PPP ottenne la maggioranza, ma sotto la direzione di Zardari, il marito di Benazir, il governo del PPP ha operato una svolta a destra,  frustrando le speranze delle masse.

Questa è una situazione molto favorevole allo sviluppo di The Struggle, specialmente da quando ha allontanato dalle proprie fila un gruppo di opportunisti che si sono venduti a Zardari. La rottura con questo gruppo non ha affatto danneggiato The Struggle, ma al contrario ha enormemente aumentato la sua autorità e il suo prestigio agli occhi degli attivisti e delle masse. Nel mondo estremamente corrotto della politica pakistana, la Tendenza Marxista ha dimostrato con le sue azioni decise di non essere disposta a tollerare tra le sue fila carrierismo e corruzione.

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 Alan Woods e Lal Khan

Le politiche di destra portate avanti dai dirigenti del PPP, che hanno completamente capitolato agli imperialisti americani e stanno portando avanti uno scandaloso programma di privatizzazioni agli ordini del FMI, sta provocando rabbia e disgusto diffusi tra i lavoratori e i militanti del partito, che si rivolgono sempre di più ormai ai marxisti.

La rapida crescita di The Struggle è dimostrato dall’impressionante numero di presenti a questo congresso: oltre 2.000 delegati e ospiti con lavoratori, contadini, delegati sindacali, donne e giovani da ogni regione del Paese. La composizione sociale era prevalentemente di proletari, e numerosi sindacati erano rappresentati. Erano presenti anche molti giovani provenienti da numerose università. Vi erano inoltre molti militanti del PPP e di altre organizzazioni, tra cui l’organizzazione studentesca del Ppp, la Federazione nazionale degli Studenti del Kashmir (Jknsf), il Movimento dei Giovani Disoccupati (BNT) e l’associazione dei Giornalisti. Vi era anche una buona rappresentanza di donne.

Come negli anni precedenti, i lavori sono stati inframmezzati con la lettura di poesie rivoluzionarie, scritte dai compagni stessi, e da numerosi cori e canzoni rivoluzionari. Un segno notevole dell’eco che le idee di The Struggle stanno raggiungendo in diverse fasce sociali era data dalla presenza di diversi giornalisti del canale televisivo Channel Five, che recentemente ha trasmesso un’intervista di un’ora con Alan Woods sulla crisi economica mondiale.

Ancora più notevole era la presenza di due dei più famosi cantanti pop in Pakistan: Jawad Ahmed e Shahzed Roy. Jawad ha addirittura composto una canzone rivoluzionaria dedicata al Congresso, che ha cantato con voce potente per la gioia dei compagni presenti, che battevano le mani a tempo e cantavano in coro il ritornello.

I lavori congressuali si sono aperti con l’intervento del compagno Alan Woods riguardo alle prospettive mondiali, in cui ha confrontato la crisi attuale del capitalismo mondiale con il declino e la caduta dell’Impero Romano. Ha trattato prima della crisi economica e commentato in particolare la bancarotta delle politiche economiche borghesi e la confusione di tutti i governi che non sanno che cosa fare.

Ha attaccato ferocemente i banchieri definendoli dei parassiti che vengono premiati con il denaro dei contribuenti per i loro crimini, le ruberie e le truffe: “Non ci sono soldi per le scuole, le case e gli ospedali, ma quando si parla delle banche, c’è sempre un libretto degli assegni pronto!”

Alan si è quindi occupato delle guerre in Iraq e Afghanistan e ha sottolineato che queste missioni mostrano i limiti della potenza dell’imperialismo statunitense. Ha detto, tra gli applausi: “Gli Americani dovranno andarsene dall’Iraq come un cane con la coda tra le gambe”. Ha quindi proseguito criticando la guerra in Afghanistan, che secondo le sue parole gli imperialisti non possono vincere ma che ha destabilizzato il Pakistan.

Il discorso di Alan è stato accolto con una standing ovation dei presenti al congresso. Sono state poste numerose domande, cui Alan ha risposto nelle sue repliche. Molte erano sulla questione nazionale, e alcune di queste sono state rivolte da compagni del Kashmir e delle regioni del Waziristan e Swat, martoriate dalla guerra. Alan ha sottolineato il punto che l’unica via per risolvere la questione nazionale è che lavoratori e contadini prendano il potere, come i Bolscevichi nel 1917. Ha spiegato come le forze reazionarie di Pakistan e India stiano tramando per spingere queste nazioni in guerra e distrarre l’attenzione dalla crisi sociale: “I lavoratori e i contadini dell’India e del Pakistan non hanno alcun interesse nella guerra”, ha detto tra gli applausi: “La nostra posizione è: no alla guerra, sì alla lotta di classe!”

Questo tema è stato ripreso nella successiva discussione sulla natura dello Stato. Il compagno Adam Pal ha introdotto il dibattito, spiegando le origini dello stato da un punto di vista marxista come uno strumento dell’oppressione di classe. Ha continuato mostrando la completa degenerazione, oggi, dello Stato pakistano, distorto tra le contraddizioni interne, un settore dell’esercito che appoggia i Talebani e un altro subalterno all’imperialismo statunitense. Adam ha anche criticato il cosiddetto movimento degli avvocati, che è stato demagogicamente appoggiato da tutte le forze politiche, dai fondamentalisti islamici e dai liberali fino alle sette più allucinanti.

È seguita un’accesa discussione con un discorso estremamente appassionato di un compagno di Pukhtoonkhwa, che ha denunciato il massacro di civili provocato dai bombardamenti e dall’artiglieria americana, che ha causato un’enorme ondata di rifugiati e tremende sofferenze per la popolazione.

Il primo giorno di questo meraviglioso congresso si è concluso alle cinque del pomeriggio, e nel corso della serata si sono tenute commissioni sul lavoro sindacale, sui giovani e sulle donne.

Il secondo giorno del congresso di The Struggle si è aperto sabato 28 marzo. Il programma comprendeva le prospettive sul Pakistan, con introduzione del compagno Lal Khan, un rapporto internazionale e una discussione introdotte da Paras Jan, un rapporto sul lavoro della Tendenza Marxista Internazionale con introduzione di Ana Muñoz, della Segreteria Internazionale della TMI. La sessione finale del congresso è stata conclusa da Alan Woods.

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 Lal Khan introduce la seconda giornata del congresso

Come al solito il congresso è stato preceduto dalla recita di poesie e canzoni rivoluzionarie, cantate da delegati e ospiti. Quando il compagno Lal Khan è stato invitato  sul palco, è stato accolto da una standing ovation. Lal Khan ha tenuto un ottimo discorso, pieno di passione, un’accusa senza appello alla corruzione della marcia borghesia pakistana e del suo sistema. Ha dato cifre agghiaccianti della miseria delle masse in questo Paese: “Il 62% dei bambini sono privi perfino di educazione elementare. Il 60% dei bambini soffre di rachitismo in conseguenza della malnutrizione. Solo il 16% della popolazione ha accesso al sistema sanitario. Molte persone hanno perfino perso il senso dell’olfatto per il fatto di vivere a fianco di fognature aperte, in condizioni di sudiciume e squallore. Disoccupazione e povertà crescono di giorno in giorno.”

L’agricoltura è in stato di abbandono. Il 65% dell’acqua nei canali di irrigazione non raggiunge i campi a causa del cattivo stato delle infrastrutture. D’altra parte, l’industria è in rovina e attualmente il governo del PPP persegue una politica criminale di privatizzazioni, che condurranno a ulteriori licenziamenti.

Secondo le statistiche ufficiali, l’economia pakistana nel 2009 dovrebbe crescere soltanto dell’1,9% - ma si tratta probabilmente di previsioni ottimistiche. Lo Stato pakistano è in bancarotta ed è stato costretto a chiedere un prestito di 7,7 milioni di dollari dal FMI, che ha imposto condizioni draconiani e umilianti per la sua restituzione.

Ma non tutti in Pakistan soffrono. Il leader dell’opposizione Nawaz Sharif è il quarto uomo più ricco del Pakistan, e il Presidente Asif Ali Zardari, leader del PPP, il secondo. Come potranno mai simili persone rappresentare gli interessi dei lavoratori e dei contadini poveri?

Il compagno Lal Khan ha proseguito descrivendo la profonda crisi dello Stato capitalista in Pakistan, spaccato da profonde divisioni. Alcuni commentatori borghesi hanno denunciato addirittura che se qualche rimedio non verrà trovato al più presto lo Stato potrebbe crollare nel giro di sei mesi. Questo fosco avvertimento ha ricevuto una sanguinosa conferma la mattina di quello stesso giorno, quando per la seconda volta nelle ultime settimane un gruppo di terroristi ha lanciato un attacco a Lahore, stavolta contro un centro di addestramento della polizia.

Il compagno Lal Khan ha sottolineato come in ogni caso la questione non sia il fallimento di uno Stato, ma la debolezza e la degenerazione del capitalismo pakistano. Soltanto una rivoluzione socialista potrà salvare il Pakistan da un futuro di barbarie. Il discorso del compagno Lal Khan è stato seguito da applausi e cori entusiasti. Vi è stata poi una vivace discussione, cui hanno partecipato molti compagni portando le esperienze di regioni e gruppi di lavoratori differenti.

La sessione successiva riguardava il rapporto organizzativo esposto da Paras Jan. The Struggle è attualmente un’organizzazione presente in ogni singolo stato, regione e distretto del Pakistan. Ha una solida base nella classe operaia e nei sindacati e dà un sostegno attivo alla Campagna in Difesa del Sindacato in Pakistan (PTUDC), una vasta federazione di sindacati che è stata in prima fila in tutte le principali vertenze lavorative in Pakistan negli scorsi anni, specialmente nella lotta contro le privatizzazioni.

The Struggle ha conquistato grande spazio anche tra i giovani. Sostenitori dell’organizzazione hanno ottenuto posti chiave nel comitato centrale della Federazione degli Studenti del Kashmir (JKNSF), la principale organizzazione giovanile in Kashmir con più di 20.000 studenti iscritti. Hanno anche ottenuto la maggioranza della Federazione degli Studenti del Ppp (PSF) in Punjab – la provincia più popolosa del Pakistan.

L’organizzazione ha anche una solida base nelle regioni del Sindh, Baluchistan e Pukhtoonkhwa. È di gran lunga la più forte e influente organizzazione marxista mai esistita in Pakistan. Ormai ha una base più solida di quanto il Partito Comunista abbia mai avuto in passato, e molti veterani comunisti ne fanno parte. Per contro, tutti i gruppetti di sinistra sono in crisi e in via di sparizione. La strada è libera per il successo di The Struggle.

Dopo il rapporto internazionale, introdotto da Ana Munoz, Jawad Ahmed, il famoso cantante pakistano, è salito sul palco per cantare una canzone rivoluzionaria coinvolgendo tutta la platea che ha cantato e battuto le mani entusiasticamente.

Infine, il compagno Alan Woods della TMI ha tenuto le conclusioni, in cui ha elogiato lo straordinario successo del congresso, e in particolare l’alto livello politico e il clima rivoluzionario: “In quale altro luogo in Pakistan si può trovare qualcosa di simile a questo?” ha chiesto. Nel corso delle sue osservazioni, Alan ha menzionato la defezione di Manzoor Ahmed Chaudary, già deputato al Parlamento. Alan ha sottolineato come non ci sia posto tra le fila della TMI per carrierismo e corruzione, e che i dirigenti devono costituire un esempio. Noi abbiamo evidenziato che Lenin e Trotskij, quando erano leader dello Stato sovietico, vivevano con il salario di un operaio. In relazione alla vicenda di Manzoor Alan ha affermato che “Finché è stato in linea con l’organizzazione ha giocato un ruolo positivo nel parlamento. Ma le persone in una simile posizione diventano sottoposti alle pressioni della classe nemica, e questo è accaduto a Manzoor.”

Alla conclusione del discorso di Alan Woods, l’intero congresso è scoppiato in un travolgente applauso, con canti e danze che sono durati per parecchi minuti. In mezzo a questa scena di giubilo i compagni hanno estratto e sventolato un oceano di bandiere rosse, prima di uscire in corteo per le strade di Lahore.

Più di 2.000 compagni hanno dato vita a una manifestazione e a un corteo nelle strade di Lahore contro disoccupazione, povertà e privatizzazioni organizzato dal PTUDC al termine del congresso. I compagni hanno partecipato a un sit-in nel centro di Lahore davanti al palazzo dell’Assemblea Provinciale del Punjab dove Riaz Lund e altri dirigenti del PTUDC e del BNT (Campagna Giovanile contro la Disoccupazione) hanno tenuto discorsi e concesso interviste ai giornalisti televisivi presenti.

27 marzo 2009 

Per vedere le foto delle due giornate del congresso clicca qui 

 

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