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Benazir Bhutto è stata uccisa da un attentatore suicida. La leader del Partito del popolo pakistano (Ppp) aveva appena parlato in un comizio organizzato dal Ppp a Rawalpindi quando è avvenuto l’attacco suicida. Le prime agenzie parlavano di almeno 100 morti ma secondo le ultime notizie le vittime dovrebbero essere una quindicina.

Mentre si avvicina il giorno delle elezioni per l'assemblea nazionale, previste per l'8 gennaio, l'atmosfera in Pakistan si fa sempre più tesa. Il movimento operaio deve fronteggiare non solo lo stato e la dittatura di Musharraf ma anche i fondamentalisti religiosi e formazioni fasciste, come nel caso descritto dal sito In defence of Marxism. Chiediamo ai nostri lettori e sostenitori di seguire il nostro sito nei prossimi giorni, potrebbe essere necessario agire rapidamente per organizzare iniziative di solidarietà con i marxisti pakistani.


Pubblichiamo ampi estratti di un articolo di Alan Woods. Il testo integrale è reperibile in inglese su www.marxist.com

Il ritorno di Benazir Bhutto e di Nawaz Sharif e le formali dimissioni dall’esercito del generale Pervez Musharraf significano l’inizio della fine per la dittatutura, che ha perso ogni spinta e crolla sotto il suo stesso peso. Anche se la legge marziale è ancora in vigore la dittatura ha mostrato di essere una tigre di carta. I suoi giorni sono contati.

Un paese nella morsa dell’imperialismo


Il 3 novembre scorso il dittatore Pervez Musharraf sospende la Costituzione e dichiara la legge marziale. Vengono addotti motivi di sicurezza nazionale in seguito agli attentati-strage del mese precedente contro la leader del Ppp Benazir Bhutto. Nelle settimane successive vengono arrestati migliaia di attivisti politici, avvocati, sindacalisti, attivisti del Ppp, la stessa Bhutto è agli arresti domiciliari. La protesta si diffonde, decine di università diventano punti nevralgici della rivolta; ogni manifestazione viene dispersa violentemente dalla polizia, ma la repressione dà luogo ad altre manifestazioni.

 

Manzoor Ahmed, il deputato marxista pakistano, è stato liberato stamattina, lunedì 19 novembre. Era stato arrestato venerdì scorso poiché era fra i principali organizzatori delle mobilitazioni contro lo stato d'emergenza imposto dal generale Musharraf.

Libertà per Manzoor Ahmed, deputato marxista!

L'ondata repressiva ad opera del regime militare ha colpito pesantemente la tendenza marxista pakistana The Struggle. Manzoor Ahmed, deputato all'Assemblea nazionale pakistana e presidente della Ptudc, è stato arrestato proprio oggi, venerdì 16 novembre. Di seguito potete leggere il testo di un volantino che diffonderemo domani alla manifestazione nazionale di Genova. 

 

I compagni della Ptudc (Pakistan Trade Union Defence Campaign, Campagna in difesa dei sindacati pakistani), hanno scritto questa lettera di protesta, da discutere e fare approvare in ogni circolo del Prc, in ogni categoria e Rsu ed in ogni associazione di sinistra o progressista e poi da inviare alle ambasciate del Pakistan in tutto il mondo.
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