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Intervista con Manzoor Ahmed, deputato pakistano

Lahore - 24 marzo 2003

Manzoor Ahmed, 42 anni, eletto all’assemblea nazionale pakistana nelle elezioni di ottobre, candidato dal Partito popolare pakistano (Ppp) nel collegio del Qasur, presso il confine con l’India. Manzoor rappresenta oggi un punto di riferimento per la sinistra pakistana. Si tenga presente che dalla fondazione dello Stato, nel 1947, il Pakistan non ha mai visto un comunista entrare in parlamento.

Quella che segue è un’intervista a Lal Khan, dirigente della tendenza The Struggle, che rappresenta un settore decisivo della sinistra pakistana. I sostenitori di The Struggle terranno nei prossimi giorni a Lahore la loro assemblea nazionale, e hanno chiesto al Prc di partecipare a questo incontro, considerando di importanza strategica la costruzione di un legame politico con organizzazioni e militanti della sinistra mondiale. Lal Khan era già stato in Italia nel 2001, durante la guerra in Afghanistan, quando partecipò a una campagna di solidarietà organizzata dalla Pakistan Trade Union Defence Campaign (Campagna per la difesa dei sindacati pakistani).

Nei prossimi giorni incontreremo ancora altri militanti e dirigenti di questa tendenza, che nelle elezioni dello scorso ottobre ha ottenuto un successo storico eleggendo un deputato nelle liste del Partito popolare pakistano (Ppp), all’interno del quale rappresenta un  punto di rifermento decisivo per le posizioni di classe e internazionaliste.

Un marxista eletto nel parlamento pakistano

Le elezioni pakistane, volute dal debole regime militare per darsi una parvenza democratica, si sono svolte in un clima di paura dovuto al timore di manipolazioni e falsificazioni dei risultati; la dittatura, infatti, già in passato ha usato mezzi di questo tipo per conservare il proprio potere, nonostante si dica promotrice di una "struttura democratica nuova". Nel preparare le elezioni, il governo aveva emesso una serie di ordinanze e di emendamenti costituzionali che conferivano ancora più potere allo stesso Musharraf. Il regime anche dopo le elezioni, rimarrà una dittatura militare: il governo potrà sciogliere il parlamento e deporre il primo ministro a suo piacimento; inoltre, tutte le decisioni più importanti verranno prese dal Consiglio nazionale di sicurezza, composto dai capi delle forze armate.

L’inizio della fine

L’autobomba suicida al parcheggio Sheraton di Karachi, che ha ucciso 15 persone, fra cui 12 tecnici francesi, sono una espressione del rapido deteriorarsi dello Stato e della società pakistani. Questa esplosione non ha solo squarciato l’autobus, ma ha anche mandato in pezzi la già scarsa fiducia nella dittatura di Musharraf.

Pubblichiamo questo appello mentre la situazione di tensione fra India e Pakistan rischia di precipitare dopo gli scontri di artiglieria in Kashmir e gli ultimi test nucleari voluti dal generale Musharraf. Si tratta di un’avventura disperata di un regime traballante, che con la repressione interna e alimentando l’isteria nazionalista tenta di prolungare la propria agonia. Nei prossimi giorni seguiremo l’evolversi della situazione, che indubbiamente rischia di avere serie conseguenze per i nostri compagni arrestati e per tutti i lavoratori pakistani, attraverso il nostro sito.

Mentre continua la guerra in Afghanistan, la frontiera orientale del Pakistan confinante con l’India sta affondando nell’isteria bellica. Il massiccio schieramento di truppe, gli spari sul confine e la fuga degli abitanti della zona, sembrano preparare un’altra guerra tra i due paesi. Se così fosse, sarebbe il quarto conflitto militare tra India e Pakistan nei 54 anni che ci separano dalla separazione post-coloniale.
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