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La tragedia della popolazione nella regione dello Swat/Malakand in Pakistan ha raggiunto recentemente l’onore delle cronache sui giornali, ed è stata presentata come un nuovo esempio dell’azione dei Talebani. La verità è che sono fazioni interne all’apparato statale che da tempo sostengono queste attività.

La classe dirigente pakistana sta cercando di convincere le masse che il Pakistan sta attraversando la sua peggiore crisi e il periodo più turbolento della sua storia. Questa è una scusa per lanciare attacchi al tenore di vita della popolazione. Fin dalla nascita del Pakistan tutti i governanti hanno sempre puntato l’accento sulla criticità della situazione e lo stesso ritornello viene ripetuto ogni volta.

È vero che nella situazione attuale, dallo Swat/Malakand a Karachi e al Balochistan, vi sono elementi crescenti di barbarie. L’ultimo numero della rivista Time definisce la situazione in questi termini: “Stretto tra una classe dirigente inetta e un confuso senso di identità, il Pakistan sta precipitando nel caos.” In realtà questa situazione è un segno lampante del fallimento del capitalismo pakistano perfino a mantenere una sembianza di struttura statale e coesione sociale.

In tutto questo ultimo periodo l’accumulazione della ricchezza, il saccheggio da parte della classe dirigente non ha fatto che crescere, e l’impoverimento delle masse povere si è ulteriormente aggravato. Per quanto grave possa essere stata la situazione nel Paese, non c’è mai stato nessun crollo della ricchezza dei governanti, ma semmai una crescita continua. Oggi venti famiglie della classe dominante posseggono più ricchezza del totale del PIL pakistano.

Le radici della crisi attuale si possono rintracciare fin dalla stessa creazione del Pakistan, poiché lo Stato, nato nel 1947, non è mai stato in grado di diventare una nazione moderna e sviluppata. Le classi dirigenti deboli e corrotte, a metà tra il capitalismo e il feudalesimo, sono arrivate tardi sulla ribalta della storia, e perciò sono state costrette a giocare un ruolo di servi rispetto agli Stati imperialisti avanzati. Con il tempo questi problemi si sono approfonditi, e da questo deriva l’esplosione attuale.

Durante la dittatura del Generale Zia ulHaq lo Stato pakistano adottò la dottrina della “Profondità Strategica”, che veniva insegnata nelle Accademie militari e nelle altre principali istituzioni di formazione della difesa. Secondo questa dottrina il Pakistan cercò di conquistare la supremazia sul confine occidentale attraverso il controllo dell’Afghanistan. Durante l’intervento in Afghanistan, grandi quantità di denaro sporco penetrarono nell’economia pakistana con il traffico di droga appoggiato dalla CIA per finanziare la Jihad controrivoluzionaria in Afghanistan. Questo sistema ha continuato a svilupparsi anche dopo che gli Americani hanno abbandonato la regione. Questo massiccio flusso di denaro sporco è stata la fonte di profondi scontri all’interno dello Stato pakistano e soprattutto dell’esercito. Nemmeno gli analisti borghesi in Pakistan possono nascondere questa minaccia ormai.

Il Daily Dawn riportava il giorno 6 maggio:

L’incapacità del governo di dare alla popolazione un senso di appartenenza e partecipazione nello Stato è la peggiore rovina capitata in Pakistan. Questo spiega l’apatia generale che si osserva fin da quando è cominciata la guerra al terrorismo. È la stessa apatia che la gente mostra nei confronti della politica e delle elezioni. Chiunque vinca non fa differenza per la nostra vita che rimane orribile, brutale e terribilmente breve – dicono. Molti non parteggiano per i Talebani ma semplicemente sentono che chiunque prevarrà per loro non cambierà nulla. Abbiamo perso ogni speranza nello Stato perché nel modo in cui è rappresentato dal governo si è dimostrato incapace di agire per il bene della maggioranza della popolazione. Scaricando le sue responsabilità al settore privato lo Stato ha di fatto promosso uno stato sociale soltanto per una piccola classe privilegiata.

Oggi le contraddizioni all’interno dello Stato sono sotto gli occhi di tutti. Attualmente tutti i gruppi terroristici hanno radici all’interno dello Stato ed è lo Stato stesso che sostiene il terrorismo.

Nel Pashtoonkhwa è in corso un massacro delle masse povere e il problema viene sostanzialmente ignorato dalla classe dirigente e dei mezzi di comunicazione, come se non avesse niente a che vedere con i problemi cruciali della gente comune. Questo conflitto è un prodotto dello Stato e della stessa crisi socio-economica. Ma ora le contraddizioni stanno diventando sempre più profonde e sanguinose, e nessuno può indicare una soluzione.

Gli intellettuali, senza alcun legame con la società, discutono l’idea che i problemi possano essere risolti attraverso una “buona amministrazione”, o la questione se una tregua con i Talebani sia un bene o un male. I dirigenti del Partito Popolare Pakistano, che hanno sempre accusato l’esercito per le atrocità contro lo stesso PPP, l’imposizione della Legge marziale e l’omicidio di Zulfiqar Ali Bhutto, adesso sostengono senza riserve l’esercito. Molti liberali di sinistra e organizzazioni non governative hanno una posizione analoga di appoggio all’esercito.

La verità è che in tutta la storia del Pakistan l’esercito è stato coinvolto in campagne molto più aggressive all’interno dello Stato che contro nemici esterni. È stato implicato nel massacro degli oppressi nel Bengal, nel Baluchistan e nel Sindh (nel 1983) e diverse aree della regione di Pashtoonkhwa e nel Punjab. Anche attualmente la realtà è che l’esercito ha provocato disordini contro gli stessi cittadini e così la gente comune viene massacrata; a centinaia sono già morti e milioni sono i senzatetto nello Swat/Malakand e in altre zone.

Il problema è che i Talebani sono una specie di mostro di Frankenstein reazionario creato dagli USA e dallo Stato pakistano. In questo conflitto la stragrande maggioranza delle persone mutilate e uccise nell’area sono contadini poveri e i loro figli.

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 Il volantino della Ptudc distribuito nelle zone del conflitto
L’editoriale di questo mese dell’Herald, un prestigioso mensile borghese, commentava:

Dalle nostre informazioni, il 9 maggio l’esercito ha assassinato 11 persone innocenti tra cui donne e bambini a Thana (Malakand), ma su tutti i canali televisivi è stata riportata la notizia che sono stati uccisi alcuni terroristi. L’esercito non sta uccidendo i Talebani, e del resto queste orde reazionarie non potrebbero organizzare la guerriglia senza aiuti logistici nascosti e altro appoggio da settori dello Stato e nei servizi segreti.

Il Wall Street Journal ha scritto la scorsa settimana:

Le interferenze americane sono maggiori di prima e le contraddizioni provocate da questo intervento sono chiaramente visibili. Quando Zardari si stava recando America dai suoi amici, Obama ha pronunciato parole di critica nei confronti del suo governo. I motivi di queste affermazioni sono la crescita delle contraddizioni interne e la crisi economica negli Stati Uniti. Vi sono evidenti contraddizioni tra le politiche e i discorsi pronunciati dal Dipartimento di Stato, il Pentagono, la CIA e la Casa Bianca. Tutti i mass-media stranieri più  autorevoli criticano lo Stato pakistano e hanno perso ogni fiducia nei suoi governanti.


Non dovrebbe esserci alcun dubbio che non solo va condannato il modo brutale con cui i Talebani e altre bande di fanatici religiosi stanno assassinando la popolazione, ma che è anche necessario lanciare una guerra armata contro di loro. Ma credere che proprio le stesse istituzioni (la CIA e l’esercito) responsabili per la loro creazione possano sconfiggere i Talebani significa vivere nel mondo delle favole.

La guerra attuale è combattuta tra i fanatici creati dallo Stato e un settore dell’esercito. Ricordiamo che in precedenza il governo aveva stipulato una tregua con i Talebani. Il governo non ha alcun riguardo per il modo orribile con cui i Talebani stanno trattando le masse povere prima e dopo la tregua.” (The Down, 13 maggio).

Ma non sono mai state prese in considerazione delle misure per il trasporto e per alleviare la miseria dell’esodo per i milioni di persone che hanno lasciato le proprie case per sfuggire alla distruzione, al sangue e al fuoco. Non è stata una calamità divina ma il fallimento delle politiche del governo frutto della crisi dell’intero sistema: tutto il peso di questo fallimento è sulle spalle delle masse innocenti e oppresse, nella forma di questa vera e propria Apocalisse.

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Una delle tendopoli della PTUDC nelle zone di guerra
Il fallimento del governo e dello Stato nell’assicurare il sostentamento e i mezzi di trasporto per gli oltre due milioni di rifugiati in fuga dalla zona di guerra ha provocato un disastro umanitario. Ha dato ancora una volta un pretesto alle organizzazioni fondamentaliste islamiche appoggiate dallo Stato come Jamat-ud-Dawa (la nuova organizzazione di facciata del Lashkar a tayaba, solo formalmente dichiarata illegale) e la reazionaria Jamat-e-Islami per allestire campi di accoglienza.

Il fondamentalismo religioso (contro cui si suppone che la guerra venga combattuta!) crescerà sempre di più in questi campi. Come verranno impiegati davvero i soldi raccolti da queste organizzazioni per l’accoglienza? La risposta non è così difficile, se si conosce un minimo la storia recente del fondamentalismo islamico in Pakistan. Anche se l’esercito sta uccidendo alcuni noti mullah fanatici, lo Stato non eliminerà mai quest’arma reazionaria costituita dal fondamentalismo islamico, di cui si serve come uno strumento per schiacciare i movimenti rivoluzionari incombenti degli operai e dei contadini. Ha sempre fatto affidamento su queste forza della reazione più nera per distruggere la sinistra in Pakistan.

Si discute molto di quanto durerà questa operazione. Più va avanti e più diviene inutile e fallimentare. Anche se finirà presto la crisi non verrà superata. Di fronte al terrorismo e all’instabilità, disordini e sconvolgimenti continueranno a emergere in superficie, prima o poi. Perché la loro vera causa sono povertà, disoccupazione, malattie e ignoranza. All’interno di questo sistema non c’è alcuna possibilità di emancipazione per gli oppressi né di pace e prosperità.

Ma qual è la soluzione a tutti questi problemi? Certamente la borghesia non ha alcuna vera risposta e le loro “soluzioni” servono soltanto ad aggravare il problema. Si respira ovunque un senso di disperazione.

Secondo i mezzi di informazione, la differenza tra destra e sinistra avrebbe cessato di esistere. In effetti a causa della crisi del capitalismo la scelta tra politiche riformiste e conservatrici non è più possibile. Ciò che ha cessato di esistere, tuttavia, è la differenza tra riformismo e conservazione, non quella tra politiche realmente di sinistra e di destra. Finché la divisione in classi continuerà ad esistere, la lotta di classe proseguirà.

Succede sempre che rivoluzione e reazione vadano di pari passo e si alimentino a vicenda. Se vi è un tentativo di imporre le forze reazionarie sulla società, allora è anche possibile il rafforzamento e l’avanzamento delle forze rivoluzionarie e anche queste avranno l’opportunità di crescere all’interno della società.

Allo scopo di alleviare le sofferenze delle masse in queste regioni, il PTUDC (Campagna in difesa dei sindacati pakistani) ha creato i “Comitati Rivoluzionari di Difesa e Accoglienza” (RD&RC) in questa regione martoriata dalla guerra. Il compito principale di questi comitati è difendere le masse lavoratrici dalle brutalità dei Talebani e dalle atrocità dell’esercito. Oltre a questo hanno organizzato dei campi, uno dei quali è il primo grande campo di accoglienza appena fuori dall’area delle ostilità alla periferia di Batkhela.

Questi comitati comprendono studenti, giovani, lavoratori e contadini. Nella regione del Makaland più di 50 di questi comitati sono stati organizzati. Parecchi dottori e paramedici sono giunti da diverse parti del Pakistan per prestare assistenza. Campi base a supporto dei comitati sono stati creati dal PTUDC in altre fra le principali città del Pakistan. Questi comitati rivoluzionari hanno anche organizzato circoli di studio marxista che analizzano le cause della presente esplosione e si discute di una vera soluzione.

I semplici lavoratori comprendono quali siano i veri problemi. In un recente sondaggio condotto da un prestigioso istituto internazionale dopo l’inizio delle operazioni militari, soltanto il 14% pensava che il problema principale in Pakistan fosse il terrorismo, mentre il 62% pensava che fossero inflazione e povertà. Il 72% era contrario a qualsiasi tipo di intervento americano in Pakistan.

I comitati stanno rivitalizzando le tradizioni comuniste degli anni Sessanta e Settanta, quando i movimenti contadini scacciarono i latifondisti proprio da questa regione che ora viene dipinta come la roccaforte del fondamentalismo. I giovani e i lavoratori di questa regione stanno ora comprendendo l’esatta natura della situazione e stanno cominciando a capire la natura di classe del conflitto. Perfino in queste condizioni di agonia e miseria diventano sempre più partecipi nella lotta per il socialismo rivoluzionario.

In realtà, se da una parte i fondamentalisti hanno portato violenza e brutalità nelle vite degli oppressi, dall’altra sotto il regime “liberal democratico” le loro sofferenze la povertà, la miseria, le malattie, la disoccupazione e le privazioni si sono ulteriormente aggravate.

Non c’è alcuna soluzione all’interno di questo marcio sistema capitalista. L’unica soluzione può essere trovata nel rovesciamento di questo sistema di sfruttamento attraverso una rivoluzione socialista. Il PTUDC lancia un appello ai lavoratori, ai giovani, ai sindacati e alle masse in Europa e in tutto il mondo perché portino la loro solidarietà e il loro sostegno in questi tempi di prove molto dure. Questo sostegno darà un grande contributo al raggiungimento degli obiettivi dei Comitati Rivoluzionari di Difesa e Accoglienza e al contempo aiuterà lo sforzo umanitario e porrà all’ordine del giorno l’unica alternativa politica possibile, la prospettiva della lotta di classe e del socialismo.

20 maggio 2009
 
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