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A pensarci bene, sembrano lontani i tempi in cui il Teatro alla Scala di Milano rappresentava quasi oniricamente la divisione di classe nel nostro paese: da una parte lo sfarzo generale, gli ori, le pellicce e la frivolezza che vestivano la borghesia italiana e dall’altra la voglia di riscatto e l’orgoglio dei lavoratori che ogni anno, in occasione della “Prima”, manifestavano la propria indignazione e il proprio odio nei confronti dei padroni in piazza della Scala.

La situazione, nella città di Agrigento, da un po’ di tempo a questa parte sta divenendo quasi del tutto insostenibile.

Una delle realtà più critiche è lo stato della scuola pubblica. L’edilizia scolastica lascia molto a desiderare, se ci immaginiamo che poco tempo fa la sede succursale dell’istituto scientifico Leonardo Da Vinci è stata dichiarata inagibile dopo che è crollata una parte del tetto, o che i riscaldamenti nella maggior parte delle scuole non sono stati ancora accesi.

La maxi-operazione Aemilia, che ha portato a 117 arresti, ha acceso nuovamente i riflettori sul fenomeno mafioso in Emilia Romagna. Vari dossier scritti negli ultimi anni sulle attività mafiose in questa produttiva parte d’Italia, indicano che in questo territorio sono presenti almeno 11 organizzazioni criminali di cui la più potente fra queste, la ‘ndrangheta, conta ben 25 cosche affiliate, che fino a pochi anni fa si limitavano ad attività estorsive.

mai salviniGiovedì 5 febbraio circa trecento persone hanno affollato un’assemblea, a La Sapienza di Roma, che ha inaugurato un mese di mobilitazioni contro la manifestazione organizzata da Salvini per il 28 febbraio nella capitale, con il patrocinio di CasaPound. Nello stesso giorno si terrà anche un contro-corteo antifascista.

Dalla sinistra italiana fiumi di parole sulla Grecia

Il dibattito che in queste settimane di sta sviluppando attorno al governo di Syriza sembra un tuffo nel passato. Se in Grecia i limiti dell’accordo appaiono chiari almeno tra i militanti e i quadri di Syriza, come testimonia anche la divisone nel Comitato centrale e nello stesso gruppo parlamentare, nella sinistra italiana assistiamo ad un diluvio di propaganda.

Negli ultimi mesi Matteo Renzi è passato da un successo all’altro. Alla vigilia di Natale ha fatto approvare i decreti attuativi del Jobs act senza cambiarne una sola virgola. L’11 gennaio alle primarie della Liguria è riuscito ad imporre la propria candidata e la propria linea di alleanza con il Nuovo centro destra, ammettendo sfacciatamente i brogli elettorali e mettendo in malo modo Cofferati alla porta.

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