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Mose, Expo, Mafia Capitale: l’Italia è sommersa dagli intrecci tra mafia, politica ed economia. è diffusa l’idea che il capitalismo italiano sia un’anomalia e sarebbe sufficiente fare come nei paesi dove “le leggi funzionano” e le regole vengono rispettate.
Se è innegabile che un capitalismo debole come quello italiano è piuttosto portato all’utilizzo di metodi illeciti, d’altra parte è sufficiente aprire Google, digitare la parola “corruzione” e associarla a qualsiasi paese per scoprire che nessuno ne è immune.
Ad ottobre in Spagna sono stati arrestati politici, funzionari e imprenditori per corruzione in cambio di 250 milioni di euro di appalti pubblici, mentre la multinazionale francese Alstom ha patteggiato 772 milioni di dollari per un reato di tangenti.
Non diversa la situzione in Gran Bretagna, dove pochi anni fa l’Ong Transparency International denunciava una “corruzione in costante crescita”. Già nel 2006 il governo Blair aveva stoppato un’inchiesta su forniture d’armi all’Arabia Saudita ottenute probabilmente con fondi neri. La scusa per insabbiare il tutto è stata (stranamente) di non compromettere la cooperazione nella lotta al terrorismo.
Ma il paese che riserva più sorprese è la Germania. Da uno studio della Visa Europe nel 2013 l’economia sommersa si stima essere stata di 351 miliardi di euro – in Italia “solo” di 333 miliardi.
Ma anche le tangenti non sono sconosciute e ne sono coinvolte multinazionali come Siemens (multata per più di un miliardo di euro) e Man (150 milioni). Per non parlare poi della Daimler definita dal Dipartimento di giustizia statunitense come “una società con una lunga tradizione di tangenti” o della Deutsche Bahn.
Si calcola che solo nel 2012 ne siano state pagate per 250 miliardi. Spesso i casi vengono denunciati, ma come rileva l’Ocse “la maggior parte delle sentenze vengono sospese”.
Non è neanche vero che i politici tedeschi, a differenza di quelli italiani, si facciano da parte con pubblica ammenda quando scoperti, tant’è che il presidente federale Christian Wulff si è dimesso nel 2012 non per aver ricevuto dubbie donazioni ma per aver depistato le indagini.
Si potrebbe infine parlare delle tangenti pagate in Grecia da parte di grosse multinazionali, nelle quali pare coinvolto anche il presidente della Confindustria tedesca, nonché delle partite truccate in Bundesliga (chi ricorda il presidente del Bayern Monaco?) oltre che del migliaio di medici denunciati dalla loro associazione per aver ricevuto regali in cambio di favori alle ditte farmaceutiche.
Un quadro indubbiamente poco edificante, ma ciò non deve stupire, vista l’inchiesta sullo stesso Presidente della Commissione europea, Juncker, per gli accordi fiscali segreti con grosse multinazionali per ottenere agevolazioni quando era Primo ministro del Lussemburgo.
Ma certo gli Stati Uniti non sono la soluzione. Lì, la corruzione politica è praticamente legale. Per usare le parole del Corriere della sera: “Negli Usa, la corruzione in politica è un fenomeno soprattutto elettorale. Spesso, tra un candidato e i suoi grandi finanziatori, di solito un Pac (Comitato di azione politica) o una lobby (Gruppo di pressione), c’è una tacita intesa: se verrà eletto, il primo farà gli interessi dei secondi, anche contro quelli dei cittadini...”.
Non sarà che aveva ragione Engels quando scriveva: “Nella repubblica democratica la ricchezza esercita il suo potere indirettamente, ma in maniera tanto più sicura, in primo luogo con la ‘corruzione diretta dei funzionari’ (America), in secondo luogo con ‘l’alleanza tra governo e Borsa’ (Francia e America).”

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