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La maxi-operazione Aemilia, che ha portato a 117 arresti, ha acceso nuovamente i riflettori sul fenomeno mafioso in Emilia Romagna. Vari dossier scritti negli ultimi anni sulle attività mafiose in questa produttiva parte d’Italia, indicano che in questo territorio sono presenti almeno 11 organizzazioni criminali di cui la più potente fra queste, la ‘ndrangheta, conta ben 25 cosche affiliate, che fino a pochi anni fa si limitavano ad attività estorsive. Il passaggio dall’attività estorsiva all’attività direttamente imprenditoriale, allo scopo di mettere mano agli appalti pubblici, è stata la svolta che le organizzazioni mafiose sono riuscite a realizzare in un momento relativamente recente. Ma perché il settore dell’edilizia è così prosperoso e remunerativo per le organizzazioni mafiose? Il 70 per cento degli appalti viene dato in sub -appalto e sempre più spesso viene utilizzata, per assegnare le gare, la formula del “massimo ribasso”. Ne è esempio il Cie di via Mattei a Bologna, assegnato di forza dalla Prefettura ad un’azienda siciliana, il consorzio “Oasi”, con il 70 per cento di ribasso, collassato in pochi mesi, con il risultato che la Procura ha aperto un fascicolo contro la Prefettura e i lavoratori sono finiti tutti per strada. Ma è in particolare con ciò che è venuto chiaramente allo scoperto con Aemilia che si è palesata la totale dipendenza dei piani di urbanizzazione alle ‘ndrine, mettendo in evidenza gli stretti rapporti che intercorrono tra la politica locale, il capitalismo emiliano e le cosche di una o più clan della ‘ndrangheta. Queste connessioni sono talmente diffuse e trasversali a qualsiasi territorio o schieramento politico (nelle maglie delle indagini sono finiti politici locali sia del Pd che della destra), che non è possibile poterle spiegare semplicemente richiamandosi alla corruttibilità di questo o quell’amministratore. Persino il sottosegretario alla Presidenza del consiglio, l’ex sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio, così come in precedenza il candidato del Pdl alla regione Filippi, non si sottrassero alla ricerca di ambigui consensi elettorali, proprio recandosi nel paese natale del boss Francesco Grande Aracri, definito da Marcello Coffrini, sindaco di Brescello, “persona composta ed educata, sempre vissuto a basso livello”.

Lo stesso Grande Aracri, il cui figlio è al centro delle indagini sulle infiltrazioni mafiose nella ricostruzione seguita al terremoto del 2012. In questa vicenda sono coinvolte anche alcune importanti imprese edili locali come la Bianchini costruzioni che, attraverso i rapporti che questa intratteneva con il potente mondo delle cooperative emiliane, garantiva ai membri della ‘ndrangheta cutrese di gestire in sub-appalto i lavori che la Bianchini stessa otteneva in appalto nelle zone di Parma e della Bassa reggiana e che riguardavano soprattutto lo smaltimento delle macerie. L’imprenditore Bianchini, a sua volta, riceveva un ulteriore vantaggio dal sistema di false fatturazioni per il pagamento degli operai forniti dalle ditte controllate dalla ‘ndrangheta.


Il forte e radicato intreccio tra politica, impresa e malavita ci mostra che il metodo dell’infiltrazione mafiosa non è altro che un modo specifico di funzionamento dell’economia capitalista, non più soltanto nel meridione, ma anche nel Nord del paese. Un metodo specifico del quale ci si serve maggiormente nel momento in cui la crisi capitalista non riesce a garantire margini di profitto soddisfacenti per i capitalisti, mafiosi e non. Depredare le finanze pubbliche mediante la gestione corrotta e fraudolenta degli appalti è un modo vincente e sperimentato per realizzare profitti più facili e remunerativi, accanto al metodo, questa volta “legale”, delle privatizzazioni. Di fronte a tutto questo servirà a poco appellarsi all’onestà e alla cultura della legalità. Occorre invece ingaggiare a tutto campo una battaglia contro il potere mafioso, iniziando da rivendicazioni quali, per esempio, l’eliminazione del sistema degli appalti e dei sub-appalti, attraverso un piano di assunzioni di operai, tecnici ed ingegneri alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche e il controllo dei lavori pubblici e di pianificazione territoriale da parte dei lavoratori e dei cittadini che ne sono interessati.

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