Breadcrumbs

A pensarci bene, sembrano lontani i tempi in cui il Teatro alla Scala di Milano rappresentava quasi oniricamente la divisione di classe nel nostro paese: da una parte lo sfarzo generale, gli ori, le pellicce e la frivolezza che vestivano la borghesia italiana e dall’altra la voglia di riscatto e l’orgoglio dei lavoratori che ogni anno, in occasione della “Prima”, manifestavano la propria indignazione e il proprio odio nei confronti dei padroni in piazza della Scala.

Le ultime vicende riguardanti gli Enti Lirico-sinfonici italiani - si pensi a quanto accaduto recentemente a Roma (Cosa succede al teatro dell’Opera? su marxismo.net) e allo stato di agitazione del teatro Lirico di Cagliari a causa dei ritardi nel pagamento degli stipendi e della mancanza di programmazione per il 2015 - ci avvisano che lo scontro di classe non è più solamente è entrato anche dentro ai Teatri.

Lo scontro è facilmente penetrato in queste storiche strutture dove, un sistema in crisi, non può far altro che tagliare i diritti di chi ci lavora, tra artisti e personale tecnico-amministrativo.

Così, i lavoratori del Teatro alla Scala, chiamati a partecipare a quel pot-pourri capitalista di sfruttamento umano e ambientale, corruzione, potere e mafia che risponde al nome di Expo2015, hanno seccamente risposto NO.

Hanno controbattuto alla richiesta-imposizione di suonare la Turandot di Puccini all’apertura dell’Expo prevista per il 1° maggio, il giorno della festa dei lavoratori.

Decidere di non lavorare nel giorno della festa dei lavoratori: un sacrosanto diritto o l’ennesima provocazione di lavoratori privilegiati?

Chiaramente, nel clima dell’unità nazionale, questo rifiuto non può che essere visto come espressione della seconda ipotesi e Renzi, nell’intervento di chiusura di “Expo delle idee” il 7 febbraio, non ha perso l’occasione per parlare di inaccettabile boicottaggio da parte di una qualche minoranza che sta tentando di bloccare un evento decisivo per la ripresa economica del paese (???).

Tiene poi ad informare la platea, sempre Renzi, che il governo sarà pronto a tutto, anche a misure normative per evitare che il primo maggio si cominci l'Expo con una figuraccia internazionale.

Verrebbe da chiedersi se la figuraccia non la si faccia ogni volta che dal cilindro di Expo 2015 fuoriesce qualche scandalo sugli appalti e sulla partecipazione mafiosa; sul fatto che chi ci lavora lo fa in condizioni ottocentesche quando non direttamente gratis.

La risposta dei sindacati vede, come da copione, il solito inaccettabile prostrarsi di una parte (CISL, Uil e FIALS) ai voleri del comandante e, dall’altra, la debole dichiarazione della CGIL che sentenzia che il primo maggio è un diritto indisponibile, il che significherebbe che i lavoratori sono liberi di decidere se lavorare o meno (altro che picchetti contro i crumiri!), visto che si tratta di un giorno di festa e non di sciopero (giammai un giorno di lotta!).

Il sovrintendente alla Scala Pereira aveva chiesto ai lavoratori di firmare entro il 31 gennaio una lettera per dare la propria disponibilità a lavorare. Una sorta di referendum il cui contenuto di ricatto non ci è dato di conoscere. Nel frattempo le buste non sono ancora state aperte: ci sarà da aspettarsi delle belle sorprese?

Ma quello che a noi interessa maggiormente è la voce dei lavoratori e questi non hanno tardato a farsi sentire dopo le provocazioni del primo ministro.

Una parte di loro ha pubblicato una lettera di risposta i cui contenuti sono eccezionalmente aderenti alla realtà che, non solo loro con la loro vicenda, ma tutti i lavoratori stanno vivendo.

Così inizia: “Non lavoreremo semplicemente perché siamo lavoratori e il Primo Maggio è la nostra festa comandata. Giornata di fratellanza universale, devozione e appartenenza a una storia condivisa da milioni e milioni di lavoratori in tutto il mondo da generazioni. Ideale che si oppone a una razionalità strumentale che considera l’economia il valore determinante di una società, e la sola funzione di un individuo/lavoratore quella di garantirne un tranquillo e ininterrotto funzionamento. Ideale che né si vende né si tratta (anche perché non consideriamo giusto contrattare o scambiare qualcosa che non appartiene solo a noi ma a tutti). Non lavoreremo perché crediamo nei legami di solidarietà che trasformano le scelte individuali in scelte collettive; nel lavoro come strumento d’emancipazione e partecipazione sociale. Soprattutto oggi, che il lavoro è tornato a essere una merce comprata al minor prezzo e a minor tutele possibili sul mercato; che nella nuova alfabetizzazione servile i diritti si chiamano privilegi, infangando la memoria di chi per questi diritti ha lottato, s’è sacrificato, è andato in prigione, ha dato la vita. Diritti collettivamente conquistati a duro prezzo, di conseguenza a duro prezzo collettivamente da difendere”. Una lettera chiara che conosce la realtà all’interno e dietro le quinte di Expo 2015: “E poi quale immagine dovremmo tutelare? A fronte di quanto accaduto in questi anni, tra inchieste, appalti manovrati da sistemi mafiosi, arresti per turbativa d’asta, azzeramenti del CdA, fino alla nomina di Cantone a presidente del comitato anticorruzione nel giugno 2014, a soli 11 mesi dall’inaugurazione, l’immagine di Expo è terrificante a causa dei danni inflitti dai suoi protagonisti”. Infine una risposta negativa e indignata alle proposte concertative e a perdere di alcuni dirigenti della cgil: “A Paolo Puglisi segretario generale di Slc Cgil Milano, che propone di dedicare la rappresentazione ai morti sul lavoro, proprio al fine di valorizzare la festa del primo maggio rispondiamo che l’unico modo di valorizzare la festa del Primo Maggio è non lavorare, nel totale rispetto della sua natura e storia, che la CGIL dovrebbe avere ben nota…”.

Per ora non ci è dato di sapere se il primo maggio 2015 sarà la festa dei lavoratori anche per i dipendenti della Scala, ciò che invece possiamo prevedere, e lo sanno gli stessi musicisti e tecnici, che la vicenda si dipanerà mediante una fitta serie di provocazioni e pressioni da parte delle autorità al fine di dividerli. Ma è anche attraverso queste che, dietro una questione solo apparentemente simbolica, perfino in un ambiente tradizionalmente lontano dalle lotte, si svolgerà una parte dello scontro di classe in questo paese. Loro già conoscono i loro compiti e noi non possiamo che essere al loro fianco!

Joomla SEF URLs by Artio