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Oltre 200 i partecipanti all’assemblea convocata  da FalceMartello a Bologna il 6 e 7 luglio scorso, da 28 città, da nord a sud del paese. Un grande successo di partecipazione e un dibattito ricco e proficuo.

 

Tre i temi all’ordine del giorno: la mattina del sabato, dibattito dal titolo “Contro l’utopia keynesiana, quale alternativa alla crisi”, nel quale è stata presentata e discussa una bozza di programma per un partito di classe, contro la crisi del capitalismo.

Il pomeriggio “Conflitto operaio e strategie sindacali nel capitalismo  in crisi” è stato un dibattito con venti interventi nei quali è emerso non solo il carattere dell’attuale conflitto operaio nel nostro paese, ma anche le parole d’ordine e gli obiettivi che ci proponiamo in quanto forza rivoluzionaria. La domenica è stata la volta de “Le nostre proposte per un movimento politico dei lavoratori”, un appello alla militanza e a entrare sul terreno politico della necessità di costruire una forza appunto di sinistra, di classe e rivoluzionaria a partire dalle condizioni attuali. Un appello che ha anche una dimensione internazionale: durante la due giorni di dibattito infatti questa caratteristica è stata evidenziata dai saluti pervenutici dalle sezioni della Tendenza marxista internazionale da tutto il mondo

Tentiamo una sintesi del dibattito, sono disponibili sul nostro canale youtube alcuni video dei tratti più salienti e in questa pagina le registrazioni audio dell’iniziativa.

 

Il dibattito sul programma

L’introduzione al programma di Roberto Sarti ha illustrato la necessità di rivendicare un progetto non che venga giudicato “possibile”, ma a partire dalle necessità reali della nostra classe. Chi è partito chiedendo ciò che è possibile ottenere, ha svenduto tutto e siamo giunti alla situazione attuale secondo la quale, come ha ricordato Sarti “l’8% della popolazione detiene il 50% del reddito mondiale” e “i dirigenti sindacali e della sinistra sono diventati manager del capitalismo”. Un programma che preveda la nazionalizzazione dei principali mezzi di produzione, del sistema finanziario centralizzato in una unica banca statale, il tutto sotto il controllo delle lavoratrici e dei lavoratori può non essere maggioritario nel movimento operaio, tuttavia è l’unico programma che risponde alle sue necessità oggettive per combattere la disoccupazione e il crescente impoverimento della nostra classe. “I bolscevichi nel 1915 erano soli e controcorrente, i rivoluzionari si sarebbero potuti contenere in due carrozze di un treno” ha ribadito Sarti, “eppure due anni dopo hanno conquistato la maggioranza e vinsero una rivoluzione. Se proprio vogliamo parlare di numeri, noi qui siamo molti di più”.

Con questo spirito si è aperto il dibattito che ha avuto ben diciassette interventi, Gabriele D’Angeli ha ribadito la necessità del carattere anticapitalista del programma, “tante rivendicazioni possono essere corrette, per esempio la patrimoniale, ma senza la partecipazione e il controllo operaio vengono svuotate di senso, a questo proposito utile riandare alla critica al programma di Gotha che Marx fece ai socialdemocratici tedeschi”. Serena Capodicasa ha ricordato “i tempi andati della propaganda delle stelline sulla bandiera blu, che avrebbero dovuto portare benessere per tutti, l’Unione europea si è manifestata per quello che è realmente, l’Unione dei banchieri contro di noi”; Vanetti ha poi ribadito la necessità della rottura dell’euro sulla base del controllo operaio sulla finanza: o socialismo o barbarie. Luigi Piscitelli ha ricordato la condizione drammatica delle giovani generazioni che “negli ultimi dieci anni stanno attraversando le peggiori condizioni di vita degli ultimi cinquanta” e “per questo i giovani non si domandano se è giusto o sbagliato lottare, lottano e basta”, ha poi insistito sull’importanza del lavoro del coordinamento studentesco  Sempre in Lotta contro l’autonomia scolastica, i finanziamenti alla scuola privata e la meritocrazia. Anche i pensionati hanno fatto sentire la loro voce, Valerio Guaitoli ha insistito sull’importanza delle competenze per essere autenticamente comunisti. Donatella Bilardi ha sviluppato un contributo sul tema della banca unica statale: partire dalla cassa depositi e prestiti significa scardinare il meccanismo in atto attraverso il quale lo stato borghese utilizza il risparmio postale di tutti noi a vantaggio di società di servizi assicurativi e finanziari, società a parziale capitale privato, che la stessa cassa depositi e prestiti controlla. Poste ha dichiarato ben 242 miliardi di attivo di bilancio proprio con questa finanziarizzazione nei servizi e riducendo da 280 a 140mila i dipendenti in vent’anni.

Antonio Erpice ha trattato i temi del Meridione, la deindustrializzazione, la devastazione e l’impoverimento del territorio, la crescita dell’emigrazione e ha annunciato un incontro dei compagni del Sud dopo l’estate per proporre un approfondimento da aggiungere al programma. Dario Salvetti ha ricordato il restitution day del Movimento 5 stelle, che ha fruttato ben 1,8 milioni di euro, “non ci si compra manco un giocatore per il Livorno”, per dire che la casta è sì ben pagata, ma per fare le leggi che vogliono i padroni. Lucia Erpice ha parlato del Vaticano, “incrocio fra monarchia feudale e partito politico”, e della sua crociata contro le donne e gli omosessuali, ricordando come le donne sono la parte più sfruttata della società, “che vengono discriminate sui luoghi di lavoro e fatte fuori per prime in tempi di crisi”, per questo serve uno stato sociale non familista, per la libertà di ogni individuo e per l’abolizione dell’obiezione di coscienza nella legge 194 che garantisce il diritto all’aborto. Gabriele Ara ha parlato delle specificità della Sardegna, “un territorio che la politica coloniale dello stato italiano ha impoverito e degradato: oggi la produzione industriale è poco più del 6% del pil regionale, mentre è raddoppiata la ricchezza proveniente dai servizi al turismo, con il degrado e la dequalificazione che questo ha comportato nel lavoro”, ha inoltre ricordato che il 60% del demanio militare è situato in Sardegna, territorio fornito per un piatto di lenticchie e sui quali si tengono test militari, che avvelenano la Sardegna, e campi di addestramento per fare le guerre in tutto il mondo. Terra sottratta ai lavoratori e giovani sardi. Infine Marco Sandrin ha riportato la voce dalle fabbriche della Venezia-Giulia: “c’è scoramento e rassegnazione,  le nostre idee sono minoritarie, ma sono giuste, se non facciamo noi questo lavoro politico non lo farà nessuno, o c’è un’alternativa rivoluzionaria, o non c’è alcuna alternativa”.

 

La discussione sul conflitto operaio e il sindacato

Paolo Grassi ha introdotto il dibattito sindacale. Ha suggerito di valorizzare l’esperienza dell’autunno caldo ricordando il carattere delle prime mobilitazioni che hanno inaugurato la stagione della riscossa operaia, trovando in alcune lotte recenti significative somiglianze: la reazione vigorosa degli operai Indesit all’arroganza padronale che li ha portati a rispolverare gli scioperi a gatto selvaggio, la determinazione delle lotte nel comparto della logistica. Grassi ha illustrato i nostri compiti volti a conquistare la maggioranza della classe lavoratrice alle idee rivoluzionarie sui terreni che ci sono dati: le vertenze operaie, il congresso della Cgil, il coinvolgimento di tutti, dagli studenti ai precari a tutti i nostri simpatizzanti a sostegno del conflitto operaio. A questo scopo ha ribadito l’importanza di Radio Fabbrica, il foglio di collegamento degli operai Fiat, che abbiamo lanciato nell’ottobre 2012. Alessio Vittori ha poi approfondito questo tema, abbiamo prodotto quattro edizioni, raggiungendo un centinaio di luoghi di lavoro, ben oltre l’insediamento Fiat. Alla Sevel di Atessa (Ch), dove vige un clima fortemente repressivo e di isolamento della Fiom, abbiamo costruito un’area importante di simpatia, ultimo esempio : in pochi giorni abbiamo raccolto 150 firme per promuovere il presidio anti Marchionne (che si è poi tenuto la settimana successiva). Interventi da moltissime realtà, che hanno riportato le loro esperienze, Emauele Miraglia ha parlato dell’importanza dell’intervento fra i lavoratori precari, Giovanni Rivecca della Fiat di Melfi, Mario Iavazzi si è soffermato sul pubblico impiego, e dell’accordo siglato, nel comparto sanità privata, dai confederali e la Fondazione Don Gnocchi che prevede aumento delle ore di lavoro, la riduzione delle ferie, mentre ci sono precari e disoccupati, “tutto questo può provocare una rivolta contro le burocrazie sindacali”.

Orlando Maviglia ha raccontato della vertenza Minarelli, 56 esuberi annunciati e del mutamento di clima tra gli operai, dalla rassegnazione alla fiducia che uniti si può vincere. Diana Terzi ha illustrato le condizioni dei lavoratori della scuola, dove si sono introdotti trattamenti fortemente differenziati, fra precari e fra questi e il personale assunto. La Flc si trincera dietro queste contraddizioni per nascondere la sua strategia di accomodamento ai governi nazionali e locali.

Edgar Banja ha raccontato la sua esperienza di delegato sindacale alla Danieli di Udine, multinazionale florida, 2500 dipendenti, 50 iscritti alla Fiom, partecipazione  alle assemblee, non oltre i 50-60 operai. Il padrone propone una nuova turnistica che coinvolge circa il 5% dei lavoratori. Partono gli scioperi e i presidi ai cancelli, non succedeva da 25 anni: “lavoratori mai venuti in assemblea e mai iscritti al sindacato hanno passato la notte in Rsu per garantire la copertura del turno delle 6, sembrava di parlare con persone che avevano passato la vita sulle barricate”. L’azienda ha tentato di mantenere la posizione, ma è stata sconfitta:”ora la bacheca aziendale ospita la turnistica decisa dai lavoratori della Danieli, dobbiamo lavorare a mantenere il risultato.” Antonio Forlano ha parlato della logistica, “che non può essere delocalizzata”, una volta acquisita la consapevolezza del loro potere contrattuale, i lavoratori di questo settore sono temibili. La vicenda degli esuberi in Tnt è significativa, vedremo se i lavoratori supereranno gli ostacoli delle burocrazie sindacali per arrivare al blocco delle merci. Davide Bacchelli ricordando la nostra opposizione all’accordo sindacale sulla rappresentanza del 31 maggio ha precisato “il voto su quell’accordo era pericoloso, perché avrebbe aperto una discussione che la burocrazia della Fiom voleva evitare a tutti i costi”. Presente nel dibattito anche la vertenza contro gli esuberi alla Cft di Parma, Davide Ledda ha ricordato il protagonismo operaio della sua fabbrica frustrato da una Fiom inadeguata.

Paolo Brini ha precisato che “avere tanti compagni impegnati nel lavoro sindacale è sempre stata la nostra forza, ma questa forza ci espone anche ai rischi della della routine e della mancanza della visione di insieme”. Ha ricordato i pericoli del pessimismo e della demoralizzazione in cui possono entrare anche i nostri compagni. Ha poi ribadito che “il movimento operaio europeo non puà registrare alcuna vittoria significativa, la crisi del sistema è così profonda che non ci sono spazi per mediazioni effettive: o al servizio del grande capitale o contro di esso. Nessun sindacato per ora ha adottato una linea anticapitalista, anche la Fiom si è riallineata alla Cgil, e i sindacati di base quando chiamati a rispondere sono crollati, vedi il San Raffaele a Milano o il Cobas alla Ginori di Firenze”. Per questo motivo i nostri compagni non sono sindacalisti,  “ma militanti rivoluzionari nel sindacato”. È stata poi la volta di Mimmo Loffredo che ha raccontato dell’importanza dei presidi alla Fiat di Pomigliano e di come la partecipazione del segretario della Fiom e di tanti operai e delegati di altre fabbriche ha dato più fiducia ai lavoratori dello stabilimento. Simona Leri ha parlato della grande distribuzione a partire dalla sua esperienza in Coop estense. Giorgio Giorgini ci ha illustrato la vertenza alla Indesit di Fabriano, “il 5 giugno sono stati dichiarati gli esuberi, la nostra Rsu ha 5 delegati Cisl, 3 Uil e 1 Fiom, eppure i lavoratori hanno detto no a scioperi di routine, facciamo il massimo danno”, sono partiti gli scioperi articolati, prima le donne, poi gli uomini, prima quelli con il numero di scarpe pari e poi quelle dispari, per fare confusione e con un’ora, un’ora e mezza di scioperi, dimezzavamo la produzione, abbiamo fatto il massimo danno”. Giorgini ha ribadito che “se a Udine era 25 anni che non si scioperava, da noi non si è mai scioperato, per il momento l’azienda non è riuscita a dividerci, la lotta è lunga e dobbiamo dosare bene le forze”. Fabrizio Colucci del coordinamento studentesco Sempre in lotta di Varese ha spiegato il nostro intervento a sostegno dei lavoratori Whirpool, che i compagni hanno poi coordinato insieme ai compagni di Trento.

Mario Maddaloni ci ha sollecitato a sviluppare un intervento anche nella categorie dei chimici energetici, che coinvolgono i lavoratori delle municipalizzate privatizzate a partire dalla sua esperienza nella Napoletanagas.  Ci ha anche ammonito a “saper leggere sia gli opportunismi delle sinistre sindacali e che i rischi di settarismo e fuoriuscite, per non disperdere il grande patrimonio fin qui costruito dalla nostra tendenza”. Rino Stinghel ha parlato della deindustrializzazione in corso in Trentino, “alla Whirpool si passati da 1200 dipendenti a 470 nonostante le sovvenzioni pubbliche”, dei risultati della concertazione, “i supermercati sono i luoghi più aperti dopo i pronto soccorso “66 ore dovrebbero bastate per fare la spesa” per chiudere ricordando che torneranno presto i tempi come quelli in cui gli operai della Michelin di Trento occupavano la Upim contro le aperture domenicali. Serenella Ricci ha ricordato come la diffusione di Radio Fabbrica ha avuto successo anche fra gli impiegati e in particolare alla Direct Line, mentre Vincenzo Chianese ha ricordato che alla ex Ergom di Napoli, indotto Fiat, la pazienza rivoluzionaria sta pagando, per salvare il posto gli operai stanno recuperando il valore dell’azione collettiva e in 200 erano ai presidi davanti alla Fiat a Pomigliano. Infine abbiamo avuto l’intervento dalla Ferrari di Maranelli di Matteo Parlati.

 

La crisi della sinistra e la nostra proposta

Il dibattito della domenica è stato introdotto da Alessandro Giardiello che ha illustrato il significato della nostra proposta di partito di classe:“abbiamo raggiunto il punto più basso della sinistra comunista in Italia, sia a livello elettorale che del dibattito e della spoliticizzazione” e sulle “radici teoriche politiche e organizzative di questa sconfitta” ha elencato i passaggi cruciali del percorso politico del Prc, dal movimentismo, al governo Prodi, all’Arcobaleno, “il crollo di credibilità si è prodotto all’inizio della più grande crisi del capitalismo” . A proposito di quanti insistono sulla necessità di ribadirsi comunisti ha sottolineato l’importanza dei contenuti, ricordando che “la guerra è tornata in Europa dopo quarant’anni con il bombardamento di Belgrado. Allora anche organizzazioni come il Pdci che si definiscono comuniste hanno sostenuto quell’intervento della Nato: oggi gli stessi si sbandierano convinti antimperialisti”, per non parlare del ruolo dei partiti comunisti in America Latina. Su queste basi può rigenerarsi il Prc?

Alla fine dell'assemblea si cantano
l'Internazionale e Bandiera rossa

“Nel Prc il gruppo dirigente non crede nella rigenerazione del partito, liscia il pelo al basismo, ma che in assenza di un progetto politico accelera la disgregazione.  Giardiello ha precisato, “noi non stiamo lanciando né un partito, né un cartello, né un intergruppo, noi applichiamo il metodo del fronte unico, come fecero i bolscevichi che dicevano ai menscevichi, i riformisti che controllavano i soviet ,“prendete il potere” e lo applichiamo anche ai settori sindacali come la Fiom che pongono il problema della rappresentanza politica dei lavoratori e diciamo loro “cosa fate voi?”. Giardiello ha poi illustrato alcuni riferimenti all’esperienza del movimento operaio Brasile, dove un partito dei lavoratori, il Pt, si è formato sull’onda di una rottura storica e di un processo di radicalizzazione , dove i due partiti comunisti presenti erano di fatto dissolti e dove si è prodotta al suo interno “una contesa fra riformisti e rivoluzionari”, infine ha ribadito “la coscienza è elastica e un movimento rivoluzionario porta a scomposizioni e ricomposizioni sia sul piano sociale che politico”. Giardiello ha ricordato che il discredito delle organizzazioni di sinistra è visto con timore da settori della borghesia che si domandano chi controllerà l’inevitabile erompere del movimento e accusano Marchionne di eccessiva arroganza.  Ha aggiunto “parteciperemo al congresso del Prc proponendoci come direzione alternativa e sulla nostra piattaforma puntiamo ad aggregare le forze che si candidano a diventare avanguardia della rivoluzione in questo paese” concludendo su un punto: “siamo una tendenza ambiziosa, puntiamo a conquistare la maggioranza del movimento operaio e con il nostro intervento nel movimento operaio e giovanile lavoriamo a che le preoccupazioni della borghesia diventino realtà”

Sono seguiti interventi dei compagni di varie realtà, da Genova, Franco Ferrrara e Christian Febbraro; Lidia Luzzaro ha portato l’esperienza del partito di Cosenza, anche i giovani di Crema sono intervenuti nelle parole di Alessio Maganuco, di Trento con Margherita Colella, ancora di Varese con Davide Longo e Fabrizio Colucci. E seguito il contributo di Miguel Suescun e infine di Sonia Previato. Francesco Giliani ha precisato che la sconfitta storica del Prc implicazioni notevoli: “la definitiva liquidazione di un patrimonio storico che ha gestito per vent’anni l’eredità del Pci, il togliattismo, e della Nuova sinistra degli anni ’70”.

Andrea Davolo ha ribadito cosa non è il partito di classe: “non è il partito elettorale dei lavoratori e non è la rappresentanza politica come vorrebbero i Landini e Rinaldini, è l’organizzazione della classe lavoratrice e il nostro movimento politico è lo strumento che si prefigge di raggiungerla e di contenderne l’egemonia ai riformisti”.

Claudio Bellotti ha concluso il dibattito:“ancora una volta dobbiamo andare controcorrente, c’è la critica ai partiti e noi siamo a ribadire l’importanza di un partito rivoluzionario, il lavoro di base è essenziale, si conquista metro per metro, tuttavia se non c’è un progetto politico, poi ti ritrovi in Rivoluzione Civile. Senza un gruppo dirigente che dirige non è possibile la verifica”. Ha suggerito una riflessione rispetto agli esiti della crisi economica: “Pagherei oro per un po’ di ripresa, negli Usa la piccola ripresa del 1934 diede la stura al movimento di scioperi che condusse ad una ricomposizione della classe, distrusse le organizzazioni sindacali corporative per ricostruirle su basi più avanzate, nasce lì il sindacato di industria”. Ha poi ribadito il senso della guerra del capitale, abbiamo nemici potenti e dobbiamo individuare le contraddizioni per consentirci di avanzare anche in queste condizioni. Ha ricordato l’esperienza dell’autunno caldo, dove piccoli gruppi di studenti e giovani operai hanno costruito “andando davanti alle fabbriche con i volantini”. Infine ha ribadito a tutti i presenti “non è che FalceMartello vi organizza un’assemblea così tutti i mesi per tenervi di buon umore, aderite alla nostra tendenza, mettiamoci alla prova e costruiamo ciò che è necessario alla nostra classe”.

Con questo auspicio lavoreremo e vinceremo.

 

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