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COSENZA - Mercoledì 23 giugno, presso il Centro Residenziale dell’Università della Calabria, ha avuto luogo un sit-in studentesco per protestare contro la chiusura di 2 stabili universitari.

La manifestazione è stata organizzata dal “Comitato Studentesco per il Diritto all’Alloggio”, dopo due assemblee tenute nei palazzi Martire (dove si trovano gli alloggi che stanno per chiudere). Il dato agghiacciante di questa vicenda è che gli alloggiati dei Martire sono venuti a conoscenza della mancata stipula del contratto di affitto (contratto sempre rinnovato dall’Università negli ultimi 20 anni) solo qualche giorno fa, quando hanno visto affissi sui muri dei palazzi due mega cartelloni con scritto “VENDESI APPARTAMENTI”.

Saranno 264 i posti-letto che si perderanno, senza considerare che il notevole aumento delle immatricolazioni nel prossimo anno accademico implicherà in proporzione un ulteriore diminuzione dei posti letto.

Gli studenti sono riusciti ad ottenere un colloquio con alcuni dei dirigenti del Centro Residenziale, durante il quale sono emerse molte falsità e nessuna certezza: il Centro Residenziale starebbe già provvedendo alla nuova sistemazione degli alloggiati che rischiano lo sfratto, restaurando il “blocco 7” ed altre residenze universitarie (per noi sono solo parole!). Tuttavia il problema sussiste: l’università della Calabria non può pensare di affrontare la questione della carenza dei posti-letto adottando soluzioni precarie e senza rispettare i diritti di noi studenti.

L’ambiziosa e originaria idea di una “Università Campus”, che continua ad allettare i giovani studenti calabresi e non solo, si rivela sempre più un imbroglio. I fondi che il ministero ha stanziato per la costruzione di nuovi alloggi sono ancora bloccati. Vi è una situazione di arretramento generale dei nostri diritti, mentre sempre più espliciti sono gli innumerevoli danni causati dalla Riforma Moratti. All’aumento esponenziale delle tasse di iscrizione universitaria ed a quello dei costi degli alloggi e delle mense, si aggiunge il pagamento dei prestiti di libri. In più assistiamo ai drammatici tagli ai servizi offerti mentre i fondi pubblici alle università sono sempre di meno.

Il caso degli alloggi è emblematico: il caro affitti a Cosenza raggiunge prezzi esorbitanti; l’evasione fiscale non consente di stilare “giuste” graduatorie e l’accesso agli studi per gli studenti meno abbienti è sempre più difficile; il sistema di assegnazione degli alloggi e delle borse di studio è in minima parte legata al reddito. In questo contesto la lotta degli studenti rischia di diventare solo un fuoco di paglia se non verrà posto all’ordine del giorno una piattaforma di rivendicazione di più ampio respiro, che si opponga con forza alla riforma Moratti. Ora più che mai è necessario lottare uniti per una Università pubblica, gratuita e di qualità.

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