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Il progetto di smantellamento del diritto allo studio, insieme alla feroce selezione di classe, che vedono nella  133, nel ddl Aprea e nel ddl Gelmini il coronamento di un percorso ormai  ventennale, oggi fanno un “salto di qualità” attraverso gli ultimi provvedimenti del governo Berlusconi.

Grazie ad un emendamento del ministro Sacconi al disegno di legge 1441-quater, che garantirebbe l’assolvimento dell’obbligo scolastico anche nei canali di apprendistato dall’età di 14 anni; in sostanza si potrà andare a lavorare a 15 anni e utilizzare l'apprendistato per coprire l'ultimo anno obbligatorio di scuola.

La Gelmini ha dichiarato che “il ministero dell'Istruzione è favorevole a ogni iniziativa, anche legislativa, che favorisca la transizione tra scuola e lavoro, consentendo così ai giovani di disporre delle competenze necessarie per trovare un'occupazione”. Il relatore del ddl, Giuliano Cazzola, sostiene che  “un giovane che fa l'apprendistato a 15 anni non è obbligato a rinunciare alla sua istruzione, è solo una possibilità che viene offerta […] anche perché allo studente non resta in mano nulla dopo quei due anni di scuola dai 14 ai 16 anni, al massimo può fare una formazione di base che non dà nulla […] tanto vale andare a lavorare.

 Nei fatti si sta affermando che il destino di centinaia di migliaia di giovani, oltre ad essere un vero e proprio percorso ad ostacoli, non sarà deciso da quelle che sono le proprie aspirazioni, bensì dalla busta paga dei propri genitori.

Il messaggio che lancia il governo, ribadito dalla controriforma della scuola superiore proposta dalla Gelmini in questi giorni, è: non bisogna per forza studiare nella vita per emanciparsi, in fondo si può sempre andare a lavorare, possibilmente senza troppe pretese riguardo ai propri diritti, grazie ad una percorso di “facilitazione” nell’inserimento del mondo del lavoro.

Svezzamento alla precarietà dalla tenera adolescenza insomma, tutti potremo sperimentare il “brivido” della catena di montaggio prima dei tempi, legalizzando nei fatti lo sfruttamento minorile!

Ma chi è che trae profitto da questo provvedimento legislativo? Ancora una volta i padroni! Per le aziende ci sarà tutto da guadagnare, il salario di un apprendista sarà inferiore a quello di un lavoratore ordinario, non dovranno versare nessun tipo di contributo e non dovranno nemmeno realmente preoccuparsi della formazione del giovane lavoratore, poiché sarà limitata a mansioni strettamente settoriali, praticamente l’ennesimo modo per procurarsi forza lavoro a buon mercato.

Oltretutto appare chiaro come le aziende non solo useranno questi giovani come manodopera particolarmente sfruttata, ma la useranno come arma di ricatto contro gli altri lavoratori: tutto questo in un momento in cui la disoccupazione continua ad aumentare! Del resto c’è da dire che prima la situazione non era rosea perché il governo non fa altro che riprendere una vecchia strada cominciata dalla controriforma Moratti con il decreto sull’alternanza scuola-lavoro: un tipo di didattica alternativa alla lezione classica, che si svolge mediante stage lavorativi.

Oggi come ieri non si fa il benché minimo riferimento alla tutela dei diritti degli studenti che fanno apprendistato: si parla di rapporto con le organizzazioni legate all’azienda e quindi al padrone, ma non sono neanche lontanamente menzionate rappresentanze sindacali e studentesche.

Questa situazione non è mai realisticamente cambiata nemmeno durante l’ultimo governo di centrosinistra, nonostante l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 16 anni (che poi sarebbe l’età minima per cominciare a lavorare secondo la legge).

Contro la legalizzazione del lavoro minorile e la difesa del diritto allo studio rivendichiamo: l’estensione dell’obbligo scolastico fino al diciottesimo anno di età, borse di studio garantite per tutte le famiglie degli studenti sotto il reddito medio che ne fanno richiesta, abolizione di ogni forma di discriminazione tra percorsi di studio di serie “A” e di serie “B”, lottiamo per una formazione unificata dalle elementari alle superiori, pluridisciplinare per tutti, corsi di formazione professionale solo dopo il diploma, gratuiti e gestiti dallo stato, con il riconoscimento di tutti i diritti sindacali, abolizione del precariato per un posto di lavoro degno alla fine degli studi, applicazione del turn-over, per ogni lavoratore che va in pensione ne va assunto uno giovane.

Lottare in difesa della scuola pubblica non può prescindere da una lotta più complessiva in difesa dei posti di lavoro e contro la precarietà. Per questo l’unità tra studenti e lavoratori è fondamentale nella lotta contro il governo Berlusconi, per uscire a sinistra dalla crisi e farla pagare, una volta per tutte ai suoi veri responsabili, a chi continua ad arricchirsi sulla pelle dei giovani, dei migranti e degli operai: i padroni!
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