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Il 29 settembre 2009, il Consiglio d’Amministrazione del Politecnico di Milano ha deliberato la chiusura della mensa universitaria di Via Golgi, che serve quotidianamente più di mile pasti caldi sia agli studenti del Politecnico sia a quelli del polo scientifico dell’Università Statale di Milano e dove lavorano 33 persone.

Tale provvedimento è stato giustificato con scuse che rasentano il ridicolo: i locali della mensa sarebbero troppo lontani dalla sede universitaria (cinque minuti a piedi!) e ci sarebbero troppi studenti della Statale rispetto a quelli del Politecnico, come se fosse un problema il fatto che in una mensa universitaria ci siano studenti di un’altra università. Dietro a queste motivazioni si nasconde la volontà da parte del Politecnico di togliersi l’onere di garantire il servizio per poter poi riutilizzare l’edificio della mensa come meglio crede.

Secondo indiscrezioni, lo stabile sarebbe destinato a ospitare un’esposizione e dei laboratori, cosa che permetterebbe al Politecnico di fare un passo avanti nel confronto col polo scientifico della Statale. Per gli studenti con borsa di studio, il Politecnico offre come soluzione un buono pasto che permetterebbe di pranzare presso uno dei 50 locali convenzionati a un prezzo ridotto.

La proposta dei buoni pasto è inaccettabile sia da un punto di vista economico sia da un punto di vista politico. Economicamente, infatti, è peggiorativo sia per chi ha una borsa di studio, che oggi mangia gratuitamente in mensa, sia per chi una borsa di studio non ce l’ha e usufruisce di un servizio a prezzi calmierati, mentre poi avrà a che fare coi normali prezzi di mercato.

Politicamente, invece, si percorre la via della cancellazione dei servizi garantiti in quanto riconosciuti come un diritto e forniti direttamente dall’università, per consegnare invece i propri studenti agli esercizi privati e alle leggi del mercato, senza garanzie né controlli. Fra l’altro, avere un servizio esternalizzato e gestito da aziende private scelte tramite gara d’appalto biennale, come avviene oggi, è già un pesante passo avanti lungo questa via.

Che dire poi della latente concorrenza fra Politecnico e Statale, presente sia nelle motivazioni della chiusura sia nella destinazione dell’edificio? Eccola qui la famosa autonomia universitaria, la “meritocrazia”, la “virtuosità” degli atenei, fuori dalla propaganda del governo e del Pd e calata nel concreto: invece di unire gli sforzi e di ottimizzare le risorse per il bene degli studenti di entrambi gli atenei, si preferisce fare terra bruciata per guadagnarsi qualche stellina in più nei ricettari ministeriali, magari colpendo deliberatamente l’ateneo rivale, con buona pace per chi vedrà sempre più duro il percorso verso la laurea e per chi perde il posto di lavoro.

Ben sapendo che non possiamo aspettarci alcuna concessione dall’alto, come Collettivo Pantera (Csp-Csu Milano) abbiamo contribuito alla creazione del Comitato “Giù le mani dalla mensa”, che riunisce chi vuole impedire la chiusura della mensa, a partire dagli studenti di entrambe le università e dai lavoratori della mensa stessa. Obiettivo immediato del Comitato è ottenere la revoca della chiusura e l’apertura di un tavolo in cui, alla presenza di una delegazione del Comitato stesso, Politecnico, Statale e Regione Lombardia si impegnino formalmente a garantire la sopravvivenza della mensa e dove si apra poi una discussione su come potenziare il servizio mensa. Siamo infatti i primi a dire che il servizio attuale è pesantemente inadeguato: bassa qualità del cibo, prezzi comunque troppo elevati, difficoltà a fruire del servizio a causa del pochissimo tempo a disposizione degli studenti per la pausa pranzo, cattive condizioni di lavoro sono il frutto dell’esternalizzazione del servizio (attualmente gestito dalla Serist Spa) e non sono certo ciò che auspichiamo.

Il problema di un servizio scadente non si risolve cancellandolo, ma adeguandolo alle necessità di chi ne ha diritto. La nostra lotta va in questa direzione: dopo la prima parte della campagna che ha visto fra l’altro diversi presidi e scioperi, abbiamo ottenuto il rinvio di 7 mesi della chiusura, attualmente previsto per il 31 luglio. Continueremo fino al raggiungimento delle nostre rivendicazioni, consci del fatto che questo sarà possibile solo nella misura in cui saremo in grado di allargare la base della mobilitazione.

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